Tuvalu - metaverso
Fonte immagine: flickr.com

Non luoghi reconditi e paesaggi inanimati, ma identità, ricordi, vite vissute. È questo che viene messo a rischio dai cambiamenti climatici, in alcune zone più che in altre. A Tuvalu, per esempio, dove l’innalzamento del livello del mare rischia di sommergere l’intero arcipelago. Collocato a metà strada tra le isole Hawaii e l’Australia, Tuvalu è uno Stato insulare composto da più isole e situato, appunto, nell’oceano Pacifico. Un paradiso, insomma, agli occhi di chi immagina di scappare dalla frenesia delle metropoli occidentali per concedersi una vacanza su un’isola sperduta (meglio ancora, dimenticata) nel bel mezzo dell’oceano. Un inferno, invece, per i suoi abitanti – l’arcipelago ne conta 12 mila – che vedono incombere su di sé la minaccia di scomparire. L’altezza massima degli atolli che compongono l’arcipelago è, infatti, di 4,5 m sul livello del mare. Il che significa rischiare di essere sommersi se, come d’altra parte sta già accadendo, il livello del mare dovesse alzarsi. Un’eventualità che secondo le stime più severe potrebbe verificarsi già entro la fine del secolo.

Per far fronte a questa situazione – scongiurarla non sembra essere possibile, non senza l’impegno condiviso di tutti i leader mondiali – il ministro degli Esteri di Tuvalu, Simon Kofe, ha annunciato che il suo Paese sarà il primo a replicarsi nel metaverso. Una decisione a lungo soppesata, che oltre a prendere le mosse dalla necessità di sopravvivere all’aggravarsi degli impatti dei cambiamenti climatici, è motivata anche dal senso di sfiducia nutrito nei confronti della comunità internazionale. Una sfiducia che trova la sua ragion d’essere in quel messaggio di aiuto lanciato da Kofe nel 2021 e mai accolto. In occasione della COP di Glasgow, infatti, il ministro degli Esteri di Tuvalu, collegato da remoto (tutti ricorderete l’immagine che lo ritrae con l’acqua dell’oceano che gli arrivava alle ginocchia), esortò i leader mondiali riuniti in Scozia a “intraprendere oggi azioni coraggiose e alternative per garantire il domani”. Un messaggio che fu e che resta tuttora inascoltato. Ma Tuvalu non ha più tempo, deve salvarsi dalla crisi climatica e per farlo – è evidente – non può continuare ad aspettare che la comunità internazionale agisca di concerto per combattere il climate change.

Da qui l’idea, parte integrante del Tuvalu’s Future Now Project, di provvedere alla creazione di un gemello digitale di Tuvalu nel metaverso, così da replicare le sue isole e preservare la sua cultura. Il metaverso costituisce, infatti, l’insieme di spazi digitali in cui realtà aumentata e virtuale entreranno in collegamento con lo spazio fisico attraverso l’impiego di tecnologie ibride. Queste ultime permetteranno agli utenti di creare il proprio avatar e di farlo spostare da uno spazio virtuale all’altro con la stessa facilità con cui noi ci spostiamo, invece, da una stanza all’altra della casa. Pura fantascienza, verrebbe da dire, se non fosse che la riproduzione digitale di Tuvalu, o almeno di una parte del suo territorio, è stata già sperimentata con successo. Lo stesso successo che ha accompagnato esperimenti analoghi svolti da altri Paesi. Si pensi, per esempio, alla e-residency introdotta dall’Estonia nel 2014 e riservata ai cittadini non residenti, che in questo modo possono avere accesso a servizi come la registrazione delle società. O, ancora, alla fornitura di servizi amministrativi e consolari da parte di ambasciate virtuali create sulla piattaforma online Second Life.

Ciò che accomuna la maggior parte di queste visioni, dunque, è l’idea che il metaverso riguardi mondi 3D interoperabili e immersivi, capaci di creare connessioni che abbattono distanze spaziali e temporali e che, nel caso specifico di Tuvalu, permettano ai cittadini di interagire tra loro in modo da preservare lingua, norme e costumi condivisi, ovunque essi si trovino. Inevitabilmente, infatti, se le isole dell’arcipelago scompariranno i loro abitanti saranno costretti a recarsi altrove. Un altrove che li accolga e permetta loro di integrarsi all’interno della nuova società senza però rinunciare completamente ad abitudini, usi e costumi. Questi ultimi, però, potranno rimanere in vita solo se il senso di comunità non scomparirà. In tal senso il metaverso rappresenta un valido strumento per mantenere vivo il patrimonio e la cultura di Tuvalu, ma Kofe è assolutamente consapevole del fatto che esso non può essere la soluzione ai problemi del Paese. O, almeno, non la sola. In primo luogo perché – a dispetto di quello che si tende comunemente a pensare – internet, il metaverso e, in generale, tutto ciò che riguarda il mondo virtuale non è esente dal generare emissioni, tutt’altro. La tecnologia che consente al metaverso di funzionare, infatti, ha un’impronta ecologica nascosta, richiede manutenzione e fagocita enormi quantità di energia.

Dunque, l’idea che il metaverso possa rappresentare una risposta ai problemi causati dal climate change, se non è problematica, necessita quantomeno di essere meglio articolata e approfondita. In secondo luogo, tale idea rischia di costituire un palliativo in grado di distogliere l’attenzione dalla ricerca di soluzioni realmente efficaci a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Soluzioni che potrebbero concretizzarsi, come suggerito dallo stesso Kofe, nella sottoscrizione di un trattato di non proliferazione dei combustibili fossili.

Tuttavia, l’attuale stato dell’arte – con le Conferenze sul clima che anno dopo anno vengono svuotate di funzioni e rilevanza – non lascia ben sperare e ciò che potrebbe sembrare pura fantascienza appare, di fatto, ben più realizzabile di un percorso concreto di impegni reciproci e sostanziali a favore di clima e ambiente. Una circostanza che ci impone di interrogarci non solo sul futuro della governance climatica globale, ma anche su altre importanti questioni come la sovranità territoriale. Occorre chiedersi, in particolare, se la trasformazione di uno Stato in “Stato digitale” possa rappresentare un modo valido per mantenere salda la sovranità nel caso in cui un territorio dovesse progressivamente deteriorarsi a causa dagli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici. Una domanda alla quale bisognerà trovare velocemente risposta, perché se Tuvalu è stato il primo a pensare di replicarsi nel metaverso non si esclude che, sotto l’incalzare della crisi climatica, molti altri Stati decideranno di seguire il suo esempio.

Virgilia De Cicco

Ecofemminista. Autocritica, tanto. Autoironica, di più. Mi piace leggere, ma non ho un genere preferito. Spazio dall'etichetta dello Svelto a Murakami, passando per S.J. Gould. Mi sto appassionando all'ecologia politica e, a quanto pare, alla scrittura. Non ho un buon senso dell'orientamento, ma mi piace pensare che "se impari la strada a memoria di certo non trovi granché. Se invece smarrisci la rotta il mondo è lì tutto per te".

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