La carne sintetica come pericolo "fantasma"
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Il 28 marzo, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha dato il via libera a una proposta di legge che ostacola la produzione di carne sintetica in Italia, giustificando la propria decisione con le seguenti parole: «I prodotti di laboratorio non garantiscono a nostro avviso qualità né benessere, né – lo diciamo con orgoglio – la tutela della nostra cultura e della nostra tradizione»

La decisione è stata subito applaudita dalla Coldiretti, l’associazione che rappresenta gli agricoltori italiani, definendolo un provvedimento che «tutela l’eccellenza e i consumatori».

Cos’è la “carne sintetica”?

La carne “classica” che consumiamo abitualmente è una porzione di tessuto muscolare che ricaviamo dall’uccisione di un animale di allevamento, dopo averlo nutrito e fatto crescere per alcuni anni. Il tessuto muscolare è una struttura biologica formata da cellule differenziate nella componente muscolare.

Per carne “sintetica”, invece, indichiamo quella carne ottenuta in laboratorio per “coltivazione in vitro”: sarebbe quindi più corretto parlare di “carne coltivata“. In realtà si parla di coltivazione perché la cosiddetta carne sintetica non ha nulla di “sintetico”, e quindi di “creato”, ma deriva da una vera e propria coltivazione di cellule. Questa tecnica è alla base di un nuovo tipo di branca medica che si sta sviluppando anche per altri scopi, ossia l’ingegneria tissutale, un tipo di tecnologia che si sta sperimentando anche per la generazione di organi o protesi biologiche adatte a trapianti.

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Le cellule in questione vengono prelevate da un campione di muscolo animale (biopsia) e da questo campione vengono selezionate solo quelle non differenziate, ossia le cellule staminali. Esse hanno la caratteristica di potersi differenziare in qualsiasi tessuto biologico si voglia, per questo si fa in modo che si differenzino in cellule muscolari o cellule adipose (del tessuto adiposo, che generalmente costituisce il “grasso” della carne).

Una volta differenziate, queste cellule devono essere “nutrite” e fatte crescere, in modo tale che siano utili per poter creare effettivamente una componente tissutale più organizzata:

  • vengono prima inserite in un terreno di coltura, una soluzione simil-liquida che contiene tutto il necessario per “nutrire” le cellule: sali minerali, amminoacidi, ossigeno, zuccheri, grassi e vitamine, tutte componenti biologiche che ritroviamo anche nella carne normale (all’inizio questa soluzione veniva preparata utilizzando sangue estratto dai bovini, siero fetale bovino, ma ad oggi si stanno usando alternative vegetali);
  • poi vengono inserite su un supporto, un’impalcatura tridimensionale sempre di origine biologica (animale, quindi collagene o gelatina; o vegetale, come la cellulosa).

Infine le cellule ottenute vengono inserite in bioreattori, che sono dei contenitori dei quali possiamo controllare temperatura, umidità e ossigenazione per ottenere le condizioni ideali per far crescere le nostre cellule. Alla fine di questo processo è possibile ottenere un pezzo di carne della consistenza del macinato di carne, di cui possiamo modellare la forma per renderlo più simile alle nostre preferenze.

In Italia si può mangiare la carne sintetica?

Nonostante dal decreto legge sembra trasparire che precedentemente la carne sintetica fosse già stata immessa in commercio, attualmente in Italia e in Europa non si può ancora consumare la carne sintetica. Questo perché nessuna azienda ha deciso ancora di investire nella sua commercializzazione, visti gli elevati costi per la produzione (dovuta principalmente a manodopera specializzata, ingredienti e bioreattori).

Se un giorno comunque si decidesse di immetterla in commercio, essa avrebbe un’ulteriore prova da superare, ossia i controlli da parte dell’European Food Safety Authory (EFSA).

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Sembra quindi che il provvedimento preso dall’attuale governo non sia un provvedimento urgente e tutelante, se consideriamo il fatto che stiamo parlando di un prodotto non ancora commercializzato. Anzi, l’ostacolare la produzione in Italia della carne sintetica nuoce ancora di più al progresso e alla ricerca scientifica, perché va a discapito di scoperte che potrebbero essere utili per conoscere e ridurre ancora di più possibili “danni” – di cui, comunque, non dovremmo preoccuparci perché coltivando le cellule possiamo controllare ciò che immettiamo, evitando l’abuso di eventuali antibiotici di allevamento o limitando la componente di grassi saturi, che possono esser dannosi per l’organismo.

Inoltre, l’ostacolo alla produzione italiana di carne sintetica non vieta l‘importazione da altri Paesi: uno scenario già visto in passato con la questione OGM.

Quali sono i limiti e i vantaggi?

Si può pensare alla carne sintetica come un’alternativa per ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi: in realtà, non possiamo saperlo con certezza fin quando la produzione di massa non è avviata. Uno studio del 2019 dell’Università di Oxford si interroga su questa questione, concludendo che dipende da quale livello di generazione di energia decarbonizzata può essere raggiunto e dalle specifiche impronte ambientali: servirebbe quindi una trasparenza per quanto riguarda i sistemi di produzione.

Potrebbe, però, essere una buona alternativa per favorire il consumo di carne dei consumatori vegani e vegetariani.

Per quanto riguarda i limiti, attualmente la commercializzazione di carne coltivata è permessa solo negli Stati Uniti e a Singapore e il costo attuale è molto elevato: esso però è dovuto alla tecnologia utilizzata e decrescerà nel corso degli anni. Sempre per questo motivo, si può abbattere anche lo stereotipo di “danno” ai proprietari degli allevamenti attuali: prima che si possa parlare di costi accessibili a qualsiasi fascia, quindi non in base al privilegio economico, ci vorranno decadi; fino ad allora il nostro consumo di carne sarà ancora basato sui metodi tradizionali. Inoltre, è possibile e necessario trovare un’adeguato bilancio tra “coltivazione” e allevamenti.

L’urgenza di un pericolo che attualmente non esiste

La problematica della carne sintetica, quindi, resta una tematica non ancora riscontrabile nella società attuale. Non c’è abbastanza materiale scientifico che ne dimostri i benefici, ma allo stesso tempo non c’è abbastanza materiale che ne dimostri i danni.

Limitare la produzione in un Paese in cui non vige ancora la commercializzazione significa bloccare lo sviluppo scientifico del Paese stesso: l’Italia è difatti l’unica nazione all’interno dell’Unione Europea in cui è stata vietata. A ribadire l’inutilità di questo provvedimento, c’è il fatto che l’importazione estera di questo prodotto non è stata bloccata: sorge, quindi, il dubbio se il reale interesse del governo sia effettivamente la salute del consumatore.

Miriana Di Gloria

Miriana Di Gloria
Studio biologia, per questo credo fermamente nella scienza come motore innovativo. Ho a cuore tematiche ambientali, sanitarie ed egualitarie più di qualsiasi altra cosa, per questo motivo credo nella collettivizzazione della scienza. Nel mio piccolo, cerco di affermarlo combattendo la disinformazione scientifica.

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