Sleepwalker's Station

Gli Sleepwalker’s Station, premiati come “Miglior Proposta Indipendente” da Mogol in occasione del premio CET, tornano con un nuovo singolo dal titolo “Uno di noi”. Il brano racconta l’ambivalenza tra l’emigrazione e l’immigrazione, tra chi va e chi resta, al punto che si riscontrano delle affinità con alcuni testi scritti da Adriano Celentano in passato. Ne abbiamo parlato con il cantante della band, Daniel del Valle.

Sleepwalker's StationNegli scorsi giorni è stato pubblicato il nuovo singolo “Uno di noi“, in cui è presente una collaborazione con il cantautore Luca Hernandez. Questo brano ha un incipit “noto”, rifacendosi alla canzone di Celentano. Vi è sembrato, nel momento in cui avete scritto il brano, che il tempo non fosse passato? 
Daniel: «Sono cambiate le dimensioni, ma non il fatto che uno in Italia sia costretto, spesso, e soprattutto in questi ultimi anni, ad emigrare all’estero per cercare lavoro. A noi è sembrato un po’ quello che volesse dire anche la canzone di Celentano. Una volta dovevano spostarsi dalla campagna alla città; oggi dall’Italia all’Europa.»

Chi, invece, resta si relaziona con i migranti. Nel brano dite che gli stessi migranti si sorprendono se nessuno si alza quando salgono sul treno.
Daniel: «Esattamente, l’ho vissuto spesso a Padova. Sulla tratta Verona-Padova vedevo spesso gente che si alzava quando salivano dei ragazzi, alcuni dei quali tra l’altro erano studenti, ma di colore. Mi ha colpito molto questa cosa. E non è un caso: parlando con amici ci siamo resi conto di quanto spesso succeda. Forse non si è ancora completamente abituata la società. C’è questa paura dell’altro che non si conosce. Non è una canzone di protesta ma di verità.»

Sleepwalker's StationIl singolo è incluso all’interno del sesto album dei Sleepwalker’s Station, dal titolo “Lorca”. Quali novità include?
Daniel: «La grande differenza tra questo album e quelli precedenti è il concetto. Prima la nostra idea, fino a questo punto, era di scrivere brani in inglese, perché siamo cresciuti con la musica anglofona ed americana. In questo album, invece, ci siamo resi conto che non abbiamo neanche un madrelingua inglese nella band. Ho vissuto alcuni anni negli USA, ma non è la nostra identità. C’è bisogno di cantare in una lingua che, più o meno, la gente accetta e capisce al 100% perché purtroppo nei concerti la gente si perde tanto dei testi. Allora abbiamo pensato a come rimanere internazionali e, allo stesso tempo, avere più identità nostra nei brani. E’ nato questo album in 5 lingue e 4 dialetti. E’ esattamente quello che rispecchia la band perché al suo interno ci sono quattro nazionalità diverse ed i dialetti, che sono molto importanti, in tempi in cui tutto va verso una direzione uniforme. Sembra che le cose si assomiglino sempre di più e proprio in questo momento è importante avere delle radici più profonde, per essere cosmopoliti. Non è una lotta al conformismo in senso forzato, ma solo un ricordarsi le nostre provenienze regionali che sono molto forti, sulle quali si costruisce la nostra identità.»

Avete vinto il premio CET come “Miglior Proposta Indipendente”. Come vi siete sentiti?
Daniel: «E’ stato un momento molto particolare. Sapendo tutto quello che ha fatto e che ha scritto e l’importanza nella musica italiana di tutto quello che ha a che fare con Mogol, ricevere una riconoscenza di questo genere da parte sua è stato molto emozionante.»

Prossimi appuntamenti

A Maggio partirà il tour italiano. Le prime date:
25/05 – Bassano del Grappa
26/05 – Udine
Un video sui canali di Venezia in quei giorni
31/05 – Foggia
1/06 – Macerata
4/06 – Roma
6/06 – Barletta
7/06 – Trani

Sara C. Santoriello

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