Jonathan Galindo
Fonte immagine: controcampus.it

Chi è Jonathan Galindo? Non una persona in carne e ossa ma che possiede sembianze umane; un personaggio inquietante con una maschera da Pippo deforme e sorridente che da qualche mese ha invaso i social.

Un pericoloso fake

Da qualche tempo sui social (Facebook, Instagram, Twitter, Tik Tok, WhatsApp) sono comparsi alcuni profili fake con il nome di Jonathan Galindo. Si tratta di più persone che, usando tale identità, cercano di spaventare bambini e ragazzi inducendoli a partecipare ad alcune sfide tramite l’invio di messaggi privati e link. Questo Pippo deformato è molto conosciuto in Spagna, dove ha già fatto registrare alcuni casi di autolesionismo da parte di adolescenti. La polizia spagnola sta indagando, soprattutto tra la rete dei pedofili, considerato che i “bersagli” preferiti da questo troll sono bambini e bambine al di sotto dei 14 anni. Il gioco parte dal Messico, nel 2017, e nel corso di questi anni ha girato il mondo fino ad arrivare, negli ultimi mesi, anche in Italia. Le segnalazioni da parte di genitori preoccupati stanno aumentando a dismisura: dalle denunce si evince che Jonathan Galindo, una volta che il malcapitato abbia accettato la richiesta di amicizia, manda un messaggio privato col quale chiede all’utente se “abbia voglia giocare”. A questo punto, la persone che è dietro l’account trascina la vittima in una serie di sfide che possono indurre all’autolesionismo e in alcuni casi anche al suicidio. In Italia, come riportato da Il Resto del Carlino, non ci sono denunce né episodi di lesioni autoinferte, solo segnalazioni per presunte richieste di contatto.

L’origine del personaggio Galindo

Jonathan Galindo è un personaggio facilmente riconoscibile: la sua immagine è quella di un Pippo umano. All’origine di tutto ciò c’è Samuel Catnipnik, un produttore di effetti speciali che nel 2012 ha inventato questa maschera semplicemente per scherzo, uno dei suoi primi tentativi di effetti speciali con il make-up. Non aveva mai avuto intenzione di spaventare qualcuno, e consiglia a chiunque dovesse ricevere un messaggio da questo personaggio di non rispondere. L’autore è intervenuto su Twitter per spiegare l’origine di questo pupazzo e per dissociarsi completamente da questa storia: “Ciao a tutti. Questa follia di Jonathan Galindo sembra stia terrorizzando tantissimi ragazzi facilmente impressionabili. Le foto e i video sono miei, del 2012-2013. Erano per il mio bizzarro piacere personale, non per qualche cacciatore di brivido dei giorni nostri che cerca di spaventare e bullizzare la gente. Se ricevete un messaggio da qualcuno che vuole iniziare qualche gioco, non interagiteci. Non lasciate che entri nelle vostre vite. Questo mondo ha già abbastanza problemi reali, e soffrire o morire per il piacere a buon mercato di qualcun altro non dovrebbe essere uno di quelli. […]“. Quando scrive “bizzarro piacere personale” pare che si riferisca ad alcuni video sessualmente espliciti creati per il suo canale personale Xtube in cui appariva, appunto, questo personaggio.

Blue Whale, Momo e Jonathan Galindo: challenge che ritornano

(fonte: nonapritequestoblog.it)

La storia si ripete. All’inizio ci sono giovani al limite che si riuniscono su un social, VKontakte, una specie di Facebook russo. Tra questi, molti sono drogati, altri ancora autolesionisti; molti hanno comportamenti antisociali. A questo punto interviene una narrativa – Blue Whale – che tende a romanticizzare questa sofferenza creando gruppo e condivisione attraverso una serie di giochi, challenge, riti segreti governati da “Maestri di giochi”. Non vi è alcuna prova, se non i racconti. E da questi racconti parte una vera e propria voglia di emulazione da parte di quei soggetti borderline su cui l’intera storia è stata cucita, e vengono dati loro riti da seguire che vanno ad aggravare il disagio. La Blue Whale Challenge diventa effettivamente pericolosa perché il pubblico facilmente impressionabile dei social ha trovato questa storia accattivante e ha deciso di provare a renderla reale. Qualche anno dopo si riparte con lo stesso fenomeno ma con un nome diverso: Momo Challenge. Anche in questo caso, un personaggio (un Ubume, lo spirito di una donna morta durante il parto) che è in grado di terrorizzare tutti, soprattutto i più piccoli, con l’intento di estorcere denaro e/o dati sensibili, e non si è mai esclusa la possibilità che, così come la Blue Whale, anche questo personaggio avesse potuto portare ad azioni di autolesionismo gravi.

Cosa è cambiato dalla prima challenge ad oggi? Jonathan Galiendo ha dimostrato che, se ce ne fosse bisogno, dare una forma al creepy lo rende efficace. Tramite nuove piattaforme, come per esempio Tik Tok, tutto diventa virale in tempi strettissimi e un contenuto di successo viene condiviso milioni di volte. Momo aveva esaurito il suo potenziale, ed ecco che nasce Galindo. L’unico modo per difendersi è, ovviamente, ignorare.

Valentina Cimino

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