Andy Warhol Villa Reale Monza

Andy Warhol. L’alchimista degli anni Sessanta sbarca alla Villa Reale di Monza per tre mesi. La mostra, curata da Maurizio Vanni e prodotta dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, col patrocinio del Comune di Monza e della Regione Lombardia, e inaugurata il 25 gennaio, sarà visitabile fino al 28 aprile 2019.
140 opere sono le protagoniste di un percorso espositivo volto a ripercorrere l’universo artistico e creativo di Andy Warhol, dominato dalla rappresentazione delle icone più note del XX secolo, oggetti seriali della quotidianità consumista e scorci critici della società a lui contemporanea. 

Andy Warhol, re della Pop Art 

Andy Warhol, l’artista super star del XX secolo, nasce a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 agosto 1928. Figlio di due immigrati slovacchi di etnia Rutena, Ondrej Varchola e Júlia Justína Zavacká, deciderà di intraprendere gli studi, dal 1945 al 1949, al Carnegie Institute of Technology presso la sua città. 

Nel 1949 si trasferisce a New York, città che gli apre diverse porte e possibilità. Inizia a lavorare fin da subito per le riviste più importanti dell’editoria tra cui Vogue, Glamour e Harper’s Bazar, nelle quali ricoprirà il ruolo di grafico pubblicitario.

Intorno agli anni ’60 Andy Warhol si dedica alla realizzazione di dipinti di fumetti e immagini pubblicitarie, aventi per protagonisti Dick Tracy, Popeye, Superman e le prime bottiglie di Coca Cola. Sono gli anni in cui l’attenzione di Warhol è rivolta ad oggetti di uso comune e popolare e a immagini riguardanti il quotidiano. Saranno poi le più note lattine di Coca Cola e zuppa a diventare icone-simbolo del tempo, capostipiti della nascita di una vera e propria corrente artistica: la Pop Art.  

Ma il genio di Andy Warhol non si ferma alla solo pittura, il suo estro invade tanti altri settori dell’arte: dal mondo del cinema, a quello dell’editoria e del giornalismo fino al mondo della musica, in cui diviene finanziatore del primo disco dei Velvet Underground. Nel 1980 diviene anche produttore della Andy Warhol’s TV, televisione da lui fondata. 

Nel 1968 rischia di morire all’interno della Factory per mano della femminista Valerie Solanas, unico membro della S.C.U.M (Society for Cutting Up Men): era il 3 giugno, quando la donna spara a Warhol insieme al compagno di allora, Mario Amaya. Dopo aver rischiato la vita, l’artista decide di ridurre lentamente la sua presenza sulla scena pubblica. 

Negli anni ’80, ultimi anni della sua vita, si dedica ad autoritratti, ritratti politici come quello di Lenin e alla rivisitazione di opere di grandi maestri del Rinascimento come Paolo Uccello, Piero della Francesca, e soprattutto Leonardo da Vinci, da cui ricava il ciclo “The Last Supper” (L’ultima cena). Realizza anche opere a più mani con Francesco Clemente e Jean- Michel Basquiat. 
Morirà il 22 febbraio 1987 durante una semplice operazione chirurgica. 

Andy Warhol. L’alchimista degli anni Sessanta

La mostra, fin da subito, porta con sé la cifra personale e stilistica dell’artista riassunta in un ambiente espositivo dai colori dal forte impatto visivo, luci suggestive e scomparti che suddividono il percorso in cinque sezioni: Personaggi celebri. Ad uso e consumo; Miti oltre al tempo; La rivoluzione sessuale; L’amore per la musica; Consumismo e serialità. Nasce la serigrafia. Tale strutturazione esemplifica chiaramente il carattere eclettico dell’artista, portatore di nuove tendenze e in costante ricerca di un’arte in grado di comunicare, che sia fruibile da tutti, non risultando mai banale.

Il curatore, Maurizio Vanni, al principio dell’esposizione, definisce Warhol in questi termini:

«Warhol era un artista che non si accontentava di ciò che veniva definita realtà, cercava una costante trasmutazione della materia nei suoi passaggi dalla fotografia iniziale alla seta (attraverso il processo serigrafico) verso un’ulteriore immagine su tela o su carta così simile, ma al tempo stesso, così difforme dalla precedente. Nelle serie dell’artista americano, la realtà veniva trasformata, fatta rinascere e virare verso qualcosa in cui tutti potevano riconoscersi: l’oggetto quotidiano che alludeva a qualcosa di altro rispetto alla sua funzione consueta pur rimanendo integro e riconoscibile».

Il percorso espositivo

Nella sezione Personaggi celebri. Ad uso e consumo troviamo esposti ritratti di volti come Muhammad Alì, Mao Tse-Tung, Capo di Stato cinese, la nuova serie di Marilyn e i lavori degli anni ’70 suddivisi in due momenti specifici. Quelli dei primi anni Settanta raffigurano i volti di Leo Castelli, David Hockney e Man Ray e sono caratterizzati da un aumento di tratti di colori. Mentre i lavori successivi, contraddistinti da una stesura omogenea di colori vivaci, rappresentano i volti di Liza Minnelli, Truman Capote e Carolina Herrera.

Proseguendo lunga la mostra troviamo la sezione forse più suggestiva di tutte: Miti oltre il tempo. I miti intramontabile di cui si occupa Warhol sono: Marilyn Monroe, ritratta non come un personaggio dello star system, ma come una normalissima immagine in bianco e nero, frantumata e ricostruita; Jacqueline Kennedy con la serie “Jackie” e il Presidente John F. Kennedy con la serie “Flash”. L’artista americano tenta di rappresentare il mondo degli americani: volutamente prevedibile, dove ogni giorno era uguale al precedente. 

La mostra continua con la sezione dedicata alla rivoluzione sessuale, un tema molto caro a Warhol, testimone e principale artefice della liberazione dei costumi. Con la serie Ladies and Gentleman del 1975, Warhol rappresenta personaggi in pose e pettinature eccentriche e singolari, contaminati da colori innaturali come l’arancio, il lilla, il verde acido, il rosso acceso, il blu manganese e il giallo ocra, accentuando in questo modo i tratti stravaganti dei soggetti e l’evidente travestimento

Amore per la musica. Da producer a ideatore di cover è la sezione che documenta la passione di Warhol per la musica rock, jazz, pop e lirica. Eclettico anche in questo, Warhol è stato sia produttore – come nel caso dei Velvet Underground di Lou Reed Nico – che creatore di copertine
– come nel caso di artisti del calibro di Diana Ross, The Rolling Stones John Lennon, Aretha Franklin, Miguel Bosè, Loredana Bertè e tanti altri.  

E per finire, la sezione dedicata a Consumismo e serialità. Nasce la serigrafia mostra come l’oggetto sia diventato il protagonista indiscusso della ricerca artistica di Warhol. La sperimentazione verso la serigrafia fotografica sarà in grado di cambiare l’approccio di Andy al campo dell’arte visiva. L’oggetto diventa, in questo modo, il prodotto e l’emblema del panorama collettivo delle nuove masse. 

Andy Warhol. L’alchimista degli anni Sessanta è dunque un percorso nel quale incamminarsi e immergersi sala dopo sala, in una realtà che riesce a farsi altro, virando in qualcosa in cui tutti possiamo riconoscerci: la Pop Art di Warhol. Siamo ormai di fronte a un mondo e una realtà lontani dal concetto d’élite, dove l’oggetto d’arte proviene dallo scenario quotidiano e si trasforma in un prodotto realizzato in serie.  

Marta Barbera

CONDIVIDI
Marta Barbera
Marta Barbera nasce a Monza il 16 gennaio 1997. Attualmente studia Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l'Università degli studi di Milano. E' appassionata di tutto ciò che riguarda l'arte, la letteratura, le lingue straniere e il mondo sociale. Crede nel potere distruttivo e creativo delle parole, in grado di cambiare il mondo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here