
In India, nonostante i progressi economici e tecnologici che hanno trasformato il Paese in una potenza emergente, milioni di bambine e bambini continuano a crescere senza poter frequentare la scuola, intrappolati in un circolo di povertà, discriminazioni e lavoro minorile.
Il Tamil Nadu, Stato dell’India meridionale con oltre 72 milioni di abitanti, è una delle regioni più sviluppate del Paese, eppure nelle aree rurali come Sathankulam e Virudhunagar il diritto all’istruzione non è affatto garantito. Qui le disuguaglianze sociali e di genere rendono difficile l’accesso ai servizi di base come cure mediche, alloggi dignitosi e sicurezza alimentare.
Ed è proprio in Tamil Nadu che si inserisce l’impegno del Sostegno a Distanza (SaD) promosso dall’associazione italiana Energia per i Diritti Umani APS, in collaborazione con l’organizzazione locale AID India (Action in Disabilities India). Attraverso scuole, orfanotrofi e programmi di microcredito ed emancipazione femminile, queste realtà stanno costruendo un’alternativa concreta per centinaia di giovani, trasformando il diritto all’istruzione in una possibilità reale di riscatto sociale.

Istruzione in India: progressi e sfide ancora aperte
Negli ultimi vent’anni l’India ha compiuto progressi significativi nell’accesso alla scuola. Secondo i SRI-IMRB Surveys del 2009 e del 2014, analizzati anche dall’UNESCO, i bambini fuori dal sistema scolastico sono passati da 13,46 milioni nel 2006 ai 6,1 milioni nel 2014. È un risultato importante, frutto di politiche come il The Right of Children to Free and Compulsory Education Act del 2009, che ha reso obbligatoria e gratuita la scuola elementare per tutti i bambini dai 6 ai 14 anni.
Eppure le sfide rimangono enormi. Gli stessi dati mostrano che quasi un terzo degli studenti abbandona gli studi prima di completare l’intero ciclo elementare e l’abbandono è particolarmente diffuso tra i minori provenienti dalle comunità più marginalizzate. La situazione peggiora con il passaggio alla scuola secondaria. Il Rapid Survey on Children 2013-2014, realizzato dal Ministero delle Donne e dello Sviluppo Infantile indiano, ha rilevato che circa la metà degli adolescenti non completa gli studi e che oltre 20 milioni di bambini non frequentano la scuola materna. A questi numeri si aggiunge un dato ancora più preoccupante: secondo il National Achievement Survey del 2017, la metà dei bambini iscritti alla primaria (quasi 50 milioni) non raggiunge livelli di apprendimento adeguati alla classe frequentata.
Queste cifre raccontano una realtà in chiaroscuro: da un lato, l’India ha ridotto drasticamente la quota di bambini esclusi dall’istruzione; dall’altro, persistono gravi disuguaglianze sociali e territoriali che ostacolano l’effettivo diritto allo studio. È proprio in questo scenario che si inseriscono i progetti a Sathankulam e Virudhunagar, che provano a trasformare queste sfide in opportunità concrete di cambiamento.

Virudhunagar: l’orfanotrofio Island of Hope
Nel distretto di Virudhunagar si trova Island of Hope, un orfanotrofio nato nel 2006 che accoglie bambine e adolescenti orfane, semi orfane o provenienti da famiglie in condizioni di grave disagio. Qui i giovani trovano un tetto sicuro, pasti regolari, cure mediche e soprattutto la possibilità di andare a scuola. Attualmente la struttura ospita trentuno ragazze che frequentano scuole pubbliche vicine.
La filosofia educativa di Island of Hope si fonda sui principi umanisti promossi da Energia per i Diritti Umani APS e AID India: nonviolenza, rispetto e uguaglianza senza barriere di casta, religione o genere.
Il tema dell’abbandono minorile in Tamil Nadu resta drammatico, anche se difficile da quantificare con precisione. Secondo un’inchiesta del Times of India del 2024, nelle istituzioni per minori dello Stato risultano registrati oltre 1500 bambini orfani o abbandonati, il numero più alto a livello nazionale. Ma si tratta solo della parte visibile del fenomeno: il vero numero di bambini abbandonati rimane largamente invisibile, al di fuori delle statistiche ufficiali.
In questo contesto, la funzione di Island of Hope è cruciale: offrire un futuro a chi rischierebbe di crescere senza diritti né opportunità, trasformando un destino di esclusione in una possibilità concreta di emancipazione.

Sathankulam: la scuola Ave Maria
A Sathankulam si trova la Ave Maria Matriculation Higher Secondary School, che accoglie oggi bambini e bambine dall’asilo fino al termine del liceo. La caratteristica che la rende speciale è l’inclusività: tra i banchi siedono studenti di ogni estrazione sociale. Chi proviene da famiglie con qualche possibilità economica paga una retta ridotta, per gli altri l’accesso è garantito grazie ai fondi del Sostegno a Distanza e ad attività di autofinanziamento, come la coltivazione di cocco nei terreni circostanti.
I risultati sono tangibili: negli ultimi anni un numero crescente di studenti ha potuto accedere con successo all’università, un segnale che dimostra come l’istruzione di qualità possa invertire la rotta e rompere il ciclo della povertà.
Il progetto non si esaurisce nelle aule: oltre a programmi di sostegno per le famiglie, sono stati avviati progetti di microcredito destinati alle donne e sono in fase di creazione i laboratori scientifici e informatici che offriranno agli studenti strumenti moderni per la loro formazione.

Peter Raj: una vita al servizio degli ultimi
Dietro i progetti di Island of Hope e della scuola Ave Maria ci sono la visione e l’impegno instancabile di Peter Raj, Segretario Generale di AID India. Nato e cresciuto a Sathankulam, in un contesto segnato da povertà e discriminazioni sociali, Peter ha scelto sin da giovane di dedicare la propria vita agli ultimi: famiglie prive di mezzi di sussistenza, bambine e bambini abbandonati, orfani.
Dopo un percorso personale che lo ha portato ad abbracciare i principi dell’umanesimo universalista (la nonviolenza, la dignità di ogni essere umano e l’uguaglianza senza barriere di casta, religione o genere), ha fondato AID India con un gruppo di amici e volontari locali. Da allora, il suo impegno è cresciuto fino a diventare un punto di riferimento non solo per le comunità del Tamil Nadu, ma anche per numerose realtà italiane che lo hanno sostenuto.

Con il tempo, la collaborazione con l’associazione Energia per i Diritti Umani APS ha trasformato il legame in una vera e propria alleanza internazionale: dal sostegno a distanza alla raccolta fondi, fino alla mobilitazione di volontari italiani in India. Grazie a questo ponte solidale, le idee di Peter hanno trovato gambe per camminare, dando vita a strutture educative e di accoglienza che oggi cambiano la vita a centinaia di ragazzi.
Chi lo ha incontrato descrive Peter come una persona concreta e visionaria allo stesso tempo: capace di ascoltare i bisogni immediati delle persone, ma anche di immaginare progetti a lungo termine come le piantagioni agricole, i laboratori formativi o le biblioteche scolastiche. La sua storia testimonia come il coraggio di un individuo, quando incontra la solidarietà collettiva, possa trasformarsi in un movimento capace di incidere davvero sulla società.

Il microcredito per l’autonomia e l’inclusione sociale
Tra le iniziative più significative avviate da AID India c’è il programma di microcredito e gruppi di auto-aiuto chiamato Grama Vasantham, che in lingua tamil significa “prosperità del villaggio”. Il nome richiama l’idea di una rinascita collettiva, di una “primavera” sociale capace di restituire dignità e opportunità a chi ne è stato privato. Nato nel 2000 e ispirato al modello della Grameen Bank di Muhammad Yunus (con cui lo stesso Peter Raj si è formato in Bangladesh), il programma mira a ridurre la povertà nelle aree più marginali del Tamil Nadu, offrendo alle persone strumenti concreti per costruire la propria indipendenza economica.
Il progetto si rivolge in particolare a donne di casta bassa, persone con disabilità e minoranze sociali e religiose, gruppi che spesso vivono in condizioni di esclusione e senza accesso al credito. Nelle zone rurali del sud dell’India, dove la siccità, la precarietà del lavoro agricolo e il ricorso a usurai con tassi fino al 120% aggravano le disuguaglianze, Grama Vasantham rappresenta una reale via d’uscita. AID India ha risposto a questa realtà creando una rete di solidarietà economica basata su fiducia, cooperazione e autogestione.
All’interno del programma, l’accesso ai prestiti avviene attraverso piccoli gruppi di auto-aiuto, composti da almeno dieci donne o cinque persone con disabilità, che provengono dallo stesso villaggio e condividono condizioni di vita simili. I membri seguono un periodo iniziale di formazione di cinque giorni, durante il quale apprendono i principi del microcredito, l’importanza del risparmio e della responsabilità collettiva. Successivamente, per circa sei mesi, contribuiscono con un piccolo risparmio settimanale obbligatorio, che serve come fondo comune e come “test” di affidabilità. Solo dopo questo periodo possono accedere al primo prestito, che viene gestito in modo democratico e trasparente.
I gruppi si riuniscono una volta al mese insieme a un operatore di AID India per discutere le questioni economiche, restituire le rate, prendere decisioni condivise e affrontare eventuali difficoltà. Ogni gruppo elegge un proprio rappresentante e partecipa a una struttura di coordinamento più ampia, che include anche rappresentanti delle persone con disabilità, garantendo così un modello realmente inclusivo e partecipato.
I prestiti vengono utilizzati per avviare attività generatrici di reddito legate al mercato locale: piccole imprese artigianali, sartorie, allevamenti, produzione di saponi e conserve, coltivazioni, lavorazione del pesce o commercio al dettaglio. Per le persone con disabilità, i tempi di restituzione sono più lunghi e flessibili, così da tener conto delle diverse capacità lavorative e delle condizioni personali. Il programma incoraggia anche una gestione prudente del rischio: chi richiede un prestito per attività agricole deve dimostrare di avere una seconda fonte di reddito, per poter far fronte alle difficoltà legate al clima o alle stagioni.

Ma Grama Vasantham non si limita a fornire credito. Attorno al prestito ruota un ampio lavoro di formazione, counselling e accompagnamento sociale, che aiuta i beneficiari a orientarsi tra i servizi pubblici, a ottenere documenti, borse di studio o agevolazioni e a partecipare a corsi di alfabetizzazione e formazione professionale. I gruppi diventano così spazi di crescita collettiva e di consapevolezza dei propri diritti, dove si sviluppano fiducia reciproca e capacità decisionale.
Un esempio emblematico è quello di Arumugam, una donna di 47 anni, vedova e con disabilità fisica dovuta a una febbre reumatica contratta da bambina. Prima di entrare nel programma viveva sola e senza lavoro stabile, sopravvivendo grazie a piccoli impieghi saltuari. Entrata in un gruppo di auto-aiuto per persone con disabilità, Arumugam ha seguito un corso di tessitura di stuoie e ottenuto un primo prestito di 5.000 rupie per acquistare il materiale necessario. In poco tempo ha iniziato a ricevere ordini regolari da commercianti locali, riuscendo non solo a ripagare il prestito, ma anche a risparmiare e garantire a se stessa una vita dignitosa.
Storie come la sua mostrano come il microcredito possa diventare molto più di uno strumento economico: è un percorso di emancipazione personale e collettiva, che restituisce voce, fiducia e autonomia a chi era rimasto ai margini. Nel 2007, Grama Vasantham contava già oltre 6.000 beneficiari nei distretti di Thoothukudi, Tirunelveli, Kanyakumari e Virudhunagar, molti dei quali hanno raggiunto la piena indipendenza economica. Con il tempo, anche il governo locale ha riconosciuto il valore del programma, adottandone il modello in altre regioni.
Grama Vasantham è oggi un simbolo di sviluppo dal basso e di inclusione reale, dove la solidarietà si trasforma in autonomia e l’aiuto diventa condivisione di responsabilità. Un percorso che dimostra come, anche nei contesti più fragili, sia possibile generare un cambiamento duraturo attraverso fiducia e partecipazione.
Il Sostegno a Distanza in India
Il Sostegno a Distanza promosso da Energia per i Diritti Umani APS rappresenta la spina dorsale dei progetti portati avanti in India insieme ad AID India. Non si tratta solo di un aiuto economico, ma di un patto di solidarietà continuativa tra famiglie italiane e bambini che vivono in contesti segnati da povertà, esclusione e mancanza di opportunità. Con un contributo mensile di 30 euro, un sostenitore può garantire a un bambino l’accesso alla scuola, al materiale didattico, a cure mediche di base e a una dieta più equilibrata. Ma il modello adottato da Energia per i Diritti Umani APS va oltre la semplice relazione “uno a uno”: una parte del contributo è destinata a progetti comunitari, così che anche il villaggio e l’ambiente in cui il bambino cresce possano beneficiare di strutture, servizi e opportunità condivise. È questo equilibrio tra sostegno individuale e sviluppo collettivo che distingue l’approccio dell’associazione, in linea con i principi umanisti di uguaglianza e nonviolenza.

Il SaD si caratterizza anche per la trasparenza e la relazione diretta con i sostenitori: chi aderisce riceve foto e dati del bambino sostenuto, lettere, disegni e aggiornamenti sul percorso scolastico, oltre alla possibilità di seguire online i progressi del progetto. Non si tratta quindi di un gesto impersonale, ma di un legame che unisce persone lontane e che dà un volto concreto alla solidarietà. In Tamil Nadu questo modello ha già permesso di trasformare la vita di centinaia di bambini, rafforzando realtà come l’orfanotrofio Island of Hope di Virudhunagar o la scuola Ave Maria di Sathankulam, dove grazie al sostegno costante è stato possibile avviare programmi educativi inclusivi, progetti agricoli e iniziative per l’autonomia delle famiglie. È in questo intreccio tra sostegno a distanza, progetti locali e coinvolgimento internazionale che si misura il valore di Energia per i Diritti Umani: non un’assistenza calata dall’alto, ma una cooperazione che nasce dal basso, nel rispetto della dignità e dei diritti fondamentali di ogni bambino.
Se milioni di bambini in India restano senza scuola o senza una famiglia, non è per destino ma per ingiustizia. Progetti come Island of Hope e Ave Maria mostrano che il cambiamento è possibile: dipende da noi scegliere da che parte stare.
Matthew Andrea D’Alessio

















































