
Sui social da tempo si leggono strane parole. Cumcettina, ipergamare, cuccolandia sono solo tre dei termini del vocabolario degli incel.
Chi sono gli incel e i redpillati
Incel e redpilled sono gruppi di uomini che si incontrano prevalentemente online; sono gruppi misogini e antifemministi, che odiano le donne, donne che vengono accusate di essere la causa della loro solitudine.
Sono due gruppi distinti, che però hanno in comune alcune “caratteristiche”; innanzitutto la frustrazione sentimentale: l’incapacità di trovare una partner sentimentale – o anche solo sessuale – negli incel si manifesta attraverso una rabbia feroce nei confronti delle donne; per i redpillati questa difficoltà è causata da dinamiche sociali ingiuste, una percezione di ingiustizia che è colpa delle donne, della società, dell’inganno della parità dei sessi, del femminismo.
Sono, entrambi i gruppi, misogini, antifemministi e razzisti. E anche presuntuosi. Ovviamente violenti. Parole, frasi, comportamenti sociali che intasano il web, dove danno sfogo alla loro frustrazione, sentendosi vittime in una società costruita intorno al maschio bianco etero cis.
La loro incapacità di trovare una partner si trasforma in rabbia cieca: da una parte ci sono i redpillati che analizzano la società sentendosi fini pensatori – la pillola rossa di Matrix, quella che ti fa affrontare la verità, al posto della pillola blu, che ti lascia nell’ignoranza – che li porta a criticare il femminismo, ad avere un approccio deterministico alle relazioni, a denunciare la società e l’educazione che hanno ingannato uomini e donne, a credere che per avere una compagna gli unici mezzi siano soldi e successo – escludendo quindi una larga fetta di popolazione maschile dalla possibilità di avere una vita relazionale.

Gli incel invece, più spartani, sono i cosiddetti “celibi involontari” : l’incel è un maschio che si considera incapace di trovare una partner per costruire una relazione romantica e/o sessuale, ma che desidera fortemente una relazione intima. Questi soggetti credono che la loro mancanza di successo nelle relazioni sia dovuta al loro aspetto – perché non canonicamente belli (???!!!), e alla loro personalità (!!!).
I redpillati aspirano al modello del maschio alpha, disprezzando chiunque non rientri in questi standard (ironico come sui social e sui forum questi redpillati portino come esempio di maschio alpha Patrick Bateman, senza aver capito né la storia in sé né il personaggio…).
Gli incel invece si comportano con un estremo vittimismo, odiano le donne, passano il tempo ad autocommiserarsi – dandosi manforte sempre online (su X – che fu Twitter, è pieno di questi soggetti che passano il tempo a insultare le donne la cui unica colpa è quella di essere donne con gusti personali in fatto di uomini, perché gli incel sono convinti che le donne frequentino solo modelli milionari alti 2 metri e con il macchinone; chiaramente non sono mai usciti di casa, altrimenti saprebbero che la realtà è ben diversa.).
Meme e gergo
Le comunità incel agiscono sulle piattaforme digitali. Sui social commentano le notizie ai femminicidi, e lo fanno con una violenza spaventosa. Se una donna viene uccisa la colpa è sempre un po’ sua: la vittimizzazione secondaria, però, non riguarda soltanto questi gruppi di maschi arrabbiati, è un fenomeno sempre più largo e che comprende sia uomini che donne, giudici e bussola morale di comportamenti altrui – perché alla fine se subisci e vieni ammazzata potevi prevenire.

Queste comunità nascono con l’obbiettivo di rinforzare il senso di appartenenza e mitigare la solitudine, rafforzando l’ideologia misogina. Gli utenti utilizzano i forum perché solo in quegli spazi si sentono compresi e, soprattutto, accettati; ma questi luoghi online permettono agli utenti di diffondere idee misogine e disfunzionali, attraverso meme offensivi nei confronti delle donne, meme in cui le donne vengono costantemente accusate di essere gold digger, dove le donne vengono descritte come stupide, vuote, superficiali.
E, per non farsi mancare alcunché, gli incel hanno creato anche un loro linguaggio. Spesso capita di leggere parole quali “cumcettina”, “chad”, “mid”. Sono termini denigratori e offensivi, che vanno a costruire un mondo social sempre più violento.
Cumcettina è una deformazione del nome Concetta (o Concettina), con l’aggiunta del prefisso inglese “cum” – sperma: è una donna considerata banale – sia esteticamente che intellettualmente – che ha però l’ardire di cercare relazioni con uomini più belli di lei o di status sociale superiore.
Chad è una espressione dispregiativa per descrivere un uomo che rispecchia gli standard del maschio alpha, quindi un uomo bello, attraente, status sociale elevato, soldi, fascino. Un uomo socialmente dominante, popolare con le donne, quindi un nemico per gli incel.
Cuccolandia è un mondo immaginario e idealizzato in cui le donne vivrebbero in uno stato di grazia, di privilegi emotivi e privilegi sociali;è una critica a un qualche presunto favoritismo che la società ha nei confronti delle donne, perché questa società notoriamente protegge e coccola la donne. Questo è un termine che fa capire con grande precisione quanto questi soggetti siano scollegati dalla realtà.
Ipergamare: l’ipergamia è un concetto sociologico che indica la tendenza a cercare un partner di status sociale superiore. Nel linguaggio incel indica il comportamento femminile percepito come un comportamento meramente opportunistico, per cui le donne cercherebbero come compagno solo ed esclusivamente il chad di cui sopra, evitando di frequentare gli uomini considerati “inferiori”. Questa altro non è che una malcelata critica nei confronti dell’autodeterminazione femminile.
Mid è un termine che indica la bellezza delle donne. Le mid sono donne sicuramente non brutte ma neanche così belle, insomma delle bellezze nella media, per cui è inspiegabile l’interesse che queste donne suscitano negli uomini. Esempio di donna considerata mid dagli incel? Dua Lipa. L’audacia.
Sono solo parole? No. Sono parole violente che giustificano comportamenti misogini e tossici, e che vanno a peggiorare le relazioni tra uomo e donna. Serve un nuovo dialogo, una nuova prospettiva, serve parlarne senza nascondersi dietro l’idea che siano frasi scritte sui social e quindi senza alcun peso nella vita vera.
La serie tv Adolescence spiega bene il meccanismo dietro questa sottocultura: ragazzi che possiamo incontrare ogni giorno e che hanno anche vite piene di cose e persone, ma che nascondono un inspiegabile odio verso le donne.
Uomini giovani e meno giovani che cercano una giustificazione alla loro solitudine incolpando il perfetto capro espiatorio: le donne. Le donne che scelgono chi amare, chi sposare, donne che scelgono di stare da sole.
Il femminismo criticato perché ha dato alle donne la possibilità di capire e capirsi: l’evoluzione femminile è passata e passa attraverso la lotta agli schemi della società, che vuole le bambine prima, le ragazze, e infine le donne sottomesse e buone.
Per fortuna c’è sempre più consapevolezza della portata di questo problema, e vengono messe in atto misure di prevenzione per cercare di intervenire prima che la violenza si manifesti nel reale – e non più “solo” sui social.
L’educazione sentimentale, l’educazione al rispetto delle relazioni interpersonali, sono tutte cose necessarie per permettere a questi soggetti – emotivamente vulnerabili – di avere tutti gli strumenti utili a esprimere, in maniera funzionale, le emozioni negative.
Valentina Cimino


















































Un articolo che denota una notevole impostazione ideologica e un’evidente incomprensione della società odierna e delle gravissime problematiche strutturali che la affliggono.
Il fenomeno Incel e la corrente Redpill sono due delle logiche conseguenze della rottura dell’equilibrio sociale fra uomini e donne che aveva da sempre dato continuità e stabilità alle comunità umane.
Un equilibrio che si fondava sulla naturale differenza e complementarietà fra uomo e donna e sul riconoscimento dei loro rispettivi ruoli etologici.
Il femminismo ha spazzato via questo equilibrio ancestrale, convincendo le donne con un’abile propaganda che essere madri e mogli fosse un fallimento personale e una sottomissione e che invece dedicare la propria vita a un salario mensile fosse emancipazione.
Il femminismo è un culto dell’autodisprezzo femminile mascherato di buoni propositi e di giustizia sociale.
La conseguenza più grave di questo stravolgimento, al di là di tutte le tensioni e insoddisfazioni che esso comporta, è sotto gli occhi di tutti: una denatalità che è ormai una sentenza di morte certa per l’Italia e per l’Occidente.