Tutte le mele di Annie

Nato come un gioco, come un diversivo alla noia, “Tutte le mele di Annie”, è l’amato progetto curato da Valentina Savi, una giovane ragazza dal simpatico accento toscano e la testa piena di sogni.

Tutte le mele di Annie è la pagina di chi è in cerca di un’affettuosa carezza, di chi ha bisogno di sentire quanto, nelle gioie e nei dolori, siamo differentemente simili. Tutte le mele di Annie parla di donne, d’ogni età ed etnia, riflette ogni loro sfumatura e lo fa, non con le parole, ma attraverso lo spettacolo cromatico del disegno.

Quando e da dove nasce la tua arte? Cosa significa il nome che hai scelto?

«Tutte le mele nasce per caso, sì, da un paio di lezioni noiose in accademia e quella voglia di tuffarsi in una nuova avventura. Non immaginavo sarebbe diventato ciò che è adesso per me! Disegno da sempre, ma ho sperimentato uno stile mio solo quando ho iniziato a disegnare le mie mele: avevo bisogno di raccontare qualcosa e scopiazzare i disegni che trovavo qua e là non era più sufficiente!

“Tutte le mele che vuoi” (così mi chiamavo all’inizio) era una frase citata in una lettera importante per me e optai per quella: d’altronde disegnavo solo citazioni di canzoni all’inizio quindi trovavo che calzasse a pennello. Quando mi sono resa conto che spuntavano come funghi pagine di persone che disegnavano canzoni, mi sono fatta un esame di coscienza e mi sono chiesta se ne valeva la pena di lavorare così tanto sui miei disegni, se poi si perdevano in un mare di altri disegni che facevano a gara a chi aveva la citazione più popolare. Smisi allora di disegnare citazioni e mi buttai nell’infinito mondo delle storie e delle emozioni, quindi decisi di cambiare anche il nome, di renderlo più mio e meno de “Lo Stato Sociale”.»

La ragazza dietro l’artista: raccontala attraverso un’immagine e colori particolarmente significativi.

«Sono stata ore davanti a questa domanda cercando di darmi una risposta, poi ho alzato gli occhi, ho guardato la mia camera e mi sono accorta che la soluzione era proprio davanti ai miei occhi. La ragazza dietro l’artista è esattamente questo disegno:

Tutte le mele di Annie
Universe

Credo che passeranno anni prima che io possa produrre un disegno che mi piaccia e mi rappresenti tanto quanto questo.

Ve lo racconto, credo di non averlo mai fatto prima.

Ci sono stati tanti periodi bui, in ambito artistico, da quando esiste “Tutte le mele”. Il fatto è che ho l’implacabile necessità di sperimentare, evolvermi, migliorare o almeno provarci! Il povero Claudio è vittima dei miei sbalzi d’umore durante i periodi di buio artistico ma, l’ultima volta che ne ebbi uno, ci risucchiai dentro chiunque mi stesse vicino. Furono brutte settimane. In direct leggevo messaggi bellissimi: persone che mi ringraziavano per aver messo nero su bianco, ancora una volta, quelle storie che ci accomunano un po’ e io, dall’altra parte, me ne stavo in camera a piangere e scarabocchiare dicendo ad alta voce “non so più disegnare”.

Coinvolsi amici e parenti, nonostante non mi piaccia parlare di Tutte le mele con le persone che conosco da una vita! Questo perché per loro sono Valentina, non Annie, e a me va bene così.

Dopo settimane, sketchbook riempiti di prove, matite portate all’esasperazione e TANTE patatine del McDonald’s, sono riuscita a trovare una soluzione: questo disegno, il mettermi a nudo davanti a più di 30mila persone e tuffarmi, per l’ennesima volta, dalla roccia più alta senza sapere quanto fosse profonda l’acqua. Andò bene, il disegno raggiunse numeri che in quel periodo non ricordavo neanche potessero esistere. Al di là dei numeri (che non mi sono mai interessati troppo), c’erano i messaggi pieni di amore e di forza, i commenti che mi incoraggiavano e, poi, il vedere quel disegno repostato su decine e decine di profili come a dire “anche io sono come te”. Dopo il buio ci deve per forza essere qualcosa e, per me, quel qualcosa è Tutte le mele!»

Cosa rappresenta per te l’atto creativo?

«L’atto di disegnare in sé mi rilassa, ma è tutto ciò che c’è prima che per me conta veramente. Vivere una determinata emozione, che mi venga raccontata o meno, l’immaginarmi in una situazione, sentire sulla mia pelle una sensazione, studiare il disegno, pensare ai colori, immaginarmelo finito, ecco: è quello che per me distingue un artista da una persona semplicemente brava a disegnare.

Per me disegnare, e soprattutto tutto ciò che c’è prima, è un atto di amore: non sono mai io e un file digitale, sono sempre in compagnia di una storia, di qualcuno che l’ha vissuta, la vive o la vivrà!»

Parlaci della rubrica “Donne Forti“: quanto ti costa affrontare il dolore delle storie e cosa ti regala? Hai mai paura di non riuscire a rappresentare la storia che hai davanti?

«Dunque, parliamo un po’ di Donne forti. Ho sempre pensato di avere una vita relativamente tranquilla: in famiglia stiamo bene e siamo molto legati; in amicizia, ho sempre cercato di avere pochi amici ma buoni, per evitare delusioni. In amore, beh c’è poco da dire. Ho conosciuto Claudio quando avevo 14 anni, ora ne ho quasi 21 e non c’è stato un giorno in cui io abbia smesso di amarlo. Quindi non avevo particolari storie di cuori spezzati da raccontare. Sono sempre stata un’appassionata di cinema e, negli ultimi tempi, il cinema ha puntato tanto sul trattare temi attuali come il bullismo, il femminicidio, l’abuso. Quindi ho iniziato a pensare di raccontare le storie di chi aveva passato un momento brutto e si era rialzato. La verità, però, è che nel cinema c’è poco di autentico: le storie possono essere tratte da fatti reali ma mi serviva qualcosa di più forte, di più vero.

Allora ho chiesto alle mie mele un aiuto.

Volevo raccontare le storie di quelle persone che di me sapevano tanto e di cui io non sapevo niente. Quando ho proposto il progetto le persone erano entusiaste ma avevo poche storie: pubblicando la prima, è cambiato tutto. Iniziano le loro mail dicendo: “ho trovato il coraggio di raccontarti la mia storia” e mi raccontano cose che toccano nel profondo.

Divento protagonista di ogni storia che leggo, la sento addosso, la vivo nel quotidiano, la sogno di notte, la racconto ad amici e parenti. Per me non sono storie di sconosciuti, sono storie di persone che mi vogliono bene e che ho reso in un certo senso anche mie. Con questa rubrica ho dato un volto a mostri come l’anoressia, la violenza, la malattia, la perdita e la depressione. Ognuno può vedere che ci si può rialzare, che non si è soli.

Raramente finisco un disegno essendone pienamente soddisfatta, questo perché sono molto autocritica e ho questa irrefrenabile voglia di fare sempre di più, sempre meglio! Quando pubblico un disegno lo lascio nelle mani di chi guarda. Poi saranno loro a dirmi se ho raccontato bene una storia o meno. Fino ad ora non ho mai ricevuto messaggi del tipo “non hai centrato il punto”, anzi, mi scrivono cose bellissime, di quanto sembri magia il come io riesca a raccontare le loro vite senza conoscerle: per me questa è la soddisfazione più grande!»

Scegli qualcuno dei tuoi disegni preferiti: spiegaci, se vuoi, perché per te sono un po’ più speciali.

Tutte le Mele di Annie
Ti penso

«Questo è un disegno speciale: mi ricorda un particolare momento della mia vita e soprattutto mi ha fatto capire quanto, io e le persone che mi seguono, siamo simili.

Il giorno in cui pubblicai questo disegno ricevetti un numero esorbitante di messaggi, quasi non ci credevo! Sono grata a chi mi segue di trovare sempre il tempo per scrivermi qualche riga dopo aver visto un disegno: trovo che sia importante e speciale. (Ah, just to know, attualmente è uno dei miei disegni preferiti!)

Questa è una serie di tavole a cui tengo molto. Le ho create dopo una giornata passata con la mia migliore amica, diceva di aver rotto con il suo ragazzo dopo vari tira e molla. Quel giorno era a casa mia e piangeva. E io, che l’avrò vista piangere sì e no due volte in 20 anni, pensai a quanto sarebbe stata più felice, bella e radiosa se avesse lasciato andare quella persona che la portava giù.

Dopo quella giornata nacquero questi tre disegni: ci sono affezionata perché parlano di lei, nonostante lei non lo sappia (spero non legga questa intervista o non sarà più un segreto!) e poi di tutte le persone che ci si sono rispecchiate dentro. Lasciar andare è un tema a cui tengo molto e cerco di trattarlo sempre con delicatezza.»

Di’ qualcosa che nessuno ti ha ancora mai chiesto (ma avresti voluto) e a cui ora vorresti rispondere.

«Mi piacerebbe che fosse chiaro a tutti quanto sia possibile rendere un sogno realtà. Senza avere favori, soldi, fama e nomee. Da soli. Mi sarebbe piaciuto che qualcuno mi avesse chiesto: “è possibile realizzare un sogno con poco?

Avrei risposto: si, eccomi qua!»

Pamela Valerio

 

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