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Uomo dell’anno, Libero di sempre

Giorgia Meloni uomo dell'anno per Libero

È il 29 dicembre del 2023 e la redazione di Libero decide di eleggere il suo “uomo dell’anno” dedicandogli la prima pagina. Una notizia di poco conto, destinata a passare inosservata, se non fosse per la foto e il personaggio scelti: a guardare negli occhi l’indomito lettore del quotidiano milanese è lei, il Signor Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Se l’uomo dell’anno è una donna

E dire che, di primo acchito, definirla uomo è difficile: tailleur bianco, boccoli biondi, occhi chiari e nessuna traccia di androginismo o di fluidità accennata. Certo, quel suo vizietto di firmarsi al maschile e non al femminile avrebbe potuto ingenerare qualche dubbio, specie per un cronista alle prime armi, perso magari nella giungla dei pronomi, delle schwa, degli asterischi e dei vari “she/he/they”. Quasi lo vediamo, questo sedicente cronista alla sua prima copertina: la velina che gli arriva sulla scrivania con su scritto “Il Presidente del Consiglio, Meloni è l’uomo dell’anno”, il tempo stretto, la tiratura impellente e il sudore che gli bagna impercettibilmente la tempia. E sì, lo vediamo e lo giustifichiamo, il nostro amico cronista alla prime armi se, nella fretta dell’uscita e in un momento di black out, avesse impunemente dimenticato di sostituire la parola “uomo” con “persona” o “donna” per indicare la figura che più si è distinta nel corso dell’anno che va a concludersi. Se così fosse, potremmo perdonarlo, quest’errore, continuando a dare ai primati di Libero (quelli elaborati dalla Redazione, a scanso di equivoci per il lettore più malizioso) l’importanza che si attribuisce loro di norma: meno della propria lega al Fantasanremo, per intenderci.

E invece, al posto di quella del cronista alle prime armi, sull’articolo in questione spunta la firma di Mario Sechi, direttore responsabile di Libero che, per chi quest’articolo l’avesse letto, si muove con grazia sconnessa e incerta in un’architettura di parole e concetti che mescolano in sé lo “sconfittismo delle femmine”, soffitti di cristallo dissolti e una dimensione di “eterno rosicamento” dove gli avversari risiederebbero, mandati nientemeno che dal Signor Presidente del Consiglio in persona.

Pénsati al maschile

Tornando seri, il titolo “Uomo dell’anno” tributato a Giorgia Meloni merita qualche riflessione un po’ più approfondita, che esuli dal bullismo spicciolo dell’editoriale di Sechi e non ci lasci, fermi, attoniti e schiumanti, alla provocazione della declinazione al maschile. Scrive Sechi: << Nella società del pensiero debole, abbiamo premiato le idee forti. Nella confusione dei ruoli, abbiamo messo l’accento su “homo”, l’essere umano. Nella tracimazione delle diversità, abbiamo ribaltato il genere. Nel tempo di guerra, abbiamo scelto chi ha dimostrato di saper combattere>>. Un giudizio di merito, quello espresso del Direttore, che poco ha a che fare con il genere ma molto con l’immagine che Giorgia Nazionale vuole trasmettere alla gente italica: idee forti e chiare, sguardo indomito, animo determinato, siam pronti alla guerra, l’Italia chiamò.

E poco importa se le idee forti che Sechi e Libero intendono premiare sono in realtà quelle di un pensiero politico totalmente dissonante con le realtà sociali di oggi, men che meno ci riguarda che la confusione di ruoli tanto paventata è quella generata da categorie concettuali anacronistiche applicate nell’interpretazione del presente. Quel che è incontrovertibilmente chiaro invece è il tempo di guerra che viviamo, che noi abbiamo deciso di combattere disponendo di scudieri poco valorosi e alleati ballerini.

È apologia senza riscontro, nella quale la declinazione al maschile di un soggetto femminile appare quasi residuale, o comunque relegabile nell’ambito delle provocazioni a cui Libero ci ha ormai tristemente abituati. Tutto questo mentre viene approvata alla Camera la legge di Bilancio che alloca risorse scarse nella costruzione di cattedrali nel deserto e fantomatici ponti tra regioni e le sottrae, tanto per dirne qualcuna, ai centri-antiviolenza, alla sanità, al diritto allo studio.   

O forse, abituati come siamo a riconoscere il prestigio nelle posizioni e connotazioni maschili e la denigrazione in quelle femminili, quella di Libero una provocazione non è: in un mondo di Avvocato Giulia Buongiorno, il Ministro Daniela Santanché, il Presidente Giorgia Meloni, forse la posizione più desiderabile è davvero quella di essere uomo, condizione che peraltro sottrae le donne allo “sconfittismo delle femmine” (sempre Sechi).

Almeno per un anno.

Compagno Secolo d’Italia

“Uomo dell’anno” comunque, mentre a sinistra ha sollevato ironia oltre che acredine, ha scontentato anche una parte della destra: fatto che ha però messo in luce una pluralità di pensiero che un po’ – va detto – ci rassicura. <<Abbiamo visto il titolo di prima odierno di Libero, “Meloni uomo dell’anno”. E non l’abbiamo capito. Anche dopo avere letto e riletto l’editoriale in cui Mario Sechi lo spiega, continuiamo a non capire>>: lo scrive la giornalista Annalisa Terranova, in un suo articolo per il Secolo d’Italia, quello che, come riportato sul sito ufficiale, è il “quotidiano on line della destra italiana”, diretto da Italo Bocchino ed edito da Alleanza Nazionale. Non propriamente la Pravda, ecco.

Terranova inoltre, nel chiudere il suo pezzo, invita la destra (tutta) a riflettere con maggiore serietà sulla questione femminile, evidenziando come non basti aver eletto la prima donna premier della storia repubblicana italiana per poter dire raggiunta l’equità tra uomo e donna attribuendosene i meriti.

Insomma, una provocazione – quella di Libero – riuscita male, sbeffeggiata anche da chi ne condivide linguaggio, dizione e riferimenti culturali. Un po’ come quello zio a Natale che, per sembrare a tutti i costi simpatico e irriverente, inizia a raccontare storie di cattivo gusto e dalla dubbia veridicità, offendendo in maniera più o meno inconsapevole tutti i commensali. Cringe, per dirla come i giovani, ma soprattutto triste.

Edda Guerra

Classe 1993, sinestetica alla continua ricerca di Bellezza. Determinata e curiosa femminista, con una perversa adorazione per Oriana Fallaci e Ivan Zaytsev, credo fermamente negli esseri umani. Solitamente sono felice quando sono vicino al mare, quando ho ragione o quando mi parlano di politica, teatro e cinema.

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