Ibrahimovic King

The King, Zlatan Ibrahimovic, è tornato. Lì, dove ci aveva lasciati. Lì, dove ci impressionerà ancora, con le sue giocate, ma anche con le sue uscite.

The King can do no wrong” era una espressione diffusasi nell’età delle monarchie costituzionali che stava ad indicare l’assenza di qualsiasi responsabilità del sovrano. Letteralmente, “il Re non può sbagliare”, il che sta a significare che qualsiasi sua scelta compiuta nell’esercizio delle sue funzioni non è soggetta a responsabilità. Non a caso, tale espressione ci sembra in tutto e per tutto applicabile alla figura di Zlatan Ibrahimovic. Anzitutto, per la sua continua e poco modesta auto-equiparazione ad una figura sovrana. Dopodiché, perché le sue decisioni difficilmente si rivelano sbagliate.

Da ultima quella del ritorno al Milan. Come condannare la sua scelta di rimettersi di nuovo in gioco alla tenera età di 38 anni? Una scelta, peraltro, che sa di romantico, considerando che è stata dettata dall’amore, mai negato, per una maglia che ha onorato per due anni e con la quale ha conquistato uno Scudetto e una Supercoppa. Un amore nato a suon di gol. Fu infatti proprio in maglia rossonera che Zlatan conquistò il suo secondo titolo di capocannoniere della Serie A, con 28 reti stagionali che lo hanno fatto entrare nella storia del club rossonero in qualità di secondo marcatore milanista più prolifico nella massima serie.

Ibrahimovic
6 maggio 2012. Ibrahimovic mette a segno il gol del 2-1 nel derby contro l’Inter, poi perso 4-2. Sconfitta che sancirà la vittoria dello scudetto da parte della Juventus di Antonio Conte.
fonte immagine: agi.it

IBRAHIMOVIC E IL MILAN: ANNI D’ORO

Senza dubbio, le stagioni 2010-2011 e 2011-2012 sono state il punto più alto della carriera di Zlatan, capace di segnare, ma anche di far segnare (si veda l’esempio di Nocerino, che con lui in campo arrivò a siglare ben 11 reti in una sola stagione), in qualunque modo possibile. 56 le reti complessive del Re in due anni, tra cui alcune prodezze indimenticabili. Come dimenticare, solo per citarne alcune, la sventagliata contro il Lecce da metà campo o la semirovesciata in casa ai danni della Fiorentina. Oggi, però, Ibra ha 38 anni e l’età nel calcio, si sa, conta. Pertanto, ci si pone una domanda: riuscirà the King a lasciare il segno, ancora una volta?

Per rispondere a questa domanda occorre analizzare gli ultimi anni calcistici di Ibra, vissuti tra Parigi e Los Angeles, con la piccola parentesi inglese del Manchester United. Se si guarda alle sue ultime esperienze, verrebbe da dire che le ultime stagioni realmente competitive di Zlatan sono proprio quelle vissute in Italia con la maglia del Milan, prima del suo trasferimento al Paris Saint-Germain nell’estate del 2012. In effetti, negli ultimi anni Ibra ha segnato più reti di quante se ne possano contare. È pur vero, però, che le difese della Ligue 1 non sono irresistibili, così come non lo sono quelle della MLS, e ciò gli ha sicuramente facilitato il compito.

IBRAHIMOVIC L’IMMORTALE

Qualcuno, però, dimentica che nel 2016 lo svedese ha avuto un’ottima annata con la maglia dei Red Devils, realizzando 29 reti in una sola stagione. E si pensi che quella stessa stagione fu macchiata dal grave infortunio subito al ginocchio che non gli consentì di prendere parte alle ultime uscite, tra cui la finale di Europa League, poi conquistata ai danni dell’Ajax. Ebbene, chi avrebbe scommesso che all’età di 35 anni Ibra avrebbe avuto la forza di essere così decisivo? Chi avrebbe detto che sarebbe stato in grado di farsi incoronare King nella monarchia per eccellenza?

Ibrahimovic
Ibrahimovic con la maglia del Manchester United nella stagione 2016-2017.
fonte immagine: periodicodaily.com

La risposta è quasi nessuno. È vero, sono trascorsi ben tre anni, ma l’Ibra che conosciamo è abituato a sorprenderci. E faremmo meglio a ricordare che le sue scelte non possono essere mai sbagliate, per cui qualcosa ci suggerisce che non bisogna affrettarsi a trarre conclusioni in merito a quello che potrebbe rivelarsi un vero e proprio colpo di mercato. Anche perché in caso contrario i sostenitori del Diavolo non sarebbero affatto contenti.

PIATEK SCARICATO

Sì, perché la scelta del Milan di riprendere Ibra vuol dire inevitabilmente scaricare Piatek, togliergli fiducia dopo nemmeno un girone di campionato e dopo che durante la scorsa stagione aveva dimostrato di poter essere il nuovo bomber rossonero (almeno fin quando ha deciso di indossare la maledetta maglia numero 9). Più incerto, invece, il destino del giovane promettente Rafael Leao, che pure ha mostrato buone qualità.

Dall’altro lato, c’è anche chi allude ad una pura scelta di marketing da parte del Milan. Si sa, Ibra ha una personalità difficilmente rintracciabile in qualsiasi altro personaggio, finanche del mondo dello spettacolo. Il suo carisma è apprezzato da tutti, e coinvolge e condiziona milioni di persone. Inoltre, il suo nome nell’ambiente rossonero è automaticamente abbinato alla vittoria (anche se, a dirla tutta, lo scudetto del 2012 perso ai danni della Juventus del debuttante Antonio Conte, resta un brutto ricordo).

COMUNQUE VADA SARÀ UN SUCCESSO

Queste due variabili potrebbero riportare serenità in casa Milan, ma soprattutto gente motivata e entusiasta allo stadio, raddrizzando la stagione almeno da punto di vista economico. D’altronde, la stagione calcistica del Milan sembra già terminata in anticipo: 21 punti in 17 partite, a 21 lunghezze dall’accoppiata Inter-Juventus in vetta alla classifica e a 14 dall’ultimo posto disponibile in Champions, corsa che i rossoneri dovranno condividere con squadre decisamente dotate di un altro passo, come Roma, Lazio, Atalanta. Insomma, l’Europa League sembra, almeno per il momento, l’unico obiettivo (alquanto consolatorio) a portata di mano. Sì, perché i problemi del Milan, Ibra permettendo, resteranno gli stessi.

Ibrahimovic
Krzysztof Piątek in un momento di delusione.
fonte immagine: calciomercato.com

Se lo svedese sarà in grado di lasciare il segno in questa stagione anonima del Milan è tutto da vedere. Ma anche se non lo lascerà sul campo a suon di gol e di giocate, lo lascerà in altri contesti e con altre modalità. E di questo siamo certi, perché le sue uscite, le sue battute, la sua irresistibile quanto irritante spavalderia sono qualcosa di cui non possiamo fare a meno. Quella sua sfrontatezza che assume i contorni di arroganza è qualcosa a cui ormai il pubblico è assuefatto. Tanto che, pur se a tratti inopportuna, mai viene criticata, perché lui è the King, e non può sbagliare. La curiosità e il fervore sono tante: gli appassionati, la critica, gli avversari sono pronti a commentare e a misurarsi con questa nuova sfida. The King is back, e in fondo tutti lo stavamo aspettando.

Amedeo Polichetti

fonte immagine in evidenza: foxsports.it

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