Addio, BoJack, e grazie d'averci mostrato le nostre debolezze
BoJack Horseman Say When (YouTube)

BoJack Horseman è una serie animata statunitense ideata e creata da Raphael Bob-Waksberg per Netflix. Il suo debutto è avvenuto nel 2014 sulla piattaforma streaming californiana e ora, dopo cinque fantastici anni trascorsi insieme all’istrione BoJack, si è giunti inaspettatamente alla sesta e ultima stagione. Non si è mai sufficientemente pronti agli addii, ma è pur vero che gli addii non contano molto, bensì ha importanza quel che c’è stato prima d’ogni triste e doloroso commiato.

BoJack Horseman è una realtà immaginaria che orbita vagamente attorno ai princìpi favolistici di Esopo e de La Fontaine, è un trip satirico nei meandri ipocriti, marci e dissennati della società liquida post-moderna. Da questo humus scaturisce la vera natura dei personaggi, esseri umani e animali che di animalesco hanno poco o nulla, e sono inevitabilmente caratterizzati e proiettati verso l’impietosa realtà dello star-system americano. Un sistema regolato da un capitalismo immanente, a sua volta alimentato da logiche esclusivamente omologanti e imprenditoriali – culto della celebrità e industria dell’intrattenimento – e chiunque è ossessionato dal mito della perfezione e dalla nevrotica distorsione virtuale dei social network. Tale realtà sociale è fondata su una mendace e omogeneizzante libertà individuale: libertà di conseguire a tutti i costi il proprio utile, di agire con stravaganza e indifferenza, di alienarsi, di consumare e persino di sperimentare forme di rifiuto e protesta contro il sistema stesso ma tutto con evidenza regressiva, poiché il conseguente individualismo di tale libertà conduce, necessariamente, a un isolamento individuale e infine alla rassegnazione. Un totale dis-ancoramento da tutto ciò che fosse considerato ultimo o risolutivo.

Scrive Bauman: «L’industria di oggi è sempre più legata alla produzione di attrazioni e di tentazioni. Ed è nella loro natura che esse ci tentino e seducano solo finché ci invitano e ci richiamano da quella distanza che chiamiamo futuro; le tentazioni, invece, non possono sopravvivere a lungo alla resa di chi è stato tentato, così come il desiderio, una volta soddisfatto, non può sopravvivere a se stesso».

Dunque, questa serie Netflix si svolge attraverso l’universo narrativo, psichedelico, auto-distruttivo e melanconico d’un cavallo antropomorfo: BoJack.

BoJack Horseman (MondoFox)

BoJack è l’ex-star di una popolarissima sitcomHorsin’ Around – anni ‘90 che però deve confrontarsi con una fama ormai in rovinoso declino nel panorama del business cinematografico di Hollywoo(d), che riconosce gli attori più come prodotti che come artisti. È il personaggio più problematico e contraddittorio della serie e rappresenta plasticamente le imperfezioni e le debolezze umane. È un sociopatico e un misantropo tormentato dai traumi d’un passato convulso e drammatico, dalle sue perpetue e laceranti mancanze e ciò lo scaraventa in una profonda decadenza esistenziale. BoJack è un nichilista egocentrico che oscilla tra il narcisismo cronico e l’alcolismo condiscendente. Quindi, la parabola di BoJack è una parabola, probabilmente, senza speranza; è la tremenda consapevolezza di essere inadeguati, è il desiderio bruciante di voler realizzare se stessi ed è al contempo l’incapacità di vivere. Avviene un approdo al nulla in quanto nulla, percependo l’assenza di un fine e della risposta ai perché.

BoJack Horseman
(LaStampa.it)

BoJack è pervaso da una visione cinica e deprimente dell’esistente che ha origine dall’obnubilamento dell’immagine di sé, dal proprio taedium vitae e dagli angosciosi conflitti familiari. Egli vive un’assoluta contingenza esistenziale che lo condanna a perdersi in un mondo permeato da mancanze. Perciò BoJack è alla costante e disperata ricerca di amore.

Ricerca la fama e auspica, attraverso quest’ultima, di essere ricordato e amato nel senso più profondo e autentico del termine. È  evidente che questo vuoto incolmabile che tenta vanamente di colmare con le adulazioni dei fans e con l’esaltazione del successo cinematografico, è il frutto delle dis-attenzioni e degli atteggiamenti sprezzanti dei suoi genitori. Fin dall’infanzia hanno riversato le loro frustrazioni fisiche e mentali sul figlio, usandolo come valvola di sfogo. I genitori hanno così inoculato in BoJack dei demoni velenosi da cui lui stesso tenta di liberarsi senza successo. Soprattutto il complicatissimo rapporto con la madre Beatrice, che lo disprezza e ingiuria con meschinità e che neanche negli ultimi istanti della propria vita lo degna della sua attenzione, ha instillato in lui uno smisurato senso d’inadeguatezza, di conseguenza vive perennemente nella certezza del fallimento. Ogni mancanza rispetto a un soddisfacimento implica una tensione psichica interiore, una quota di frustrazione, e quindi la tendenza pulsionale è quella di un ritorno a una condizione di assenza di conflitti. Ragion per cui BoJack, in ogni suo show e sfrenato abuso di alcool e droghe, tenta di individuare un’esistenziale ricerca del godimento assoluto e al tempo stesso un disperato tentativo di mettere a tacere le esistenziali angosce che lo dilaniano.

The Horseman Family (Pinterest)

Scrive Benasayag: «Ci si muove dal principio del dover fabbricare l’uomo ideale. L’uomo così com’è, è inadeguato. Si tratti dell’uomo nuovo del consumismo, dell’individuo senza qualità del capitalismo, tutto sembra dimostrare la nostra inadeguatezza. Innumerevoli sedute psicoanalitiche, lunghe auto-critiche a cui seguono infinite promesse di cambiamento, sempre nuovi manuali di self help hanno fatto sì che la nostra vita fosse scandita senza sosta dal rintocco della triste certezza d’essere in difetto. Le immagini identificatorie dell’uomo «come si deve» del capitalismo sono rozze e invadenti e propongono agli uomini e alle donne che ne accettano la disciplina un progetto che non mira ad altro che alla loro «felicità». Le società moderne inducono in noi una condizione di permanente sofferenza, perché ribadiscono l’irriducibile distanza che ci separa dalla norma. Una costante negazione della realtà in nome di un «dover essere».

Questa ingiunzione di un modello ideale viene continuamente ribadita a BoJack dalla sua manager gatto: Princess Carolyn, rappresentazione icastica del darwinismo sociale hollywoodiano, un Super-io materno spietato e senza scrupoli. Infatti la celebre controparte di BoJack è proprio Mr. Peanutbutter, ovvero il riflesso della passività post-moderna. Un poco intelligente cane-attore adorato, perfetto, allegro ed eternamente felice, che rimanda a uno Yes Man di una società dis-topica. Nonostante ciò, BoJack è perseguitato dalla necessità di sublimare, attraverso le relazioni con gli altri, il recondito bisogno di essere amati e riconosciuti. Ma ogni qualvolta intesse una relazione, finisce per svuotarla di senso e infine sabotarla.

L’immagine da star incatena l’io del protagonista a perseguire avidamente il culto della parvenza, con ciò smarrisce il contatto con l’autentico sé, rendendo impossibile la relazione con l’altro. È un io che attraversa l’auto-dissoluzione della propria emotività.

(HallOfSeries)

Infatti, l’unica spalla amichevole di BoJack è il pigro, paziente e ingenuo Todd Chavez: in lui si nasconde una personalità a tratti sensibile e creativa, affossata dalle intrinseche debolezze e dalle martellanti indecisioni, oltre che dall’egoismo dello stesso BoJack. Todd è la rappresentazione vivente della profonda solitudine del protagonista equino, ed è allo stesso tempo per lui un vitale supporto emotivo. Mentre nei nevrotici interstizi emotivi e linguistici di BoJack s’inserisce la sua biografa Diane Nguyen ed è lei a porre su un piano riconoscibile la consunzione interiore ed esteriore dell’equino. Lei è una ghost writer che con freddezza e riottosità si immerge nei continui e intensi flashback, o meglio madeleine proustiane, dell’inquieto BoJack.


BoJack Horseman/Cast (MondoFox)

La serie Netflix dà luce a un mondo esilarante, assurdo e per molti versi urticante e dissacrante, ma tutto ciò è uno squarcio terribilmente attuale sulla nostra realtà. Ogni personaggio appartenente al mondo di BoJack rappresenta una specifica critica alla società contemporanea. Ognuno di essi è impegnato nella ricerca di un particolare modo per distrarsi dalla futilità della vita e, totalmente assorti nella quotidianità, non affrontano l’inevitabile domanda sul senso della propria esistenza. Hollywoo(d) è paragonabile a un fiume eracliteo, in cui tutto scorre e nulla rimane stabile, è una comunità che si trasforma nella semplice co-presenza di più soggetti, e da ciò emerge un individualismo malsano e s-regolato accompagnato da vocazioni nichiliste. BoJack ci attrae, ma ugualmente ci spaventa perché sappiamo che le fragilità, i dubbi e le sofferenze che lo affliggono sono comuni a tutti noi. Egli è la raffigurazione allegorica rappresentante l’uomo post-moderno.

(RollingStone.it)

Siamo in balia di noi stessi, del nostro oblio, delle nostre passioni tristi e del mondo circostante, condanna ineluttabile che colpisce tutti indistintamente. Netflix ha prodotto e diffuso BoJack Horseman: un’opera tragicomica dove il singolo cerca spasmodicamente la propria intima redenzione – forse – ma qualsiasi sforzo venga svolto, in realtà, risulta inutile perché non c’è redenzione né per se stessi né per la società. Questo pessimismo cosmico non svilisce però la vita, anzi pone in evidenza l’assenza d’un senso prestabilito che possa determinare il destino del singolo, che non ci sia nulla che giustifichi l’esistenza, se non le azioni compiute in vita. Bisogna scegliere e scegliendo decidere chi essere. Volendo il non-voluto, comprendendo i meccanismi inconsci e amando l’irrazionalità del proprio essere, si può rendere l’inevitabile caducità in una opportunità per divenire ciò che si è.

P. Griffin direbbe: «I cavalli sono delle persone orribili».

Nonostante ciò, BoJack ci ha mostrato la sua autenticità, il suo essere nel mondo e la necessità d’acquisire la consapevolezza che nell’assurdità si possa trovare l’essenziale, che nel male si possa scoprire il bene, che per poter essere inondati dalla luce si debba essere oscurati dall’ombra.

«Lì dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva». (Hölderlin)

BoJack Horseman
Goodbye BoJack (CineFacts)

Addio, BoJack, e grazie di tutto.

Gianmario Sabini

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