Streghe, donne
From Jesse Korman via Wikimedia.

Chi sono le streghe oggi? La potenza della rappresentazione è esemplificativa di quell’ansia sociale che genera il diverso quando si esprime, sa e conosce cose celate alla maggior parte delle persone.

«Oh, diamine, che esseri son quelli, così grinzi e selvatici d’aspetto da non avere alcuna somiglianza con gli esseri che vivon sulla terra sulla quale si trovan tuttavia?
(Alle streghe)
Siete viventi? Siete voi qualcosa cui si possa rivolgere domanda?
[…] Alla vista, dovreste essere femmine, ma quelle vostre barbe mi fan pensare che non siete tali».

Sono queste le frasi che Banquo nel Macbeth di Shakespeare riserva alle weird sisters, le tre streghe che incontrano lui e Macbeth e che prevedono loro il futuro all’inizio dell’opera. Le tre streghe non sono altro che donne, con tutte le implicazioni sociali che comporta, con un corpo e un’estetica non conforme e che posseggono le chiavi di un futuro presumibilmente già scritto. Resta fondamentale tenere a mente che la vicenda è collocata in un contesto storico preciso, l’Inghilterra del XVII secolo, in cui si temevano le streghe, in quanto creature potenti e malvagie. La dimensione morale viene automaticamente richiamata, anche con l’assenza di riferimenti espliciti ad essa, in un contesto in cui un’estetica non conforme corrisponde in via automatica ad una moralità corrotta.

Il carattere avanguardistico di Shakespeare, però, resta evidente anche questa volta, deludendo le aspettative dei più: la sorte delle tre streghe non è legata ad un rogo in fiamme. Infatti, le weird sisters si volatilizzano dopo aver reso nota la profezia e non vi è alcun tipo di punizione riservata loro. D’altro canto, qual è la loro colpa se non quella di sfuggire a qualsiasi classificazione ed essere in possesso di saperi e conoscenze?

Witches, sluts, feminists

Streghe, puttane, ribelli sostantivi con un significato denotativo diverso accostati, trattati quasi come sinonimi, a fronte dell’elemento comune che richiamano, il riferimento ad una donna deviata, quella che vive la propria vita in direzione contraria.
È in questo modo che Kristen Sollee intitola il suo libro, in cui analizza la figura della strega e ripercorre il fenomeno della caccia alle streghe sin dall’epoca medievale. Leggendo in chiave femminista tutto quello che la strega rappresenta, significati manifesti e non vengono resi espliciti. Strega è una donna che vuole sfuggire dall’ordine patriarcale, padrona di se stessa, delle proprie scelte, del proprio corpo e dei propri desideri. Particolare attenzione è destinata al comportamento sessuale, quello tendenzialmente più incriminato, soprattutto se contraddistinto dall’assenza dell’uomo, soprattutto se sfugge dal controllo dell’istituzione matrimoniale.

La transizione della donna da oggetto sessuale, strumento per il soddisfacimento del piacere maschile, a soggetto che desidera e agisce in funzione di quel desiderio, è quella più temuta. Donne sole, accusate di comportamenti sessuali promiscui la maggior parte dei casi, additate come streghe e condannate a morte. La cui sola esistenza, persino priva di azioni incriminanti, è un manifesto politico, una potente minaccia all’ordine patriarcale. La vita di una donna che nella sua solitudine ed indipendenza resta comunque viva e vive è prova tangibile della fallacia di un sistema articolato su relazioni di potere date per scontate, investite di quella naturalezza riservata solo a ciò che è socialmente costruito. A pagarne il prezzo più caro, le donne, streghe, puttane, ribelli la cui vita continuamente sacrificata ad uno status quo indegno della loro presenza. La più grande sovversione di una donna che possiede e controlla la propria vita, resta, ora e allora, l’assenza di un uomo che tiene le fila.

Slut shaming e femminicidi: la moderna caccia alle streghe

Sollee, nel libro citato in precedenza, parla dello slut shaming come di una moderna caccia alle streghe. L’ossessiva caccia alla donna deviata, la falla nel sistema, da esporre e schernire si traduce, in epoca moderna, nella caccia alla puttana. Chiara la matrice comune che caratterizza i due fenomeni, il comportamento sessuale libero e indipendente dal controllo dell’uomo. Aggressione e persecuzione verbale, che punta alla distruzione della donna nella sfera pubblica e alla rovina della sua reputazione e che, in alcuni casi, comporta conseguenze ben peggiori.
Maria Mantello traccia un legame tra passato e presente ancora più incisivo, riconoscendo la condanna come elemento comune nelle sorti di streghe allora e donne oggi. Nel suo recente libro “Sesso, chiesa e streghe. Una vecchia e nuova storia di femminicidi” riconosce la matrice comune del destino delle streghe e delle donne vittime di femminicidio, la morte come punizione per la sua devianza dal modello dominante di donna dipendente dall’uomo, condannata ad essere l’eterna costola di Adamo, citando la stessa Mantello.


Nel libro, una particolare attenzione è rivolta all’influenza della Chiesa Cattolica nella costruzione del modello socialmente accettato di donna. La tradizione cattolica ha istituzionalizzato la natura (con tutte le problematiche associate a questo termine) della donna, le sue specifiche caratteristiche e attitudini. Quando lei viene meno a quel tacito patto che mai ha stretto, c’è una sottile legittimazione che serpeggia sullo sfondo e se non assolve, quantomeno giustifica la punizione. La retorica distorta che viene portata avanti dal medioevo fino ai giorni nostri è sempre la stessa, una narrazione che rimescola le parti e finisce con l’identificazione della vittima come carnefice di se stessa.
È lei che se l’è cercata, è lei che l’ha provocato, è lei che voleva lasciarlo.

La stessa struttura sintattica di frasi del genere denuncia un’attitudine colpevolizzante ai danni della parte lesa. La forma passiva non rende necessaria la presenza di un soggetto che compie l’azione, il vero carnefice è così invisibile, mentre tutta l’attenzione è catalizzata su quel “lei” e verso quella tendenza umana a trovare un colpevole in qualsiasi circostanza.

Ma che non sia mai l’uomo. La tremenda risonanza di fatti e situazioni del passato in dinamiche che si replicano ancora tutt’oggi, chiamate con nomi diversi, rende chiara l’urgenza di rileggere il passato con lenti diverse e il futuro con consapevolezze che già dovrebbero essere scontate.
Fin tanto che il sistema patriarcale, nemico di qualsiasi inclinazione soggettiva, caratterizzato da stereotipi soffocanti e aspettative sociali, verrà sostenuto e difeso, le streghe non cesseranno mai di esistere per ostacolarlo.

Giuseppina Pirozzi

Giuseppina Pirozzi
Se potessi, scriverei per sempre senza fermarmi neanche un istante. Ogni momento è perduto nel fluire continuo e incessante dell’esistenza, se non è cristallizzato dall’inchiostro alleato sul quel foglio innocente che accoglie le speranze e i sogni mancati, ed io forse ho perso un bel po’ di cose da quando son nata, ma la penna è la mia spada e il foglio è il mio scudo, insieme le mie battaglie le abbiam vinte tutte. Mi chiamo Giusy e ho 21 anni, amo la letteratura, la poesia, la primavera e i sorrisi degli sconosciuti che ti colorano le giornate un po’ grigie.

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