Arturo e Nadir, sogno di un'amicizia a latitudini differenti

Arturo e Nadir è un racconto di mondi lontani uniti da sentieri luminosi, di promesse mantenute a tutti i costi, di aspettative non deluse, di barriere sconfitte con la forza dei sentimenti e dei sogni.

Fantasia infantile e valori profondi dipingono un immaginario a colori in questo breve e intenso prodotto letterario dedicato ai più piccoli. Un racconto di Roberta Argenti, pubblicato da Dalia Edizioni, breve e semplice, a misura dei suoi destinatari ma curato nei suoi piccoli dettagli, grazie al supporto indispensabile delle illustrazioni di Andrea Camic.

In un mondo sempre più buio, come il mare che si distende dinanzi agli occhi dei due bambini che lo osservano da rive opposte, soltanto un’Amicizia sincera e pura come quella di Arturo può spingere ad attraversare distanze che sembrano incommensurabili. Con l’ausilio di stelle che precipitano in mare e di pesci che spianano le vie dell’acqua, la promessa fatta al suo piccolo amico Nadir, figlio di una cultura diversa, che lo attende speranzoso alla finestra dalla sponda opposta, non verrà tradita.
«Che gioia! – disse in un sussurro Nadir abbracciando forte l’amico ormai sul bagnasciuga – ‘Credevo proprio che non ce l’avresti fatta…’ ‘Una promessa è una promessa’ – gli rispose Arturo prendendo il pacchetto stropicciato che aveva conservato nella tasca – ‘Buon compleanno’. Gli occhi di Nadir brillarono di contentezza e curiosità; sciolse il nastro e scartò il suo regalo. Restò a bocca aperta. L’aveva riconosciuta: era la bussola del padre di Arturo».
Una bussola, ecco tutto ciò che entrambi avevano sempre desiderato per poter finalmente intraprendere le loro avventure, alla scoperta di un mondo tutto loro senza confini: Nord, Sud, Est, Ovest, tutto lì, in quel quadrante sul quale si proiettava la loro fantasia, giovane e libera.
Per comprendere la genesi di “Arturo e Nadir”, per conoscere meglio questi due bambini che sembrano volerci comunicare un messaggio importante ed incisivo, ci siamo rivolti a Roberta Argenti, l’autrice del libro, che ci ha rivelato l’importanza che ha per lei questo libro alla cui elaborazione ha devoluto anni di cure e lavoro. Il legame con questa storia forte e fantastica ha lasciato un segno profondo nella sua persona, dal quale è nato poi questo racconto.
Come nasce Arturo e Nadir?
«Arturo e Nadir nasce nel luogo indefinito in cui la capacità di sorprendersi incontra l’esperienza. Nasce come un’ispirazione, come un’urgenza di espressione che trova prima nelle parole, poi nel disegno, poi nell’unione tra i due la propria forma. “Arturo e Nadir” è una storia che ho cullato per anni, così importante per me che non poteva essere sciupata con la fretta. In totale sinergia con l’editore e l’illustratore, abbiamo così lavorato con ogni cura al testo, alle immagini, al progetto complessivo della pubblicazione per arrivare a un libro che fosse esattamente come volevamo, come lo avevamo immaginato.»
Cosa c’è di vero in questi due bambini che sognano un mondo senza barriere? C’è qualche episodio, qualche incontro reale che ha ispirato il racconto?
«Questa storia fantastica, che racconta di un viaggio avventuroso tra il mare e le stelle per
raggiungere un amico, è legata a un incontro importante della mia vita. N., un ragazzo venuto da lontano, dallo Yemen, per studiare a Roma, per tutta una serie di coincidenze finì nella mia vita e in quella del mio compagno diversi anni fa. Il legame che nacque tra noi fu così forte che diventammo quasi una famiglia. Giorno dopo giorno cresceva l’affetto, nella reciproca, sempre più profonda, conoscenza che portava con sé la scoperta di veri e propri mondi diversi. La sua storia in Italia si concluse all’improvviso, tragicamente, mentre N. stava portando avanti i suoi studi di Ingegneria. L’incontro con lui e quello con la sua famiglia hanno rappresentato un’esperienza umanamente travolgente che resterà un dono dal valore inestimabile, di cui avere cura. Questo libro è, appunto, un modo per testimoniare la mia gratitudine
In un contesto come quello odierno, in che modo bisogna educare i giovanissimi ai valori dell’uguaglianza e dell’apertura?
«’Il fascismo si cura leggendo e il razzismo si cura viaggiando’ è una fase attribuita allo scrittore e filosofo Miguel de Unamuno. Credo che un’educazione basata sul rispetto dell’altro sia alla base di una società civile e che la scoperta del valore della diversità, intesa come ricchezza di possibilità, sia fondamentale per lo sviluppo di creatività e intelligenza, in netta opposizione al grigio squallore di un pensiero unico, dominante.»
Cosa vogliono dirci Arturo e Nadir tra le righe?
«Arturo e Nadir ci invitano a ribaltare gli schemi consolidati, a recuperare i valori che ci rendono umani, partendo da quello dell’amicizia. In un mondo dominato dalla guerra e dall’odio, i due ragazzi che appartengono a luoghi e culture diverse sapranno inventare una via apparentemente impossibile per ritrovarsi. Una volta insieme, lasciato il mondo dei grandi alle spalle, immagineranno un futuro in cui camminare insieme.»
Nella comprensione del testo, un contributo insostituibile è svolto dalle immagini di Andrea Camic, affascinato dal ritmo di questa storia, dalla capacità di spostarsi con rapidità fulminante da scenari e contesti statici, usuali e vicini a noi a tutt’altra parte del mondo, in una sola notte.
Cosa l’ha indotto a prestare la sua mano a questa iniziativa?
«Il fatto di poter “viaggiare”, in senso metaforico, perché è una storia che parla di un viaggio, di uno spostamento – più o meno favolistico – da una parte all’altra della terra, dal nostro occidente all’oriente; in secondo luogo, perché è una storia il cui motore è l’amicizia tra due bambini appartenenti a due latitudini differenti, due realtà diverse. Infine, perché è un racconto che per essere illustrato necessita di una buona dose di volontà di meravigliarsi e stupirsi, proprio come i bambini, ai quali è destinata la favola. E quindi è un tornare a “sentire” come i bambini: un bell’impegno, insomma, e una gran soddisfazione.»
Sentire come i bambini: forse è questo l’insegnamento più grande che Arturo e Nadir trasmettono a noi lettori di un’altra età. La possibilità di ritrovare nelle pagine emozioni, sensazioni e colori che abbiamo perduto nella sfida con un mondo in bianco e nero, sempre più asettico, in cui la fantasia, risultata perdente, è ricondotta al suo stato larvale per lasciare posto alla rassegnazione, all’incapacità e al disinteresse di vedere oltre quelle barriere che ci sono state imposte. Barriere che spesso non condividiamo ma a cui ci rifiutiamo di volgere lo sguardo, di prestare attenzione. Arturo e Nadir, al contrario, ci ricordano la tristezza di un mondo oppresso dalla guerra che innalza barriere, chiude i porti e disegna un orizzonte di solitudine. Una lunga notte che però si illumina di stelle, di ricordi, di promesse fatte e che chiedono di essere adempiute, con sentimenti puri, semplici e belli di bambini che sperano in un mondo all’altezza dei loro sogni, libero e felice, fatto di sorprese ricevute e sorrisi regalati. Perché ai bambini non importa nulla dei confini, delle guerre, del colore della pelle: sanno già, nella loro ingenuità, che a fare la differenza è il colore del cuore. E, in fondo, lo sappiamo anche noi. Abbiamo soltanto bisogno di ricordarlo. 

«Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva, e arriverò.» (Cesare Pavese)

Sonia Zeno

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here