Eric Zemmour, un cavallo di Troia per Marine Le Pen? Francia
Fonte immagine: Wikipedia Commons

Non manca molto e anche la Francia dovrà scegliere un nuovo Capo dello Stato, che potrebbe anche essere il polemista Eric Zemmour. A differenza dell’Italia, gli elettori francesi potranno recarsi alle urne per votare chi dovrà prendere il posto di Emmanuel Macron. La Francia, infatti, è una repubblica semi-presidenziale, in cui il potere esecutivo è in mano a due organi: il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro. Il primo viene eletto con un sistema diretto dal 1962, mentre il secondo è nominato dal Capo dello Stato ed è rappresentante del partito che ha ottenuto la maggioranza dei seggi nel Parlamento.

Secondo l’art. 7 della Costituzione del 1958 il Presidente: “è eletto a maggioranza assoluta dei voti espressi. Se tale maggioranza non viene conseguita al primo scrutinio, si procede ad una nuova votazione, nel quattordicesimo giorno seguente. Possono presentarsi solo i due candidati i quali, a parte un eventuale ritiro, abbiano ottenuto più voti al primo turno“. Il secondo turno non si rende necessario nel caso in cui uno dei candidati riceva il 50% più uno dei voti espressi, basta ottenere la maggioranza relativa per vincere.

Fino alla revisione del 2008, non c’era un limite ai mandati che il Presidente potesse ricoprire. Ora non può essere rieletto più di due volte consecutive. Quello di Macron è il primo dei due mandati possibili, dunque.

Tra i possibili avversari dell’attuale Capo di Stato francese ci sarà molto probabilmente la leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen, la quale venne sconfitta nel 2017 proprio da Macron. Ad insediare i suoi sogni di rivincita ci saranno altri due candidati provenienti da destra: il già citato Eric Zemmour e Valérie Pécresse. Se la seconda appartiene allo schieramento dei gollisti, cioè ai Républicains, il primo invece è un outsider che si è schierato su posizioni molto più estreme, proprio come Le Pen, e che gode di un’attenzione mediatica importante, anche a causa del suo volto molto conosciuto e della sua attività di giornalista e “polemista di professione”. In molti, proprio per questa ragione, ritengono che la crescita nei sondaggi dell’ex giornalista (e il parallelo calo di Rassemblement National) non sia una buona notizia per l’estrema destra “tradizionale” di Marine Le Pen.

Chi è Eric Zemmour?

A questa domanda si potrebbe rispondere con una semplice frase, chiara ed efficace: “Eric Zemmour è una creatura mediatica, un animale da palcoscenico”. Ha 62 anni e alle spalle una lunga carriera da giornalista per il quotidiano Le Figaro. Le sue prime comparsate in televisione e in radio risalgono ai primi anni ’90 e per circa vent’anni ha dominato la scena mediatica grazie alle sue dichiarazioni altamente divisive, che spaziano dal razzismo all’estremismo politico. È diventato famoso in tutta la Francia con il suo libro Le Suicide français del 2014 e con il talk show Face à l’Info che ha condotto fino a qualche mese fa.

Nonostante non si sia mai ufficialmente impegnato politicamente, la sua influenza sulla destra francese si è fatta comunque sentire nel corso degli anni. Egli ha introdotto per primo la chiave di lettura critica del politicamente corretto, associandolo a una nuova forma di “totalitarismo simil-comunista”, inserendovi nel discorso anche l’ideologia gender e l’accoglienza. È un attivo sostenitore della teoria del complotto “Grande Sostituzione“, cioè quella serie di illazioni che immaginano un disegno politico che ambisce alla sostituzione dei “bianchi” con immigrati africani.

L’attenzione mediatica che Eric Zemmour è riuscito a far convergere su di sé, anche grazie alla sua profonda conoscenza del medium televisivo e alla sua spregiudicata abilità di comunicatore, lo ha aiutato a crescere nei sondaggi e a presentarsi al popolo francese come il nuovo volto dell’estrema destra, ostile al multiculturalismo, al femminismo e all’accoglienza. I toni catastrofisti usati in campagna elettorale, che hanno fatto incetta di prime pagine di giornali e telegiornali, hanno catturato l’interesse degli elettori delusi dalla svolta centrista dei partiti di destra e lo hanno spinto fino al 17% delle preferenze, superando Marine Le Pen.

Ancor prima di candidarsi ufficialmente, Eric Zemmour era riuscito a concentrare attorno a sé il dibattito delle presidenziali, dialogando e scontrandosi con gli altri candidati nei programmi televisivi e sui social. Ad esempio, il 13 novembre scorso, cioè circa un mese prima della sua candidatura, si era presentato al Bataclan, dove nel 2015 l’ISIS aveva compiuto uno degli attentati più sanguinosi avvenuti sul suolo europeo, e ha accusato pubblicamente l’ex Presidente Hollande di “non aver protetto i francesi” lasciando aperti i confini.

Tra le altre cose, Zemmour si dice “filosoficamente favorevole” alla pena di morte, scettico sull’efficacia della democrazia e ossessionato dalla virilità. Secondo lui, il femminismo avrebbe “distrutto la famiglia occidentale“. Nei suoi discorsi si scaglia spesso contro i “veri obiettivi” delle popolazioni musulmane, cioè “colonizzare l’ex colonizzatore“.

Il profilo del candidato pare abbastanza chiaro. Eric Zemmour si candida consapevole di dover far leva sui disagi, o meglio su quelli percepiti come disagi, dei cittadini francesi. La propaganda catastrofista di una civiltà bianca, cristiana e occidentale alla deriva, condita da una retorica nazionalista nostalgica che si richiama alle grandezze del passato – infatti, cita spesso nei suoi discorsi De Gaulle, Giovanna D’Arco, Luigi XIV e Napoleone – sono strategie argomentative comuni a tutti i leader di estrema destra. Lui non fa eccezione.

In Francia l’estrema destra è affollatissima

Martedì 28 novembre, Eric Zemmour ha ufficializzato la sua candidatura con un video, della durata di dieci minuti, intitolato “il tempo di agire“. Il suo contenuto riprende tutti gli argomenti che sono stati al centro della sua campagna elettorale ufficiosa: dall’ostilità al multiculturalismo, alla critica del femminismo e all’accoglienza dei migranti. Accompagnato dalla sinfonia n.7 di Beethoven il messaggio di Zemmour per la Francia è un misto di drammaticità e nostalgia di un Paese diverso, “armonioso” e lontano dalle degenerazioni contemporanee.

Le parole di Zemmour sono chiare: «non è più tempo di riformare la Francia ma di salvarla». La sua infatti, è una missione di un uomo consapevole di essere rimasto troppo a lungo a guardare. Dice di essersi accontentato del ruolo di giornalista, credendo che «che un politico avrebbe preso la torcia» che lui gli stava offrendo. Ma così non è stato.

Il discorso di Zemmour riprende ed enfatizza tutte le argomentazioni tipiche di un leader populista. Dal progetto di sostituzione etnica che sarebbe in atto ai danni dei “bianchi e cristiani”, alla lotta contro l’establishment, responsabile del declassamento delle condizioni del Paese e dei suoi abitanti, un tempo “grandi e forti”, a un destino di declino e decadenza.

La deriva catastrofista è un esempio lampante di discorso populista. Il presunto “popolo disprezzato dai potenti” è la fetta di elettorato, o “la parte giusta del popolo”, che si percepisce distante dai palazzi del potere e, di conseguenza, esclusa dalle vicissitudini politiche francesi. Zemmour vuole farsene carico in quanto leader popolare lontano dai giochi dell’élite e in grado di rappresentare la volontà della “Francia giusta”.

Nonostante una campagna elettorale condotta sulle ali dell’entusiasmo, nelle ultime settimane Zemmour è stato protagonista di una serie di gaffes che ne hanno pregiudicato il consenso. Innanzitutto i media hanno riportato una sua condanna per incitamento all’odio. L’episodio risale al 2020, quando il candidato di estrema destra definì gli immigrati “ladri, assassini e stupratori”. Il polemista ha definito la sentenza come “un delitto di opinione” e ha annunciato che farà ricorso.

Un altro episodio controverso si è verificato lo scorso 20 ottobre, quando a una fiera dedicata alla sicurezza, Zemmour aveva puntato un fucile d’assalto contro i giornalisti dicendogli: «non ridete più ora, eh…indietreggiate». Da buon populista, il polemista di estrema destra considera i “media di regime” co-responsabili del declino della Francia, tanto che più volte ha parlato di voler ridimensionare il loro potere.

Questi strafalcioni, assieme ad un incontro a Marsiglia andato molto male, lo hanno pesantemente ridimensionato. Marine Le Pen lo ha di nuovo superato nei sondaggi e il rischio flop è tornato a farsi più nitido. Per questo motivo nelle sue ultime uscite pubbliche, Zemmour ha preso di mira anche la pasionaria di Rassemblement National criticando la sua svolta governista. In effetti non è un segreto che la leader di RN si sia spostata verso posizioni più moderate, mettendo da parte argomenti pericolosi e divisivi (come le teorie del complotto) e attestandosi, in alcuni casi, su posizioni centriste.

Questa “svolta” ha allontanato alcuni nazionalisti della prima ora, ex astensionisti e classi popolari, che hanno preferito virare su Zemmour. In questo senso, Marine Le Pen ha lasciato campo libero a coloro che non si curano degli equilibri sociali e politici e spingono verso una radicalizzazione dell’elettorato. L’ago della bilancia sarà proprio la nipote di Le Pen, Marion Maréchal, la quale in rottura con la zia potrebbe appoggiare “il candidato meglio piazzato”.

Tra Marine Le Pen ed Eric Zemmour è in atto una lotta di potere che indebolirà enormemente l’estrema destra francese. La formazione di un altro partito ha innanzitutto ristretto lo spazio politico, mentre la lotta interna per la leadership finirà per dividere il fronte sovranista a pochi mesi dalle elezioni con conseguenze evidenti sulla possibilità per entrambi di accedere al ballottaggio.

Donatello D’Andrea

Classe 1997, lucano doc (non di Lucca), ha conseguito la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e frequenta la magistrale in Sistemi di Governo alla Sapienza di Roma. Appassionato di storia, politica e attualità, scrive articoli e cura rubriche per alcune testate italiane e internazionali.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui