Bukele Bitcoin El Salvador
Fonte: Wikimedia Commons

El Salvador è il primo Paese al mondo ad adottare il Bitcoin come moneta di corso legale, affiancata dal dollaro, moneta ufficiale dal 2001. Tra proteste, problemi tecnici e crollo del valore della criptovaluta, il giorno del debutto per la criptovaluta non è andato come il presidente millennial Nayib Bukele avrebbe sperato. Popolarissimo e sempre più autocrate, Bukele vuole ritagliarsi margine di manovra rispetto agli Stati Uniti strizzando l’occhio alla comunità delle criptovalute. Il flirt, incarnato in un esperimento monetario senza precedenti, gioverà ai salvadoregni?

La bitcoinizzazione de El Salvador

Il Bitcoin non è nuovo qui. Dal 2019 El Zonte, una località sul Pacifico, è diventato un laboratorio per l’uso della criptovaluta. Si è infatti dato vita a una cripto-economia fomentata da una donazione anonima di Bitcoin distribuiti tra gli abitanti sotto forma di un reddito di base e un bancomat. Partendo da questo esperimento, il presidente 39enne Bukele ha voluto estendere il progetto su scala nazionale, senza alcuno studio preliminare.

L’annuncio dell’adozione del Bitcoin è arrivato a sorpresa lo scorso giugno. Bukele era a Miami, insieme ad altri evangelisti delle criptovalute come Jack Mallers, alla Bitcoin 2021 Conference, tra i maggiori eventi sul tema. Una vera e propria bomba, annunciata in inglese a investitori stranieri. In parte redatta dallo stesso Mallers, la legge che istituisce la bitcoinizzazione de El Salvador è stata approvata due giorni dopo in modalità lampo dall’Assemblea legislativa, dove il giovanissimo partito di Bukele, Nuevas Ideas, detiene la maggioranza assoluta. In soli 16 articoli, la legge regola una riforma monetaria senza precedenti.

Si impone l’obbligatorietà di accettare come mezzo di pagamento i Bitcoin, esonerando per il momento chi non ha l’infrastruttura tecnologica idonea: il 70% dei salvadoregni non ha un conto in banca ed El Salvador è il secondo Paese della regione con la minor penetrazione di Internet. Ciononostante, per incentivarne l’utilizzo, il governo ha acquistato 550 Bitcoin e ha stanziato un fondo di 150 milioni di dollari attraverso cui accreditare 30 dollari in Bitcoin a ogni cittadino che si registrerà sul wallet nazionale Chivo (figo, in slang locale). La registrazione e la verifica dell’identità su questo wallet avviene attraverso un software di riconoscimento facciale: utilizzare dati biometrici pone non pochi timori in termini di privacy, ma in America Latina la diffusione di tecnologie di sorveglianza, spesso di produzione europea, avanza. Il provvedimento del governo prevede inoltre l’apertura di 200 sportelli per cambiare dollari e Bitcoin senza pagare commissioni. I salvadoregni potranno anche pagare le tasse in criptovaluta, come anche vedere il prezzo di prodotti e servizi espressi nella nuova moneta, rendendo il Bitcoin anche unità di conto ufficiale.

Bitcoin Bukele El Salvador
Proteste contro l’adozione del Bitcoin a San Salvador. Fonte: LaPrensaLatina.com

Le ragioni e le perplessità

La principale ragione addotta da Bukele per l’adozione del Bitcoin risiede nelle rimesse. El Salvador ha circa 6 milioni di abitanti e un gran numero di emigrati (2.2 milioni solo negli USA) che inviano nel proprio Paese di origine circa 6 miliardi di dollari l’anno, quasi un quarto del PIL. Secondo il presidente, utilizzare Chivo per inviare e ricevere queste somme di denaro in criptovaluta permetterebbe di risparmiare le alte commissioni richieste. L’abbassamento dei costi di transazione è però messo in dubbio, perché se è vero che trasferire Bitcoin può costare un dollaro o meno, reperire Bitcoin convertendo dollari comporta costi non indifferenti.

C’entra anche la politica monetaria. Con questa legge, il governo garantisce la conversione automatica ed istantanea tra Bitcoin e dollari, dotando quindi El Salvador di due valute ufficiali senza poter controllarne nessuna. Il Paese ha infatti adottato il dollaro come moneta nel 2001 per attrarre investimenti ed eliminare il rischio di cambio. La dollarizzazione è una misura che comporta la rinuncia alla politica monetaria, l’adeguarsi alle politiche decise dalla banca centrale USA, la Federal Reserve, e reperire valuta dall’estero.

Adottando la criptovaluta, fenomeno sempre più diffuso nei paesi in via di sviluppo, Bukele vorrebbe dipendere meno dalle politiche monetarie statunitensi, nonostante non abbia uno strumento su cui ha pieno controllo. Sarebbe anche un modo per reperire nuove entrate, poiché la sua popolarità si è basata sull’aumento della spesa pubblica senza alzare le tasse. Non potendo creare dollari, adottare il Bitcoin sarebbe un tentativo di de-dollarizzazione furtiva, finanziando i deficit fiscali e pagando l’enorme debito estero del Paese. I rischi verrebbero bilanciati dall’opportunità di trasformare El Salvador in un criptoparadiso, offrendo incentivi di varia natura:

Il tweet di Bukele per attrarre i bitcoiners: ottimo meteo, spiagge, nessuna imposta patrimoniale né sui profitti da Bitcoin e un permesso di residenza permanente nel Paese.

Il progetto desta preoccupazioni per la stabilità macroeconomica del Paese, vista l’alta volatilità del Bitcoin, come anche riguardo all’opacità di Chivo. Il FMI ha avvertito sui rischi e problemi di tale misura, in termini macroeconomici, ambientali, di riciclaggio e di corruzione. El Salvador ha un debito con il FMI di circa 300 milioni di dollari da pagare entro il 2025 e sta attualmente negoziando un ulteriore prestito di 1 miliardo di dollari, le cui trattative sono ora in sospeso. Inoltre la Banca Mondiale si è rifiutata di fornire assistenza a El Salvador nell’implementazione della legge. A rincarare la dose sull’instabilità di tale misura, la Cina venerdì 24 settembre ha reso illegale qualunque tipo di transazione in criptovaluta all’interno del Paese, colpendo in particolare il mining (l’attività che consente di estrarre la criptovaluta). In seguito alla decisione della Banca centrale cinese, il valore del Bitcoin è caduto di circa 2000 dollari.

I dubbi pervadono anche la popolazione, con particolare diffidenza, sfiducia e resistenza alla legge. Il Bitcoin Day, il 7 settembre, è andato piuttosto male: non solo è stato segnato dai problemi tecnici di Chivo e dal crollo del valore del Bitcoin, ma vi sono state proteste inusuali vista la grande popolarità di Bukele. Secondo i sondaggi, due terzi dei salvadoregni vorrebbe abolire la legge, mentre un deputato dell’opposizione ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale.

Bukele, l’autocrate millennial di una fragile democrazia

Bukele Bitcoin El Salvador
Foto profilo del presidente Bukele su Twitter con gli occhi laser rossi, simbolo di fiducia nel Bitcoin. Fonte: Twitter

Il Bitcoin Day è avvenuto in un contesto contraddistinto dalla concentrazione dei poteri nelle mani di Bukele. Le elezioni legislative di febbraio hanno spazzato via il sistema politico nato alla fine della guerra civile nel 1992, relegando in secondo piano i due partiti storici (FMLN, di sinistra, di cui Bukele ha fatto parte fino al 2017, e ARENA, di destra). Bukele, presidente dal 2019, ha così ottenuto sotto l’ala del suo partito Nuevas Ideas anche il potere legislativo, fenomeno senza precedenti nella storia democratica del Paese.

Il controllo del parlamento consente a Bukele di sostituire il Procuratore Generale e i magistrati della Corte Costituzionale, misura puntualmente adottata appena insediatasi la nuova Assemblea, a maggio. Inoltre a fine agosto è stata approvata una legge che manda in pensione anticipata un terzo dei giudici in attività, tra i quali alcuni che in passato avevano sollecitato indagini nei confronti del presidente. A coronare il controllo del potere giudiziario, a inizio settembre la nuova Corte Costituzionale ha aperto alla possibilità per il Presidente di candidarsi per un secondo mandato consecutivo, spianando la strada alla rielezione nel 2024.

Queste nuove armi in mano al presidente non hanno risparmiato avversari politici e giornalisti. Il nuovo Procuratore Generale ha emesso un mandato di cattura per corruzione e riciclaggio nei confronti dell’ex-presidente Sánchez Cerén, tra i più importanti esponenti del FMLN. Inoltre è stato espulso Daniel Lizarraga, giornalista messicano specializzato in inchieste sulla corruzione di El Faro, giornale online indipendente salvadoregno. El Faro ad agosto ha pubblicato nuove prove sui negoziati segreti avvenuti tra alcuni funzionari governativi e le tre principali bande criminali del Paese (maras), per ridurre il tasso di omicidi in uno dei paesi più violenti al mondo.

Questi avvenimenti hanno intaccato i rapporti con gli Stati Uniti, principale partner commerciale e diplomatico del Paese. Dopo la luna miele con Trump e l’avvicinamento alla Cina, Bukele è sempre più inviso all’amministrazione Biden, che dopo aver denunciato l’accentramento del potere degli ultimi mesi, ha inserito alcuni esponenti del governo salvadoregno nella Lista Engel, che raccoglie i funzionari considerati corrotti. Secondo Santiago Cantón, ex-segretario esecutivo della Corte Interamericana per i diritti umani, è necessario aumentare la pressione su Bukele attraverso gli organismi multilaterali di credito come il FMI e la Banca Interamericana di Sviluppo (BID), in cui gli USA hanno particolare peso.

El Salvador Bitcoin Bukele
La provocatoria bio del profilo twitter di Bukele, “il Dittatore più cool del mondo”, ironizza sulle proteste dell’opposizione. Fonte: Twitter

Seppur allettante, l‘illusione di ridurre l’influenza statunitense sul Paese attraverso l’adozione del Bitcoin sembra destinata a essere frustrata, in un Paese strutturalmente dipendente dall’estero e martoriato dalla violenza e dalla corruzione. Bukele, conscio di questa debolezza, sta tatticamente giocando le sue carte nel rapporto con gli USA. Nonostante tutto, stupisce il grado di popolarità di cui gode Bukele. Populista pragmatico, con uno stile messianico più da capo indiscusso di un CdA d’azienda che di un Capo di Stato, Bukele ha saputo costruire attraverso il marketing politico una retorica intorno alla “rifondazione” della Repubblica, mettendo insieme il militarismo, il conservatorismo religioso, l’anti-politica contro la corruzione delle élite con elementi più “progressisti”, come la salute pubblica e l’enfasi sulla volontà popolare.

Un autoritarismo tinto di figaggine, tra post Instagram e meme ricondivisi su Twitter, maschera in realtà uno scenario dove una nuova élite prende il controllo dello Stato, strizzando l’occhio a bitcoiners e militari. Bukele è popolare perché pioniere di un populismo da hustle bro, da spregiudicato millennial imbevuto di un liberalismo economico massimalista. È plausibile che presto salgano alla ribalta altri Bukele nel mondo, populisti e brillanti influencer pronti a erigere le cortine di fumo delle criptovalute o dell’hype di turno per celare un autoritarismo dal volto social.

Augusto Heras

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