L’euforia della musica, dei colori che si inebriano tra una festa di piazza ed un festival. Quell’energia pura che lega le persone in una danza. Ne parliamo con Elia dei Rumba De Bodas, che poco tempo fa hanno pubblicato il terzo album della propria carriera: “Super Power”.

Nel corso degli anni ci sono stati numerosi cambi all’interno della formazione dei Rumba De Bodas. Cosa è rimasto oggi delle sonorità iniziali?
Elia: «In effetti dall’inizio abbiamo avuto vari cambi di sonorità, oltre che di formazione. Nei primi due dischi c’è ancora un’impronta un po’ gipsy, che è stata quasi del tutto abbandonata. Un filone che ci ha sempre interessato è quello della musica latina, dei ritmi sudamericani cubani e colombiani, la cumbia per esempio. C’è un cambio di sound abbastanza importante. Il nuovo disco segue il filone del funk e della musica latina.»

Il 16 marzo è uscito il nuovo album “Super power”, il terzo della vostra carriera. Ritenete ancora presente la componente dell’avventura?
Elia: «Sì, perché noi ci spostiamo in furgone. Dobbiamo fare un sacco di viaggi che, chiaramente, non sono più come una volta, quando non c’erano delle mete precise, si decideva sul momento dove andare e suonavamo tanto in strada; molti concerti venivano trovati lungo il percorso, grazie a persone che ci ascoltavano e che ci proponevano di suonare qua, là. Era veramente una vita nomade, fino più o meno al 2014. Poi dopo a forza di suonare in giro il nome si è sparso e, quindi, abbiamo iniziato a vedere dei tour più organizzati. Anche con albergo prenotato o, semplicemente, sapendo dove si andava a dormire, perché all’inizio, a volte, si dormiva in tenda nei parchi oppure si chiedeva ospitalità dal palco. Era veramente un altro stile di vita. Adesso le avventure ci sono perché l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, ma è tutto un po’ più organizzato.»

Dalle canzoni emerge questa volontà di “fare della festa la propria missione di Rumba de Bodasvita”. Se doveste descrivere questa attitudine?
Elia: «Noi, suonando tanto, negli anni ci siamo accorti che a volte la musica può creare delle situazioni di coinvolgimento veramente uniche. E, quindi, la festa nel vero senso della parola: quando la musica riesce a coinvolgere creando un’euforia generale si crea un’empatia tra i musicisti ed il pubblico. Allora quello è il momento in cui ci rendiamo conto che la missione è compiuta. E tutte le volte, ad ogni concerto, ogni volta che saliamo sul palco la missione è ricreare quel momento lì, quell’euforia che la magia della musica riesce a creare. Di solito queste cose avvengono durante le feste, quando le persone si lasciano andare, hanno voglia di muoversi attraverso il corpo. Noi insistiamo molto su questa cosa di ballare. Sembra scontato ma muovere il corpo fa bene a tutti: alla salute, all’umore, alla società. In questo Rumba de Bodassenso è una missione.»

Com’è stato ritrovarsi in studio dopo tanto tempo e registrare questi nuovi brani, sempre scritti sulla strada?
Elia: «Alcuni brani erano già stati scritti nel corso di questi due anni e, quindi, già li suonavamo dal vivo. Li abbiamo rodati. A noi a volte piace suonarli, poi, tornare in sala prove, modificarli, perché capiamo che, a volte, non funzionano bene. Sempre tutto un work in progress. Invece, la maggior parte dei brani sono stati scritti nel corso dell’ultimo anno durante un lavoro in sala prove, di laboratorio. Ma anche molto lavoro a casa.»

Il tour 2018 è già partito. Che riscontri ci sono stati? Si concluderà il 23 giugno a Montluçon (Fr). 
Elia: «Abbiamo già fatto 6 concerti e la reazione ci è sembrata molto buonaConcerti belli, emozionanti perché avevamo una scaletta nuova, pezzi nuovi. Dovevamo prendere le misure però sono andati tutti molto bene. Abbiamo suonato in Liguria, nelle Marche, in Veneto, a Firenze, a Bologna e tra poco partiamo per 10 giorni in Germania. Abbiamo la fortuna di suonare tanto proprio perché creiamo la festa. Un gruppo che trova tante situazioni in cui suonare: dai festival alle feste di associazioni, ai club, alle feste di paese, ambientandoci. Questa è una fortuna perché ci permette di fare tante date in un anno; di solito siamo intorno ad un centinaio di concerti, ma quest’anno potremmo farne anche di più».

Sara C. Santoriello

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