Meravigliose, complesse, particolari: queste sono le donne di “Women“, la mostra fotografica ospitata dalla Casa della Memoria e della Storia di Roma. Catturate e riscoperte attraverso l’obiettivo fotografico di Emanuela Caso, donne da ogni parte del mondo accompagnano l’osservatore in un percorso espositivo in cui si abbatte, poco a poco, ogni stereotipo relativo all’universo femminile e si cerca di cogliere luci e ombre dei soggetti.

Women” nasce nel 2015, viene ospitato per la prima volta nel 2017 a Spoleto, con il patrocinio dell’Assessore alla Cultura. Si configura come un progetto fotografico culturale e storico. L’idea nasce a partire da una riflessione sulla sicurezza sul lavoro: il 25 marzo 1911 un incendio divampa all’ottavo piano della “Triangle Shirt Waist Company”, nota fabbrica newyorkese che produceva le shirtwaist di moda all’epoca. Quel tragico giorno gli operai e le operaie sono sequestrati, come sempre, presso le postazioni di lavoro per timore di qualche furto o pausa non concessa dal contratto di lavoro. Al momento dell’incidente, 146 persone rimangono intrappolate nella fabbrica e perdono la vita: le vittime sono in maggioranza giovani donne immigrate che lavoravano per pochi dollari a settimana e con turni che arrivano alle 14 ore giornaliere.

Discutendo con l’autrice delle fotografie, sorge spontanea una domanda: cosa rimane oggi delle storiche battaglie per i diritti? Dietro alla logica consumistica che si è radicata anche alla base di ricorrenze riguardanti le donne, c’è una consapevolezza storica? A seguito della tragedia, che ebbe una notevole eco, si susseguirono leggi e misure per la sicurezza sul lavoro. Non si può dire, comunque, che al giorno d’oggi la battaglia sia giunta al termine: sono ancora tantissime le zone critiche in cui i diritti di lavoratrici e lavoratori non sono tutelati. In Italia la situazione non è rosea.

A partire da una riflessione di tale spessore, “Women” possiede anche un portato culturale. Abbraccia ed evidenzia, infatti, molte tematiche legate al mondo delle donne, sperando in un cambiamento concreto: la lotta per maggiori diritti sul lavoro, l’abbattimento degli stereotipi di perfezione e successo diffusi e radicati a causa della globalizzazione, la valorizzazione delle differenze e dell’individualità di ogni donna, la cooperazione tra i sessi.

La ricerca di particolarità da valorizzare

Preceduta dal progetto fotografico “Donne e Arte“, la mostra “Women” sceglie anch’essa la donna come soggetto centrale del reportage documentaristico che raccoglie i volti, le storie, le espressioni di donne incontrate in anni di viaggi per il mondo. Emanuela Caso ci racconta che l’obiettivo è produrre un cambiamento concreto nella società, non soltanto nell’ambito lavorativo in cui i diritti fondamentali vengono ancora vissuti e, purtroppo, “concessi” come privilegi. Si possono cogliere nelle fotografie degli elementi sovversivi: “Women” cammina in senso contrario alla globalizzazione e a certa concezione del femminismo di oggi. Cercando di far emergere dettagli e caratteristiche delle donne di ogni parte del mondo, Emanuela Caso cattura con la sua arte anche l’insoddisfazione che affligge non solo le donne non occidentali. La globalizzazione ha imposto quasi ovunque il modello della donna in carriera, perfetta, potente: “Women” vuole dimostrare che si tratta spesso di una forzatura e di uno strumento tutt’altro che benefico nei confronti delle donne. Le fotografie esposte parlano di altro: è la differenza tra le culture che bisogna valorizzare, le tradizioni e l’individualità della donna, la libera espressione di sé.

© Emanuela Caso

Oggi non mancano esempi di donna in carriera che ricoprono ruoli di potere al pari dell’uomo: in Cina le donne hanno conquistato il 63% dei vertici delle aziende tecnologiche. Dal lavoro fotografico di Emanuela Caso in “Women” emerge, piuttosto, che non bisogna assumere il paradigma della donna al potere per misurarne la realizzazione personale: c’è una particolare dignità anche nel lavoro domestico, passando da due posizioni viste in una prospettiva antitetica, purché sia tutelato.

“Women” è un progetto femminista?

Abbiamo chiesto a Emanuela Caso quale fosse la sua posizione in merito al “femminismo“. Ritroviamo tra i suoi modelli Olympe de Gouges, attivista e autrice di testi femministi e abolizionisti durante la rivoluzione francese. Tenendo conto della spinosità della questione femminista, Emanuela spiega che alla base del suo credo e della sua interpretazione del femminismo c’è la cooperazione tra uomo e donna. Non ha senso, secondo il suo punto di vista, ostentare (specialmente in occasione di manifestazioni pubbliche) dei diritti che nella realtà non sono ancora pienamente conquistati, e porsi in conflitto rispetto all’altro sesso. Il punto critico è l’azione sulla mentalità collettiva, sulla cultura e sulle sue eredità secolari, e un cambiamento della società non si raggiungerà certamente attraverso gesti eclatanti né attraverso l’incomunicabilità (volontaria o meno) con il sesso opposto.

L’associazione tra un lavoro condotto su soggetti femminili e femminismo è quasi immediata nella maggior parte delle persone. Che non sia una trappola: l’intento principale della mostra è quello di posare lo sguardo sulle donne e sulle loro storie, provenienti da tutti gli angoli del mondo, e portare alla ribalta tematiche imprescindibili ad oggi.

Arianna Saggio

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