Nero su Bianco, il brano dei 99 Posse su George Floyd
99 Posse. Fonte immagine: www.noisesymphony.com

Hanno fatto il giro del mondo le immagini del 25 maggio 2020, quelle che ritraevano Derek Chauvin, un poliziotto bianco americano, ammazzare George Floyd, quarantaseienne afroamericano schiacciato con il viso contro il marciapiede e un ginocchio puntato contro il collo, fino a fargli mancare l’aria. A un anno di distanza dai fatti di Minneapolis, i 99 Posse ricordano George Floyd con un nuovo singolo dal titolo eloquente: Nero su Bianco. La band partenopea ha infatti rilasciato 25 maggio di quest’anno il nuovo singolo, forse parte di un progetto più ampio che fa ben sperare i fan del gruppo underground napoletano nel rilascio a breve di un vero e proprio album.

Il riferimento a fatti di attualità all’interno di un brano non è una novità per i 99 Posse. Il gruppo, infatti, nasce inizialmente come collettivo politico, collocato ad estrema sinistra, impiegato nel progetto di liberazione degli spazi abbandonati all’interno della città di Napoli. L’esperienza del CSOA_Officina99 (Centro Sociale Organizzato Autonomo) porterà poi alla creazione del gruppo musicale. Si comprende facilmente quindi il motivo per cui i temi trattati dalla band sono prevalentemente di natura politica. Tra questi, quello della morte di George Floyd assume un significato particolare, proprio per la portata e la risonanza internazionale che questo ha avuto. In America, la condizione delle persone afroamericane a distanza di decenni dalla abolizione delle leggi sulla segregazione razziale continua ad essere inferiore rispetto a quella dei bianchi, economicamente e culturalmente parlando. Il colore della pelle diventa un privilegio, nascere bianchi può voler dire evitare di subire soprusi ed abusi di potere da parte di un corpo tendenzialmente conservatore come quello della polizia, espressione della forza repressiva dello stato americano.

E allora Nero su Bianco ci dice che siamo tutti un po’ George Floyd. Siamo George Floyd quando i diritti della comunità LGBTQIA+ vengono calpestati dall’assenza di una legge in Italia che vieti, nello specifico, le discriminazioni di genere. Neanche noi respiriamo, quando guardiamo le vittime di incidenti sul lavoro morire a causa di interessi economici, quando vediamo l’Italia Meridionale stretta nella morsa delle mafie, quando le inchieste svelano la corruzione dilagante negli ambienti di potere, quando ascoltiamo al telegiornale che il Mediterraneo inghiotte vite umane alla ricerca di una vita dignitosa, in fuga da guerre e carestie, anche loro alla ricerca di ossigeno. Quello stesso ossigeno che manca quando si muore annegati per il sovraccarico di un barcone. Anche i 99 Posse sono un po’ George Floyd, e lo dichiarano in un comunicato stampa: “Siamo qui perché non abbiamo idea ma riusciamo ad intuire. Conosciamo bene il fascismo, in quanto partigiani. Conosciamo bene il classismo, in quanto bianchi non privilegiati. Conosciamo bene anche il razzismo, in quanto meridionali. Conosciamo benissimo gli abusi di potere, in quanto soggetti bianchi devianti, eppure non abbiamo idea. Abbiamo solo nausea e conati di vomito. E non respiriamo più.”

I 99 Posse con il loro lavoro più recente si collocano sulla scia di un’ondata di proteste, da parte della popolazione civile e degli artisti di tutto il mondo, che ha avuto origine negli Stati Uniti in un periodo drammatico come quello della pandemia da Covid-19. Cantate dal rapper Anderson .Paak nel suo brano Lockdown, queste sono state il veicolo per l’emersione di una nuova coscienza antirazzista, in America come nel resto del mondo, che si incarna in Italia nell’esempio dato dal gruppo napoletano. Se ad un solo essere umano manca il respiro, allora tutti abbiamo bisogno di ossigeno. E i 99 Posse con Nero su Bianco ce lo hanno insegnato.

Giulia Imbimbo

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