
In occasione del concerto tenutosi in data 14 gennaio, abbiamo incontrato al Circolo Arci Bellezza di Milano Nada Malanima, più semplicemente nota come Nada. Conosciuta ai più per “Amore Disperato”, divenuto, immediatamente, uno dei tormentoni dell’anno 1983, nonché uno dei brani italiani simbolo degli anni Ottanta.
Lei ballerà tra le stelle accese
E scoprirà, scoprirà l’amore
Lei ballerà tra le stelle accese
E scoprirà, scoprirà l’amore disperato
Nada è sicuramente una cantautrice eclettica che è stata capace di passare da importanti collaborazioni con grandi cantautori italiani, come Piero Ciampi e Paolo Conte, per poi avvicinarsi al pop e alla musica leggera, ritornando, come in un movimento circolare, al cantautorato.
Solitaria e generosa, una voce calda ma scandita quella del pulcino del Gabbro. Sapersi bastare da sola, volendo camminare al fianco di qualcuno è la prerogativa che l’ha accompagnata nell’arco della sua carriera artistica e, più in generale, nel corso della vita.
Nada, finalmente a Milano! È la prima volta che viene al Circolo Arci Bellezza?
«No, sicuramente no! Però non mi chiedere quando perché non me lo ricordo. Giro talmente tanto che perdo il senso dell’orientamento, dimentico i nomi delle strade e delle città: confusione!»
Sono molti anni che Nada calca palcoscenici: musica, teatro, cinema…
«Ho fatto cose di gran lunga differenti tra loro, molte esperienze. Ho, nel tempo, arricchito molto il mio lavoro. Mi piace sperimentare, non amo per nulla ripetermi; quindi, sono sempre pronta a mettermi in gioco e buttarmi. Se riesco a cogliere nel segno ne sono grata, in caso contrario lo sono comunque!»
Ci parla dell’ultimo lavoro in studio firmato Nada Malanima, vale a dire “La Paura va via da sé se i pensieri brillano” ?
«Nasce da una voglia di sentirsi vicino agli altri, di amarsi, di capirsi, di condividere, per quel che si può, la vita: non solo quando si sta bene e tutto funziona a menadito, ma anche nei momenti in cui una persona si sente alle strette. Il fatto che ci siano altri che compiono il tuo stesso tragitto e che tu non ti senta solo, è un aspetto di vitale importanza.»
Una delle esperienze che le è rimasta nel cuore più delle altre?
«Senza ombra di dubbio ne ho fatte tante; tuttavia, sono una smemorata che non ricorda mai niente! In questo dato momento mi viene in mente l’incontro con Piero Ciampi, una tappa fondamentale che ha segnato la vita della Nada artista e non solo.»
Le hai lavorato con tantissimi musicisti di spicco, tra cui il menzionato Piero Ciampi che, come spesso accade, è stato rivalutato solo dopo. Con chi le piacerebbe collaborare?
«Non saprei dirti. Quando io lavoro, lavoro per me, con me e con le cose che mi piacciono, che sento mie. Mi piace lavorare da sola, mi basto da me.»
Dai grandi spazi e grandi teatri, a posti più di nicchia come l’Arci Bellezza di Milano…
«L’esperienza sul palco di Nada si alterna tra teatri immensi, spazi all’aperto dei festival, fino a questi locali, piccoli posti dove si ama l’arte e c’è tanta buona volontà. Lo si capisce subito da come sono tenuti gli spazi, da come sono curati: adoro suonare dove si fanno veramente canzoni, dove c’è posto per ascoltarle. Le note fanno da collante: si sta insieme, ci si diverte. Spesso suono in luoghi affollati; noto che, però, c’è meno interesse per la musica, quella vera, sudata, un po’ sporca…»
Lei è anche scrittrice. Qual è la differenza tra scrivere una canzone e scrivere un libro?
«Malgrado si tratti di mondi quasi del tutto agli antipodi, entrambe le fasi artistiche danno enorme soddisfazione. La canzone ha una durata minima: si deve esprimere in pochissimo tempo un’infinita di emozioni. Delle volte, non vi nascondo, che risulta difficile mettere insieme in poche parole concetti interessanti; ci lavoro tanto! Nel libro c’è un’altra modalità di scrittura: anche se le sensazioni e i sentimenti a cui mi sento vicina sono gli stessi, il modo di raccontare cambia perché tra le pagine si ha tutto lo spazio necessario per arricchire il resoconto emotivo.»
Il pubblico è cambiato negli anni. Dato questo continuo rinnovamento, com’è il tuo rapporto con esso?
«Più che sul ritagliarmi un’ampia e disinteressata fetta di pubblico, sono concentrata su ciò che faccio, indipendentemente da tutto e tutti. La vita va avanti, ci si evolve, siamo in continuo mutamento. Siamo alla perenne ricerca di un qualcosa, ci si trascina dietro quanto si incontra, man mano, lungo il tragitto. Eseguo il mio lavoro senza badare troppo a certe dinamiche, spero soltanto che chi viene ai miei concerti sia realmente interessato alla musica, oltreché ai ricordi.»
Cosa significa per Nada Malanima fare musica?
«Fare musica è avere un rapporto con il mondo circostante, creare un qualcosa di piccolo e, al contempo, grande. È u punto di incontro, è paragonabile all’avere una grande famiglia e tantissimi amici.»
Vincenzo Nicoletti


















































