Giulietta Lina Fibbi
Giulietta Lina Fibbi (fonte immagine: collettive.it)

Giulietta Lina Fibbi nasce a Fiesole (Firenze) il 4 agosto 1920, e muore a Roma il 21 gennaio 2018. È ancora una bambina quando i genitori decidono di lasciare l’Italia per trasferirsi in Francia, per sottrarsi alle violenze e alla persecuzioni fasciste (siamo intorno al 1923). Operaia tessile a Lione, a 15 anni prende la decisione di iscriversi alla Federazione giovanile comunista francese, e a 17 anni diventa dirigente dell’Unione delle ragazze francesi nella regione del Rodano. Quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale viene arrestata dalla polizia francese e internata nel campo di Rieucros. E in questo campo di concentramento incontra Teresa Noce, la rivoluzionaria “brutta, povera e comunista”, che infonde a tutte la voglia di lottare, e che accoglie Lina con grandissimo affetto – non solo perché è figlia di “Tempesta” con cui anni prima aveva lavorato per portare in Italia i “legali”, ma anche e soprattutto perché riconosce in questa ragazza di 20 anni lo stesso vigore e la stessa vitalità che ha lei. Nonostante la prigionia. Teresa Noce le insegnerà l’italiano (Giulietta è cresciuta in Francia, parla solo il francese) e le insegnerà la politica.

Su consiglio di Noce e del Partito, Giulietta Lina Fibbi chiede di essere rimpatriata. Appena arrivata in Italia, viene arrestata a Ventimiglia dalla polizia italiana. Passerà sei mesi in carcere a Firenze e poi, in assenza di prove a suo carico, seguiranno due anni di ammonizione e la sorveglianza speciale. Alla caduta del fascismo arriva a Milano: è chiamata a operare nel servizio clandestino della direzione interna del PCI. È sempre in giro, è lei che svolge missioni molto delicate per conto del Comando delle Brigate Garibaldi. Per anni poi le viene affidato l’incarico da Segretaria della Fiot, la Federazione degli operai tessili della Cgil, e diventa deputata del PCI nella quarta e nella quinta legislatura (1963-1972).

fonte immagine: strisciarossa.it

«Giovanna Barcellona, Ada Gobetti, Lina Merlin, Rina Picolato e io. Eravamo in cinque, sono l’unica rimasta – raccontava Lina Fibbi, nel novembre del 2003 – Tutti vogliono sapere il giorno della fondazione dei Gruppi di difesa della donna e per l’Assistenza ai Combattenti della Libertà, ma io non ricordo se fu proprio il 13 novembre del 1943, non ricordo se nella casa c’era una stufa rossa, ricordo che ci siamo trovate in un appartamento di Milano, ma allora si era costretti a cambiare le case così spesso che è difficile ricordare. Quello che ricordo con certezza è che non ci incontrammo quel giorno per fondare i Gruppi, non sono cose che nascono in un giorno (il 13, il 15?) per decidere la responsabile (Rina Picolato), il nome definitivo, un documento che contenesse lo scopo e gli obiettivi di questa organizzazione».

«Da quel momento il nostro compito fu quello di estendere l’organizzazione in tutta l’Italia. Bisognava andare in giro, aiutare le donne, verificare i loro compiti, ma soprattutto prendere contatti con le forze cattoliche, liberali e a poco a poco divenne organizzazione in cui erano rappresentate tutte le forze politiche, ma anche di tante donne che volevano fare qualcosa per cacciare i tedeschi e i fascisti. Secondo me i GDD hanno rappresentato una delle colonne della Resistenza, infatti anche quelle che non vi erano direttamente organizzate, in qualche modo avevano nei Gruppi un referente. Prendiamo le donne della campagna, sono indubbiamente quelle che hanno dato di più: qualche giorno fa sono andata a Siena, ho incontrato una donna che avrà avuto oltre novant’anni; ebbene, durante la Resistenza aveva nascosto nel suo granaio molti soldati. Arrivarono i tedeschi, le chiesero se nascondeva qualcuno e lei negò. Perquisirono, ma non riuscirono a trovare nessuno. Quante donne come questa contadina hanno nascosto, sfamato soldati, renitenti, partigiani! Questa grande partecipazione ha cambiato le donne, non a caso dai GDD sono nate l’UDI, il CIF e un impegno serio nelle organizzazioni sindacali».

Nel 1944, nella parte del Paese già liberata dal nazifascismo, su iniziativa del Partito Comunista Italiano viene fondata l’UDI – l’Unione delle donne italiane. A lei, a Picolato e a Mattei si deve l’adozione della mimosa come simbolo dell’8 marzo. Subito dopo Togliatti la vuole come Responsabile femminile del PCI, per il lavoro svolto tra le operaie tessili. E nel 1955, su proposta di Teresa Noce, Lina diventa Segretaria del sindacato dei tessili. Le maestranze del tessile sono per la maggior parte donne, e grazie all’intervento di Lina Fibbi e alla interlocuzione con le operaie le donne italiane in quegli anni riusciranno a raggiungere diritti sociali fondamentali.

fonte immagine: eletteedeletti.it

Giulietta Lina Fibbi ci ha lasciato una lezione importantissima sulle donne e sulla Resistenza: si deve lottare per tutte le donne e non si può conservare una società che insiste nel mantenere l’inferiorità della donna.

Valentina Cimino

Volevo studiare lettere e alla fine mi sono iscritta a giurisprudenza. Appassionata di libri, poesie e balletto. Proud to be nerd. Lavoro, scrivo, leggo, mangio. Dormo poco.

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