Pin Parental
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Negli ultimi giorni, in Spagna, si sta discutendo su una nuova misura sulla scuola proposta da Vox, partito di estrema destra, che ha provocato un vero e proprio terremoto sociopolitico. Il “Pin Parental” o “veto genitoriale” prevede l’uso obbligatorio di una liberatoria che consente ai genitori di autorizzare o meno la partecipazione dei propri figli a tutte le attività complementari svolte nelle scuole, dalle conferenze impartite da esperti ai seminari di gruppo. Come se fossero una gita fuori porta.

In particolare, l’assenso è richiesto perqualunque attività che riguardi la sessualità o questioni morali socialmente controverse, che possano risultare invasive per la coscienza e per l’intimità dei nostri ragazzi”. Con l’introduzione di questo provvedimento, i genitori potranno dunque conoscere e valutare in anticipo le attività complementari organizzate dalla scuola frequentata dai loro figli e, nel caso in cui il loro contenuto violi i principi morali sostenuti dalla famiglia, impedirne l’adesione. Per esempio, sarà possibile porre il veto alla partecipazione dei propri figli all’educazione sessuale a scuola.

In funzione a Murcia, a rischio Madrid e l’Andalusia

Attualmente, il Pin Parental è in vigore solamente nella Comunità Autonoma di Murcia, dove è stato introdotto lo scorso settembre. Ad agosto, l’Assessorato regionale dell’istruzione ha dettato con una sentenza le norme di inizio anno scolastico 2019/2020, stabilendo l’obbligo di informare le famiglie sulle “attività complementari curriculari programmate dai docenti e impartite da personale esterno al centro educativo, affinché possano manifestare la loro conformità o difformità alla partecipazione dei loro figli nelle suddette attività”.

Questa risoluzione, secondo quanto dichiarato dall’Assessorato, è stata una dei requisiti fondamentali per garantire l’appoggio di Vox all’investitura del Partido Popular (PP) nella regione di Murcia, dove nelle scorse elezioni è stata la prima forza politica. In tempi più recenti, l’approvazione della misura da parte di Ciudadanos ha consentito l’inserimento del Pin Parental nella legge di bilancio per il 2020, dando il via a una modifica di decreti che rendono obbligatorio il controllo da parte dei genitori sulle attività complementari alle quali partecipano i loro figli. Dopo Murcia, Vox sta facendo pressioni affinché la proposta venga approvata anche nelle comunità di Madrid e dell’Andalusia, regioni nelle quali gode di una significativa rappresentanza.

Gli argomenti di Vox a favore del Pin Parental

I difensori del Pin Parental giustificano l’introduzione di questa nuova misura con la necessità di tutelare i bambini da quei contenuti di indottrinamento, che possono lenire la libertà ideologica dei minori. Secondo Santiago Abascal, leader di Vox, la sinistra si servirebbe dell’insegnamento come scusa per introdurre nei programmi scolastici altre materie di contenuto sessuale: «Il Pin Parental vuole proteggere i bambini da insegnamenti di questo tipo», ha dichiarato.

Il Pin Parental proposto da Vox
Estratto del formulario previsto dal Pin Parental. © La Sexta

Riguardo al contenuto della LOMCE (Legge Organica per il Miglioramento della Qualità dell’Istruzione), che ribadisce che la funzione del sistema educativo è quella di promuovere l’uguaglianza tra i sessi e il riconoscimento della diversità affettivo-sessuale, il presidente di Vox insiste sul fatto che «una cosa è il riconoscimento e un’altra indottrinare i bambini più piccoli di 6 anni ai giochi erotici. Sosteniamo che l’insegnamento dei giochi erotici sia ben lontano dal concetto di educazione e a fianco della corruzione dei minori», così conclude Abascal.

La forte opposizione del governo

Una posizione diametralmente opposta è stata assunta dal governo di Pedro Sanchez, pronto a combattere il Pin Parental anche con mezzi legali, in quanto contrario ai valori costituzionali e alle leggi sulla violenza di genere e sui diritti LGBTIQ+, che includono l’obbligo di formazione scolastica su questo tipo di contenuti.

«Qualsiasi norma che preveda questa forma di censura preliminare vulnererebbe il diritto degli alunni a ricevere un’educazione integrale, ai fini del pieno sviluppo della personalità umana e nel rispetto dei principi democratici di convivenza, dei diritti e delle libertà fondamentali», ha affermato la Ministra dell’Educazione, Isabel Celaá. Secondo il Ministero, il veto da parte dei genitori all’assistenza dei figli a determinate attività va contro la legislazione spagnola, che né dà libertà alle famiglie di decidere i contenuti curriculari oggetto dell’insegnamento scolastico, né prevede il diritto di obiezione di coscienza in ambito educativo.

Dal canto suo, la Ministra per le Pari Opportunità, Irene Montero, è dell’idea che un’educazione inclusiva, intesa come trasmissioni di valori, «non sia un diritto dei genitori, ma un diritto dei bambini, garantito dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia».

Il Pin Parental minaccia la democrazia

La preoccupazione più grande suscitata da questa vittoria dell’estrema destra è però forse la disinvoltura con la quale è stato accettato tale provvedimento. La censura educativa proposta da Vox e avallata sia dal Partito Popolare che da Ciudadanos dovrebbe farci riflettere sull’importanza del ruolo svolto dalla scuola in uno stato democratico (anche in Italia, dove il Governo sembra scommettere poco sull’istruzione): l’educazione è alla base della nostra cittadinanza e la cittadinanza è una condizione imprescindibile per il corretto funzionamento di un qualunque Stato di diritto. La scuola è il primo contatto che il bambino ha con la vita pubblica, al di là delle proprie mura domestiche. Sebbene ogni famiglia ha naturalmente il diritto di educare i propri figli come ritiene opportuno, offrendo loro un primo punto di vista sulla realtà che ci circonda, è fondamentale che i ragazzi abbiano la possibilità di andare oltre ciò che la famiglia gli insegna.

La scuola rappresenta una finestra aperta sul mondo, un luogo di confronto e di messa in discussione di tutte le nostre credenze. La censura della destra vuole instaurare un controllo ossessivo da parte dei genitori sull’educazione dei figli, una sorta di telecomando grottesco per l’istruzione al fine di imporre ai ragazzi la loro visione del mondo, chiudendoli in una bolla nella quale potranno rimanere intrappolati. I giovani pensano, parlano, si interrogano sul mondo, si confrontano tra loro: è proprio questo che li fa crescere e che forma il loro carattere. Essere cittadini liberi è la prima condizione d’esistenza di una democrazia sana e giusta.

Matteo Allievi

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