donne

“È uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di euro ed è una barzelletta della federazione una cosa del genere, impresentabile per un campo di calcio”. Sono state queste le parole di tale Sergio Vessicchio, un telecronista di Agropoli che, prima dell’inizio della partita della squadra casalinga contro il Sant’Agnello, aveva criticato la presenza di una donna nella terna arbitrale, ritenendo che concedere alle donne un ruolo nell’arbitraggio sia sbagliato (come tra l’altro ha ribadito sul suo Twitter, prima di cancellare codardamente ogni traccia).

Il tutto mentre a Torino andava in scena una vera e propria festa dello sport, con la Juventus e la Fiorentina che si sfidavano davanti ad un Allianz Stadium da quasi 40mila spettatori per il vertice della Serie A Femminile (con le bianconere che si sono imposte per 1-0 ndr.). Nella stessa giornata abbiamo avuto due dimostrazioni di due culture completamente diverse, ma come possiamo avere due opposizioni così distinte su un argomento che accomuna tutti, come il calcio?

Lasciamo per un momento da parte la bassezza dell’uscita del succitato giornalista per concentrarci sul terreno di gioco. Il calcio femminile vive ancora una dimensione di assoluta nicchia per gli appassionati di questo sport: sia il numero di spettatori al campo che quelli del pubblico televisivo sono di gran lunga inferiori e solo da questa stagione la Serie A ha avuto per la prima volta un suo palinsesto fisso in televisione, grazie a Sky. Juventus – Fiorentina in questo senso è parso un grande passo in avanti, con 40mila spettatori allo stadio e straordinari ascolti anche in tv, ma è un successo che va purtroppo contestualizzato. La concomitanza con la sosta del campionato, la disponibilità del teatro dell’Allianz Stadium e l’ingresso gratuito allo stadio hanno fatto in modo che si venisse a creare, oltre ad uno spettacolo straordinario, una certa curiosità per l’evento che ha spinto le persone a sintonizzarsi per vedere il match. In un’altra situazione, o magari anche con un ingresso a pagamento, l’accoglienza avrebbe potuto essere di gran lunga più fredda.

Tuttavia il messaggio di questo match ad una settimana di distanza da AtleticoBarcellona, che ha fatto registrare il record di spettatori per i club femminili (che resisteva dal 1920), è molto importante per il movimento calcistico delle donne, perché a prescindere dalle fortuite coincidenze, l’interesse è stato forte.

Il Wanda Metropolitano prima di Atletico – Barcellona

Tornando invece al discorso di Agropoli, possiamo vedere l’altra faccia della medaglia di questo movimento, ovvero l’idea che le donne sui campi di calcio non c’entrano assolutamente niente. E quello del signor Vessicchio non è un caso isolato, bensì la normalità di ciò che leggiamo sui social o vediamo nei programmi sportivi. Come quando Fulvio Collovati decise di esternare il suo malessere nel sentire le donne parlare di tattica durante la trasmissione “Quelli che il calcio” , ribadendo che una donna non può capirne quanto un uomo, e certamente non in un canale di nicchia come quello di Agropoli – Sant’Agnello, dove ci si lamenta dell’arbitraggio ben prima di iniziare la partita. L’esempio di Agropoli è solo la punta dell’iceberg di chi non sa accettare il cambiamento e rimane disperatamente attaccato alle proprie idee.

Ci sono donne arbitri da ormai diversi anni, come Bibiana Steinhaus, già al suo secondo anno di arbitraggio in Bundesliga e già rinomata tra i migliori fischietti del campionato tedesco. Uno smacco per chi pensa che le donne non possano stare nel mondo del calcio e per coloro che vivono in culture ancora molto arretrate, come la tv iraniana IRIB, che ha cancellato il match tra Bayern e Augsburg proprio per via della sua presenza in campo. Un esempio di bassezza culturale che possiamo però ritrovare facilmente anche qui in Europa, specialmente sui social, sempre pronti a puntare il dito sul livello del calcio femminile con battute sessiste e stereotipi di ogni tipo ed anche lo show di Torino non è stato esente da commenti. Bisogna anche aggiungere che, mentre è facile reperire una maglietta di Ronaldo, Messi e Neymar, è impresa ben più ardua reperirne una di Giacinti, Bonansea o di ragazze come Fran Kirby, veri e propri talenti del calcio femminile che, tranne in rare eccezioni, vengono ignorate per dare tutto lo spazio ai colleghi uomini. Questo mix di fattori non ha permesso al calcio femminile di crescere in maniera uniforme: è seguito negli USA, è quasi assente in Europa, ed i numeri della Nazionale Statunitense sono ben più alti di quelli delle altre Nazionali, anche grazie al grande aiuto della federazione e alla disponibilità di stadi adeguati, rispetto ai centri sportivi in cui giocano ad esempio qui in Italia, dalla capienza di 400/500 spettatori circa.

Bibiana Steinhaus

Ma dobbiamo anche gioire delle piccole vittorie che ci sono state in queste ultime settimane e fare in modo che diventino quotidianità. Bibiana Steinhaus dev’essere la normalità, non una leggenda, dobbiamo poter credere che una donna arbitro possa essere normale, che le donne possano riempire degli stadi dedicati a loro e non prestati dalle squadre maschili e che seguire l’avventura di Kim Hunter sulla piattaforma video ludica Fifa 19 sia solo l’inizio di un futuro di videogiochi dedicati esclusivamente a queste calciatrici.

Dobbiamo trovare in queste donne la stessa passione che proviamo per gli uomini, anziché perderci nel bieco maschilismo e commentare con insulti non appena una donna indossa una maglia di calcio. Dobbiamo fornire loro strutture, spazi televisivi ed orari diversi da quelli maschili, per poter rendere il loro spettacolo facilmente fruibile sia per appassionati ed appassionate sia per chi vorrebbe poterlo seguire senza perdersi la giornata calcistica che è abituato a seguire. Bisogna partire da Torino, da Madrid, dagli Usa, bisogna iniziare ad apprezzare Morgan, Aluko, Marta, Rapinoe, bisogna conoscere la realtà del calcio femminile, per far sì che ciò che è stato acceso all’Allianz Stadium non sia solo un piccolo fiammifero, ma un vero e proprio faro nell’ombra di una realtà rimasta troppo a lungo in silenzio.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: serieanews.com

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