tutela dell'ambiente Costituzione
Credit: Pexels

La tutela dell’ambiente entrerà in Costituzione e comparirà tra i dodici principi fondamentali. Il 9 giugno il Senato ha approvato il disegno di legge costituzionale che modifica gli articoli 9 e 41 della Carta. Dal 29 giugno il testo è stato trasmesso alla Camera per essere calendarizzato e votato, e fra almeno tre mesi ci sarà una seconda, ulteriore approvazione dei due rami del Parlamento, secondo il procedimento dell’articolo 138.

La riforma inserisce, all’articolo 9, un comma che pone in capo alla Repubblica ulteriori materie oggetto di tutela: al «paesaggio e il patrimonio storico e artistico» si aggiungono la «protezione dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni». Una novità assoluta è l’introduzione della tutela degli animali.

Nell’art. 41, che regola la libertà di iniziativa economica privata (ossia di fare impresa), si aggiunge che questa non può arrecare danno, oltre che alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana, anche «alla salute, all’ambiente». Si prevede che con legge siano predisposti programmi e controlli affinché l’attività economica – pubblica e privata – possa essere indirizzata e coordinata a fini ambientali, in aggiunta a quelli sociali.

La riforma della Costituzione, secondo il senatore Andrea Ferrazzi, fra i promotori dell’iniziativa, «recupera il tempo perdutoconsapevoli che il pianeta è una risorsa finita di cui non siamo proprietari, ma custodi». La revisione poi renderebbe più consapevoli Parlamento e cittadini della crisi climatica in atto e della necessità di proteggere la natura, superando «una errata interpretazione antropocentrica-predatoria». La modifica è importante anche in una prospettiva programmatica: la transizione ecologica è uno dei pilastri del Piano di ripresa e resilienza, in linea con gli obiettivi europei.

Secondo alcuni studiosi, inserire un riferimento puntuale alla tutela dell’ambiente nella Carta potrebbe essere controproducente. Sin dal 2002 la Consulta ritiene la tutela ambientale non una specifica materia, ma un valore costituzionalmente protetto, che come tale è trasversale. Quando si ha a che fare con i valori, il diritto si adegua in modo più elastico ai cambiamenti sociali, tecnologici e scientifici. Sinora, considerare l’ambiente in questi termini ha permesso ai giudici e al Parlamento di ampliare la protezione, adeguandosi al mutamento della nozione di “tutela dell’ambiente” nel corso del tempo. Un altro nodo problematico è poi il riferimento espresso a biodiversità ed ecosistemi, che sinora erano inclusi nel termine “ambiente”.

Ma c’è di più: l’articolo 117 fa già riferimento alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, ponendola tra i settori di competenza esclusiva dello Stato (lettera s), per assicurare una protezione uniforme su tutto il territorio. La Corte costituzionale se n’è occupata in varie pronunce, e da queste emerge che il governo centrale ha già una serie di poteri e responsabilità: la prevenzione e la riparazione dei danni ambientali, per esempio. È di competenza statale, e non regionale, smantellare gli impianti nucleari a fine vita e gestire i rifiuti di ogni genere. Le regioni, sempre in base a questo articolo, non possono attivare standard di tutela ambientale inferiori a quelli previsti dalla legge statale: come nel caso delle aree naturali protette, per le quali la regolamentazione regionale può individuare, semmai, livelli di tutela maggiori.

Per il momento la riforma sembra avere un sapore più simbolico che di sostanza: la tutela ambientale diventa un principio che guida l’azione dello Stato e ne programma l’attività. Peraltro diverse Costituzioni europee citano questo valore: Bulgaria, Estonia, Grecia, Francia, Germania. Quest’ultima contiene anche l’inciso della responsabilità statale della tutela ambientale «verso le generazioni future».

Ma la Costituzione era già green, soprattutto grazie agli interventi della Consulta. Al merito di elevare la tutela dell’ambiente a principio fondamentale espresso si lega un doveroso rafforzamento degli impegni per proteggere la natura e l’ecosistema. E in questo senso, il tempo degli slogan è davvero scaduto.

Raffaella Tallarico

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui