L'impatto dell'addio di Marotta sull'azienda Juventus

Il mio mandato di amministratore delegato scadrà il 25 ottobre, la società e gli azionisti stanno attuando una politica di rinnovamento. Nella lista dei candidati non ci sarà il mio nome“. Così si è presentato Beppe Marotta ai microfoni di Sky Sport, dopo il successo della sua Juventus contro il Napoli. Con un annuncio assolutamente inaspettato e che forse lo stesso Marotta non si sarebbe mai aspettato di dover fare. Inaspettato perché le divergenze tra l’A.D. bianconero ed il presidente Agnelli sono state nascoste in maniera più che professionale fino all’annuncio di ieri sera, arrivato quasi come una doccia fredda nell’ambiente bianconero.

Una scelta che ha sorpreso tutti, quella dell’ormai ex A.D. bianconero, arrivato alla Juventus dopo aver portato la Sampdoria in Champions League e che, in 8 anni, ha ricostruito una squadra che non riusciva a venir fuori da quel limbo del post-Calciopoli, ripartendo da Conte, PirloVidal, e affiancando a loro giocatori devoti al sacrificio come VucinicLichsteiner. E da quel titolo della stagione 2011/12, il buon Beppe ha continuato a lavorare sotto traccia, pescando un talento come quello di Paul Pogba e rimediando sia agli errori delle gestioni precedenti, o ai suoi (Elia e Jorge Martinez, per citarne due), credendo nella rinascita di Tevez, come aveva fatto con Pirlo, e rimediando anche alla partenza di Conte, vedendo in Allegri l’uomo giusto per andare avanti in Champions League, anche andando contro l’intera tifoseria. La prima finale di Champions League ha coinciso anche con una crescita esponenziale dello stesso Marotta, che ha sempre avuto occhio per i talenti ma che, negli ultimi anni, ha letteralmente portato a scuola gli altri dirigenti d’Italia ed Europa, pescando laddove nessuno voleva mettere mano (Cuadrado, Khedira), acquistando talenti come DybalaMorataCaldaraPjanic, ai quali ha saputo affiancare giocatori esperti come Mandzukic ed Higuain, per assicurarsi di sbaragliare la concorrenza in Italia e puntare nuovamente a quella Champions che è sfuggita per la seconda volta nella stagione 16/17.

I 7 scudetti consecutivi della Juventus sono la più lampante dimostrazione della qualità del lavoro che Marotta, assieme al suo fidato collega Paratici, ha fatto in questi ultimi anni. Ma da onesto lavoratore e competitore, anche Beppe sapeva che questa squadra poteva e doveva diventare una macchina perfetta per competere con i mostri d’Europa. E forte della dimensione europea che i bianconeri hanno guadagnato in questi anni, è riuscito a concludere l’acquisto del secolo per la sua Juventus: Cristiano Ronaldo, ovvero l’ultimo tassello che separava la Juventus dalla Champions League.

Una Champions che però Marotta non vivrà da protagonista, perché il 25 ottobre il suo contratto con i bianconeri terminerà, ed il ruolo di direttore generale dell’area Sport sembra essere solo una carica temporanea all’interno dell’organigramma societario. Forse per via dei dissidi con Agnelli, a quanto pare esplosi definitivamente per la frettolosa gestione della cessione di Higuain al Milan, ormai divenuti insanabili. Forse lo stesso Marotta, arrivato ad acquistare il top del calcio mondiale, temeva di non poter migliorare più di così, ed ha deciso di lasciare il posto per il bene della squadra all’allievo Paratici magari coadiuvato dall’ex Zinedine Zidane, che ritornerebbe così in pista gradualmente, dopo le 3 Champions League di fila. Le ragioni però, le conosceremo probabilmente quel fatidico 25 ottobre, giorno della scadenza del contratto.

La macchina dei bianconeri difficilmente sarà scalfita a breve termine dall’addio di Marotta: è impensabile che una creatura così perfetta possa crollare verticalmente su se stessa nel giro di qualche mese. Ma Marotta rimane il pezzo da 90 che la Juventus aveva in società, rimane l’uomo che ha costruito un impero attraverso acquisti di svincolati e talenti, che hanno permesso alla Juve di arrivare fino a CR7. Dire che ci sarà un gravissimo contraccolpo vuol dire peccare di presunzione, ma pensare che l’addio del miglior dirigente d’Italia, forse d’Europa, non possa avere alcuna ripercussione in futuro, vuol dire aver capito poco e niente del suo lavoro per questa squadra. Marotta ha dimostrato di poter costruire un impero dal nulla, e se le voci di un Agnelli deciso a “svecchiare” la dirigenza, e quindi pronto a liberarsi del suo A.D. per una mera questione d’età, fossero vere, la Juventus si confermerebbe ancora una volta “un’azienda”, che sostituisce i pezzi vecchi, anche se importanti, com’è già accaduto con Alex del PieroClaudio Marchisio, che hanno ricevuto il benservito assieme ad una lettera di saluti neanche troppo convinti da parte della dirigenza bianconera.

Marotta potrebbe essere quindi l’ultimo di questa lista di addii da parte della Juventus, e potrebbe diventare quello più sofferto, poiché i bianconeri non sono ancora pronti ad assorbire un ricambio generazionale che si avvicina sempre di più (28,1 di età media) e l’immensa esperienza ed abilità sul mercato del “vecchio” Beppe avrebbero fatto più che comodo a questa azienda per il quale ha fatto tanto e che l’ha ringraziato con una stretta di mano ed un addio più che forzato.

Andrea Esposito

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