Gomma band

Ilaria, Giovanni, Matteo e Paolo sono originari di Caserta e nel 2016 hanno avviato un progetto musicale post-punk. Si fanno chiamare i Gomma e associano immagini oniriche ad una triste contemporaneità che rende emotivi e malinconici. Le contaminazioni, che rievocano sonorità anni ’90, si mescolano con un percorso artistico che ormai vanta una certa maturità, dopo aver calpestato importanti palchi. Ne abbiamo parlato con Giovanni Fusco, il chitarrista della band.

Il progetto dei Gomma è nato nel 2016. La città di Caserta vi ha influenzati in qualche modo?

«Sicuramente sì, come qualsiasi altra città in cui si hanno radici. A Caserta e Napoli siamo stati abituati ad ascoltare anche cose più estreme della nostra. Per questo motivo, posso dire che ci ha influenzati molto.»

“Toska” è il vostro primo lavoro, a cui ha fatto seguito, nel novembre 2017, l’EP “Vacanza”. C’è una continuità che avete voluto seguire nei testi?

«I testi li abbiamo sempre scritti io ed Ilaria. Nel primo lavoro ci siamo cimentati insieme, provando a far confluire le nostre influenze letterarie e cinematografiche (come Marasca – La qualità della vita, La strana biblioteca di Murakami). Questo esercizio ci aiutava ad esprimere delle cose che sentivamo. Quel metodo ora ci sta stretto. Vacanza, al contrario, l’ho scritto quasi tutto io. Infine, nell’ultimo album ci siamo alternati. Per quanto riguarda i temi trattati, ci siamo sempre riproposti di scrivere fatti nostri, anche perché altrimenti non avrebbe avuto senso.»

Gomma band
Shooting per Rolling Stone Italia

A quel lavoro discografico ha fatto seguito un tour di tutto rispetto, che vi ha portati anche allo Sziget Festival 2017 in Ungheria. Cosa ricordate di quell’esperienza?

«Quello che ci ha distinto dalla maggior parte delle persone che fanno musica è che molti parlano del tour come di un modo per promuovere il disco. Noi scriviamo il disco come un progetto per andare in tour. Questo ci lega profondamente a quell’esperienza che ci porta in contatto con le persone, per questo lo definiamo “vita vera”. Quel festival è stato il più grande a cui abbiamo partecipato e non ci saremmo mai aspettati di ritrovarci lì. Devo anche dire che stare lì è stato accogliente, perché tanti italiani si sono ritrovati sotto al palco e ci hanno fatto sentire a casa.»

Arriviamo così a gennaio 2019, mese in cui avete pubblicato il nuovo album dei Gomma dal titolo“Sacrosanto” con un sound più deciso del precedente. A cosa si deve questo cambiamento?

«Dal punto di vista tecnico in senso stretto, in realtà, credo che sia stato messo a fuoco. Quando l’abbiamo scritto non sapevamo che stavamo andando a fare un disco ed un tour. Quando l’abbiamo registrato non avevamo tutta quell’esperienza utile a fare un disco, ma abbiamo realmente capito la sua direzione strada facendo. Arrivati alla fine del tour di Toska i nostri rapporti personali si erano incrinati e in quel momento, avevamo deciso di prenderci una pausa a tempo indeterminato. Invece, poi, ci siamo accorti che non potevamo fare a meno di questa cosa. Non mi aspettavo di continuare a suonare.»

Gomma band
Foto di Giulia Razzauti

Come avviene il processo di elaborazione delle sonorità per i Gomma?

«Ci vediamo tutti insieme, proviamo. Abbiamo provato a fare delle jam e abbiamo capito che per noi non funzionava. L’unico modo che abbiamo per scrivere è aspettare che arrivi l’episodio. Io sono quello più lento e, soltanto quando ho tutto compiuto in testa, può nascere il tutto. Il modo di scrivere i testi è molto diverso. Ilaria è molto più metaforica, io vado dritto al punto e non lascio spazio ad interpretazioni.»

Da chi è composto il vostro pubblico?

«Abbiamo notato che la maggior parte del nostro pubblico è compreso tra i 16 ed i 30 anni . Però ci siamo anche piacevolmente sorpresi nel vedere che durante i concerti c’erano ragazzini di 10 anni ed adulti 70enni.

Foto di Vincenzo Noletto per “Più o meno Pop”

I nostri “idoli” – cioè, persone come le altre – erano gli artisti dell’ambiente hardcore, che si approcciavano al pubblico con una forma familiare. Possiamo anche dire che il pubblico che ti ritrovi non è quello che ti scegli e che, in passato, ci è capitato di condividere palchi con altri artisti che non eseguivano performance come le nostre. Per questo motivo, abbiamo anche suonato dinanzi ad un pubblico molto variegato che, nella stessa serata, si ritrovava ad ascoltare generi notevolmente diversi. Adesso si è tutto normalizzato e chi viene sa cosa aspettarsi»

Il nuovo tour dei Gomma

«Per adesso abbiamo fatto 3 date e sono andate tutte benissimo. Noi l’abbiamo sempre presa sapendo di doverci divertire. Poi il fatto che le date vadano bene è solo una cosa che ti aiuta a vivere il momento» – il tour dei Gomma si è spostato al Nord Italia e toccherà varie tappe come: Schio, Pescara e Torino, dopo aver già incontrato il pubblico di Modena, Ferrara e Pisa.

In un articolo, pubblicato su Rockit, si raccontano le sensazioni di chi assiste ad un loro live: il tutto esaurito dinanzi ad un pubblico pagante, oggi affezionato e profondo conoscitore dei testi e delle sinergie del gruppo. I Gomma non sono un’operazione, come giustamente afferma l’autore. Si potrebbe dire che siano un’esperienza: tutto ciò che producono cresce e si evolve insieme alle loro storie, sempre intrecciate e vicendevolmente alimentate.

Sara C. Santoriello

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Sara C. Santoriello
Giornalista pubblicista, aspirante politologa. Mi alimento di dubbi e curiosità. Femminista lonziana, appassionata di conflitti internazionali, musica e social media. Attualmente studio Mass Media e Politica all'Unibo. Domani, chissà.

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