risoluzione 2803
Fonte immagine: UN Photo

Risoluzione 2803: dopo decenni di angherie perpetrate ai danni dei palestinesi residenti in Israele, a Gaza e in Cisgiordania, dopo decine di migliaia di morti, l’Occidente e gli attori internazionali interessati all’evoluzione delle vicende arabo-israeliane hanno battuto un colpo. Sfortunatamente, il colpo del “cessate il fuoco” nella Striscia di Gaza rappresenta, più che un veritiero esercizio di pace e di protezione dei civili, un mero atto di dovuto galateo diplomatico.

La Risoluzione 2803

Il documento, firmato tra proclami e autoreferenzialità, altro non è se non un agglomerato di schizzi di inchiostro dal sapore imperialista, realizzati per sedare il clamore mediatico e lenire la coscienza delle Nazioni che, dallo scoppio ufficiale delle operazioni, nel 2023, non hanno esercitato alcun tipo di pressione netta e incisiva nei confronti dello Stato di Israele. Ad oggi, la realtà sul campo, documentata da organizzazioni non governative e operatori per i diritti umani, smentisce l’efficacia e la sostanza di tali accordi.

Ma tra ospedali rasi al suolo, tendopoli allagate dalle piogge novembrine, la malnutrizione e le emergenze sanitarie che colpiscono, giorno dopo giorno, la popolazione, l’obiettivo non dichiarato degli accordi sponsorizzati da Donald Trump è stato raggiunto: di Gaza e dei palestinesi non si parla più. Telegiornali, quotidiani, canali di informazione, riservano ormai solo una parte marginale dei propri prodotti alla catastrofe ancora in atto a Gaza, perché ormai, per chi non vuole vedere, a Gaza c’è la pace, i bambini corrono felici e gli uccellini cinguettano intonando canzoni da film d’animazione.

Ebbene, quando un conflitto termina, si agisce per il ripristino della situazione quo ante, dove possibile, o comunque di una nuova normalità, affinché si riprendano le attività civili e sociali che nulla hanno a che fare con un periodo bellico. In questo contesto si inserisce la recente adozione della Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Presentata dagli Stati Uniti, è stata approvata il 17 novembre, con tredici voti a favore e due astensioni (Cina e Federazione Russa), evitando il veto che ne avrebbe bloccato l’avallo.

La Risoluzione 2803 approva il cosiddetto “Piano Globale per la fine del conflitto a Gaza” o “Piano Trump per Gaza”, e intende definire il futuro assetto della Striscia.

Con il documento si istituisce un Consiglio per la Pace come amministrazione transitoria. Tale Consiglio e le altre eventuali entità operative istituite per il raggiungimento degli obbiettivi previsti dal Piano saranno rispondenti al Board of Peace (organo ideato e con tutta probabilità presieduto dagli USA). Dal punto di vista militare è previsto lo schieramento di una Forza di Sicurezza Internazionale (ISF) con un chiaro mandato di peace-enforcement: controllo del territorio, disarmo di Hamas e delle altre fazioni, supporto a una Forza di Polizia palestinese. Il Consiglio per la Pace rimarrà in carica fino al 31 dicembre 2027, con un mandato soggetto a future azioni del CdS ONU (e quindi a proroghe).

Come se non bastasse, a differenza di quanto auspicato dal documento e da chi lo ha promosso e votato, il pacifico dialogo tra israeliani e palestinesi non sembra avere opportunità di futura fioritura, considerando che, nero su bianco, la smilitarizzazione della Striscia da parte delle forze israeliane è sì prevista, ma del tutto discrezionale; riportano i canali ufficiali delle Nazioni Unite: Le Forze di Difesa Israeliane si ritireranno dalla Striscia di Gaza in base a standard, traguardi e tempi legati alla smilitarizzazione che saranno concordati tra le parti specifiche – salvo una presenza perimetrale di sicurezza che rimarrà fino a quando Gaza non sarà adeguatamente sicura da qualsiasi minaccia terroristica rinforzata.

È chiaro, da una prima e superficiale analisi, che il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, ancora una volta, sia offensivamente messo da parte.

La continuazione di questa dinamica di inerzia internazionale, di accordi privi di sostanza e ricchi di complicità politiche ed economiche con chi continua a uccidere e bombardare, pone Gaza sull’orlo di un baratro da cui potrebbe non esserci ritorno. Il rischio che stiamo correndo, validando questo cessate il fuoco e questo piano di “pace”, è quello della silenziosa cancellazione di un intero popolo, lasciando alle future generazioni solo libri di storia in cui saremo marchiati a fuoco dal bollo della compiacenza.

Anna Farina

Anna Farina
A scuola ero la bambina che comprava l'atlante storico quando il rappresentante dei libri entrava in classe. Ho studiato scienze politiche e relazioni internazionali, poi mi sono innamorata del diritto. Passo i miei giorni a scrivere di geopolitica, guardare film tedeschi degli anni Venti, tifare il Milan e la Ferrari. Amo visceralmente la diversità.

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