Jackson Hill House, fonte: https://www.esquire.com/it/cultura/libri/a25602498/shirley-jackson-biografia-libri/:
Jackson Hill House, fonte: https://www.esquire.com/it/cultura/libri/a25602498/shirley-jackson-biografia-libri/

«Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.»
Con questo iconico incipit si apre L’incubo di Hill House, il romanzo più famoso di Shirley Jackson, autrice statunitense che ha posto le basi della ghost story e che ha ispirato, tra le penne più audaci, il canonico Stephen King.

Shirley Jackson sorprende ogni tipologia di lettore: con una scrittura pregna, potente e di grande eleganza, riesce a varcare i confini del romanzo di genere e, sfruttando i topoi dell’horror, costruisce una doppia lettura di una storia di seducenti atmosfere.
La protagonista, Eleonor Vance, è una donna traumatizzata dalla perdita della madre inferma e che ora vive con il peso del senso di colpa per non essersi svegliata la notte in cui morì. Senza un obiettivo di vita e sprofondata nello sconforto, si trasferisce dalla sorella, in un’abitazione in cui si sente di troppo e circondata di spazi e di oggetti a lei lontani ed estranei. Questa arida quotidianità avrà fine quando un certo professor Montague (un antropologo interessato ai fenomeni paranormali) la invita a trascorrere l’estate a Hill House, una casa che si suppone essere infestata. Montague, che è a conoscenza di un episodio poltergeist di Eleonor, pensa infatti che la presenza di alcuni sensitivi possa catalizzare meglio le presenze soprannaturali della casa e per questo ha convocato diverse persone protagoniste a vario titolo di eventi paranormali. All’appuntamento si presenteranno quindi anche Theodora (un’artista di cui la Jackson suggerisce tra le righe un orientamento omosessuale) che ha manifestato poteri ESP e Luke Sanderson, ultimo erede dei proprietari di Hill House, un giovanotto spensierato e attraente che ha il compito di vigilare sulla proprietà.

Hill House è magniloquente, ma respingente. Il suo aspetto gotico e tetro attrae e annichilisce così come lo è la sua storia: costruita su racconti di tragedie mai banali, ma sempre tessute dalle azioni di uomini voraci, spinti alla costante ricerca del potere.
Stephen King apre “L’incendiaria” con la dedica: «A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce.» riuscendo a delineare perfettamente la prosa e la narrazione dell’Incubo di Hill House. Il lettore non si imbatte mai in una sbavatura, in una paura urlata, nel puro terrore reso da splatter e jampscare. La Jackson, come anche nei suoi romanzi Abbiamo sempre vissuto nel castello e “Lizzie”, riesce invece a immergerci in un conturbante non detto e in tutte le atmosfere e le domande che da esso sono evocate.
Una densa coltre di nebbia aleggia tra i personaggi e la casa “stregata” e questa difficoltà nel vedere e nel sentire è resa estrema da dialoghi vuoti e ossessionanti, buttati giù dai personaggi solo per riempire silenzi opprimenti e soffocanti.
In questo luogo di desolazione attecchisce un dubbio imponente: che forse di paranormale non c’è proprio nulla, forse noi lettori stiamo seguendo solo la vorticosa discesa nella follia di una mente già debilitata. Tutto ciò che accade sembra appartenere infatti a una dimensione evanescente, come se fosse un sogno a occhi aperti o un’allucinazione collettiva.

Nel saggio “Paranoia” Shirley Jackson racconta se stessa e il suo lavoro di autrice. Qui Eleonor è descritta come una donna che solo in Hill House ha trovato la sua dimensione: «si stente qui amata e sicura, e forse comincia già a vedersi come una principessa incantata o una bambina felice» felice, come non lo è mai stata altrove.
Alla fine, immersa in quelle che possono essere le sue fantasie o in un mondo soprannaturale che è pronto ad accoglierla, Eleonor appare impenetrabile e irraggiungibile mentre chi le è intorno pensa sia giusto mandarla via, credono di mandarla a “casa“.
Ma Eleonor si assuefa in Hill House diventando parte stessa dell’edificio: ne condivide la storia, il carattere e l’oscurità, in una trama che si costruisce su una continua ambiguità spazio – temporale e che precipita sempre più verso una follia nero pece fino a sospendersi, lasciando il posto al solo senso di inquietudine che serra e vince il lettore.

Alessia Sicuro

5 x mille Survival
Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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