La parabola di Tsipras e la scomparsa della Sinistra Radicale in Europa
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Sicuramente avete sentito parlare di Alexis Tsipras, il fu astro nascente della sinistra radicale, ora costretto alle elezioni anticipate in Grecia in seguito alla sconfitta in Europa. Magari avete accolto con entusiasmo il successo politico e mediatico della sua visione di profonda trasformazione della società e delle Istituzioni europee. Oppure vi siete trovati semplicemente a empatizzare con la sua battaglia contro il sistema economico-finanziario. Probabilmente, lo stupore o l’ira (oppure entrambi) hanno colorato i vostri volti alla firma inattesa dell’accordo con la Trojka.

Ciò che potrebbe esservi sfuggita è la portata della parabola del Primo Ministro greco che, emblematicamente, ha trascinato con sé il destino di tutta la sinistra europea.

Il suo cammino politico ha infiammato il dibattito pubblico internazionale e ha innescato, nella sequenza di pochi anni, tesi, antitesi e sintesi del percorso storico della Sinistra Radicale: dalla cavalcata trionfale di un’affermazione insperata e travolgente, a una contraddizione sfociata in crisi di identità che ne ha segnato inevitabilmente la controtendenza negativa, fino alla cocente e dolorosa sconfitta alle ultime elezioni europee. Per parafrasare il Cinque Maggio di Alessandro Manzoni, «due volte nella polvere, due volte sull’altar».

Il parallelo niente meno che con Napoleone Bonaparte potrebbe essere ragionevolmente considerato eccessivo o improprio, ma l’esperienza di Tsipras descrive indubbiamente una storia politica così pregna e significativa, forse definitiva per un’intera tradizione politica, che si può ancora una volta scomodare Manzoni per chiedersi: «Fu vera gloria?».

Un’Altra Europa, con Tsipras

Alexis Taipras, personaggio di notevole carisma e abilità politica, “kalòs kai agathòs”, segue il percorso tradizionale della militanza nella sinistra radicale che lo conduce, giovanissimo, a posizioni di leadership all’interno di una galassia politica di dimensioni elettorali contenute e all’opposizione della globalizzazione neoliberale.

Le contingenze, e nello specifico la complessa congiuntura della crisi economica e del debito sovrano greco, offrono tuttavia un’occasione politica irripetibile, che il suo acume e le sue capacità gli permettono di cogliere e sfruttare. SYRIZA, la coalizione di sinistra, movimenti ed ecologisti costruita e guidata da Tsipras, drena rapidamente consensi agli screditati social-democratici del PASOK, proponendosi come alternativa di sistema razionale e pacifica. Alle elezioni politiche nazionali nel 2015 si afferma addirittura prima forza politica con più del 36%: un’egemonia su tutto il campo della Sinistra forse mai conseguito con una simile impetuosità.

Tsipras Sinistra Radicale europa
Foto da syrizareggio.blogspot

Il leader di SYRIZA diventa primo ministro, mentre assurge alla fama internazionale: un’altra Europa sembra possibile, e la fascinazione per Tsipras coinvolge le sinistre di tutto il mondo, compresa l’Italia, dove si aggrega addirittura una lista in suo nome in occasione delle elezioni europee del 2014.

A fare da catalizzatore per il successo mediatico, e a rivestire il ruolo di architrave ideologico del programma politico, è la battaglia contro l’Europa dell’austerity (facendo salva la permanenza greca nell’Unione): lo scontro, senza precedenti, con la Trojka (FMI, BCE e Commissione Europea) sulla ricostruzione del debito greco, assume i toni dell’epica e del titanismo.

Il fallimento di Tsipras: il referendum tradito

Tsipras risolve l’impasse attraverso una svolta clamorosa, che coinvolge direttamente la volontà popolare: un referendum nazionale sull’approvazione del piano di misure proposto dai creditori internazionali. La celebrazione del vibrante e catartico momento di consultazione del popolo greco segna uno spartiacque storico nella politica ellenica e internazionale, mettendo in discussione non solo un piano di aiuti economici, ma anche il sistema economico-finanziario globale, le politiche europee e in qualche modo il modello sociale capitalistico. La posta in gioco è altissima.

Il risultato è netto: OXI (“no” al pacchetto di misure “lacrime e sangue”), che potentissimo aveva risuonato nelle piazze e nello spazio mediale, trionfa al 62%, mentre NAI (“sì”) si ferma al 38%.

Una vittoria travolgente, che consegna a Tsipras il destino dei cittadini e del Paese, e forse dell’Europa: evidentemente, una responsabilità fin troppo gravosa. La speranza di raggiungere un accordo storico viene tradita quando, il 13 luglio 2015, dinnanzi alla marcata intransigenza dei creditori verso la proposta di ristrutturazione governativa, si verifica l’imprevedibile.

Tsipras Sinistra Radicale Europa
(AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

A sorpresa, il governo greco accetta un piano ancor più draconiano di quello bocciato dagli elettori: tagli pesantissimi alla spesa pubblica, alla fiscalità generale e agli investimenti si accompagnano a riforme controverse, in cambio dei prestiti internazionali di 85 miliardi di euro, elargiti in tre anni se corrisposti dall’effettivo rispetto degli accordi.

«È il meglio che potremmo ottenere con l’attuale equilibrio di potere in Europa, in condizioni di asfissia economico-finanziaria che ci sono state imposte», dichiarerà a caldo Alexis Tsipras, facendone “una questione di vita o di morte”, tra lo sgomento, l’incredulità e la rabbia dei suoi ex-sostenitori.

Approvato il memorandum in Parlamento, grazie all’apporto di forze politiche d’opposizione, il Primo Ministro è costretto alle dimissioni dalla rivolta interna al suo partito (Varoufakis, popolare ministro delle Finanze, come molti altri, se ne allontanano) e dall’incandescenza dell’opinione pubblica. Alla fine del 2015 si celebrano dunque nuove elezioni e Tsipras, in assenza di qualsiasi alternativa credibile, riesce a ottenere di nuovo la maggioranza per concretizzare gli impegni presi in Europa. Sarà uno degli esecutivi più votati al rigore economico-finanziario e più “impopolari” (nell’accezione letterale del termine) della storia greca.

La sconfitta storica della sinistra radicale

Alle ultime elezioni europee, il partito di Tsipras incassa i risultati, nefasti, della propria azione politica e si ferma al 23% dei consensi, alienandosi il favore di larghissima parte dell’elettorato. È la fine del rampante enfant prodige della sinistra mondiale, che indice nuove elezioni anticipate le quali, verosimilmente, chiuderanno la sua esperienza politica alla guida del Paese.

PH: Reuters, Alkis Konstantinidis

Alla fine, gloria non fu: Tsipras non ha fatto la storia, è riuscito solo a sfiorarla, non afferrandola apparentemente di poco, ma è proprio in quello spazio ristretto che si apre il vuoto politico siderale. Un vuoto che ha reso possibile un capovolgimento ontologico e genetico, più che politico, di simile portata nell’azione di governo, che qualsiasi altro “coscienzioso” leader liberale avrebbe potuto portare a termine senza contravvenire ai propri ideali.

Si può esprimere qualsiasi giudizio sulla scelta politica in sé, ma bisognerà convenire sul fatto che evidentemente mancasse un piano d’azione che, tenendo conto del contesto europeo indubbiamente molto ostile, concretizzasse in risultati tangibili la lotta al neoliberismo e all’austerity, al di là dei proclami e dei nobili valori, oppure la forza politica di lottare fino in fondo per la propria visione del mondo, traendone eventualmente conseguenze anche dolorose, ma rispettando l’espressione del suffragio popolare (peraltro promosso volontariamente).

Così la parabola di Tsipras e il referendum si sono trasformati in una farsa, in una “tragedia greca”, e in un danno di immagine incalcolabile dinnanzi all’opinione pubblica mondiale.

Diego Rivera, The History of Mexico: l’utopia pragmatica

Ribadito con forza a livello europeo con le ultime elezioni, con risultati deludenti in Italia così come negli altri Paesi, il fallimento storico della sinistra radicale nel suo complesso sta tutto qui: nella scarsa concretezza, nella scarsa credibilità e nell’incapacità di dare concreta realizzazione alla propria alternativa di società, alla propria utopia.

Un’utopia che deve essere immaginata idealmente, ma anche prospettata e percepita come realizzabile pragmaticamente dai cittadini: dare corpo all’utopia è la forma sublime della politica e l’ambizione della sinistra, che necessita di porsi il problema della realtà oltre che degli ideali. Che fare? Il fallimento di Tsipras non offre risposte in tal senso, ma deve far porre molte domande urgenti e profonde, in un campo politico al momento azzerato dalla storia.

Luigi Iannone

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