Zelenski
© Reuters

Dal “Ciak si gira!” alla poltrona dell’esecutivo ormai è un passo. Il presidente ucraino Vladimir Zelenski è diventato in breve tempo l’uomo più potente del Paese, grazie alla popolarità raggiunta in una nota serie televisiva. «Un comico può sì diventare presidente, ma è triste che un presidente si sia trasformato in comico» rispose Zelenski a uno dei numerosi attacchi lanciati dall’ex presidente ucraino Poroshenko.

Dalla fiction alla realtà, un fenomeno senza precedenti

Servitore del popolo. Così si chiama la serie in cui recitava Zelenski al momento della sua candidatura (da cui trasse poi il nome del suo partito), dove interpretava le vesti di un comune insegnante di storia, Vasyl Holoborodko, che sale alla presidenza del Paese un po’ per caso. In seguito alla diffusione virale su Youtube di un suo turpiloquio contro la corruzione, il personaggio diventa noto ponendosi come simbolo di lotta contro la disonestà e il potere degli oligarchi. Una vicenda che, secondo gli analisti, ha esercitato una grandissima influenza sulla coscienza dell’elettorato ucraino.

Per essere un uomo senza precedenti nella gestione della politica, risultano strabilianti i numeri raggiunti nelle scorse elezioni: il comico ha conquistato la fiducia del 73% degli elettori, una vittoria schiacciante sul suo rivale Petro Poroshenko, sintomo della volontà di lasciarsi alle spalle quell’inferno sociale che sconvolge un Paese continuamente in balìa del gioco geopolitico tra Unione Europea e Russia.

Sostenitore della tutela delle minoranze etniche, linguistiche e religiose, Zelenski appoggia la diffusione della lingua e della cultura ucraina, ma si oppone alla proibizione del russo, un tema particolarmente sensibile che dovrà rivelarsi in grado di gestire nel corso del suo mandato. Con la Russia, che lo ha ospitato varie volte nelle vesti di comico, intrattiene una relazione ambivalente di amore e odio, dimostrandosi aperto al dialogo con il Cremlino. Al posto di dar credito alle voci su complotti esistenti, parla di investimenti per la sanità, l’istruzione, l’ambiente e l’innovazione. L’Europa e il futuro sono le sue vere preoccupazioni.

Non si sa molto sui suoi modelli di riferimento nella politica. Ha menzionato in qualche occasione il presidente francese Emmanuel Macron come possibile figura alla quale ispirarsi, con cui sostiene di avere una “mentalità comune”. Non è certo un caso che, prima di essere eletto, il suo team si sia riunito a Parigi proprio con Macron, tranquillizzando gran parte dei diplomatici occidentali, preoccupati dalla scarsità di informazioni sull’attore, che sembrava quasi “allergico” alle apparizioni in pubblico.

In un semestre Zelenski di risultati concreti non ne ha portati a casa poi così pochi: la crescita del PIL, il rafforzamento della moneta nazionale, l’aumento di investimenti nel settore agricolo e un seppur timido scongelamento sulla questione del Donbass. Forse il suo segreto sta proprio nel presidente ideale che ha creato sul piccolo schermo, immagine che l’ha fatto eleggere Capo dello Stato e che riflette continuamente nella sua politica di tutti i giorni.

Alcuni sono convinti che il popolo ucraino non abbia votato Zelenski, ma il personaggio che interpreta, accusandolo di essere un uomo che ha giocato la carta del piccolo schermo per schernire il regime al potere. “Gli ucraini non appoggiano tanto il presidente quanto il suo ruolo nella serie. Lo hanno votato affinché una persona al margine del sistema sia presidente e possa cambiare la politica ucraina da dentro” ha commentato il politologo Vladimir Fesenko all’agenzia di stampa EFE.

Zelenski conquista un nuovo record

Una dimostrazione lampante della spettacolarità della sua amministrazione è la maratona di quattordici ore che ha tenuto qualche settimana fa: una riunione immersiva da “Guinness dei primati”, che ha ottenuto il titolo di conferenza stampa più lunga della storia. Così Zelenski, alla guida di un meeting mediatico che ha superato ogni record, ha preso due piccioni con una fava, mettendo a tacere tutti coloro che lo criticavano per la sua abilità, del tutto insolita per un leader dell’esecutivo, nello sfuggire all’assalto dei media.

Zelenski
Zelenski durante la sua maratona mediatica a Kiev
©Reuters

Un incontro decisamente poco formale, almeno a prima vista. In un moderno mercato gastronomico di Kiev, tra una bancarella e l’altra, dove si possono degustare ostriche, humus e hamburger gastronomici, il Presidente ha risposto alle domande di oltre trecento giornalisti, promettendo licenziamenti ai deputati inadempienti e manette ai corrotti. Ha ripetuto più volte che non si è sentito “minacciato” o “influenzato” dal suo omologo statunitense, nella conversazione telefonica dello scorso luglio, in cui Trump gli aveva chiesto di investigare il neocandidato democratico alla Casa Bianca, Joe Biden, per presunta corruzione.

Il secondo tema bollente della maratona è stato il conflitto del Donbass: mettere fine alla guerra nella zona est del Paese è la massima priorità del Presidente, così come recuperare i territori perduti. Zelenski ha dichiarato che «non c’è alternativa alla Formula Steinmeier», che prevede la concessione di uno “status speciale temporaneo” ad “alcuni distretti delle regioni di Donetsk e di Lugansk” per le elezioni locali, che si dovranno tenere secondo le norme stabilite dalla legge ucraina. Il Presidente ha comunque ribadito che non abbandonerà i suoi connazionali nel Donbass e residenti nelle aree controllate da milizie, in quanto «tutti quelli che vivono lì e che si sentono cittadini ucraini, devono restare con la consapevolezza che verremo a recuperarli. Questo è il nostro Piano A».

Un populismo che si rivolge al cuore degli elettori

Zelenski porta avanti la sua ideologia populista, senza estremizzare l’opinione pubblica, parlando al cuore degli elettori, senza perdere l’occasione di ribadire che «tutto ciò che divide il paese va evitato». Ottimismo e fiducia verso il futuro sono le parole d’ordine della sua strategia, che, invece di far leva su una campagna di terrorismo psicologico, screditando gli errori che hanno commesso i suoi avversari in passato, sembra cogliere ciò che davvero non funziona e risolvere i problemi alla radice, proponendo un’immagine istituzionale sempre positiva e rassicurante.

Lo “Ze” presidente è la manifestazione di un fenomeno politico senza precedenti, una sorta di Grillo all’ennesima potenza, un attore professionista della manipolazione del pubblico, dotato di un potente appeal sulle masse da non sottovalutare. Certo è che la trasformazione della politica in spettacolo è uno scenario che presenta rischi evidenti, facilitando la scalata al potere di abili ciarlatani che, al posto del dialogo convenzionale, si avvalgono di strumenti comunicativi alternativi, come l’arte della retorica. Fortunatamente però, almeno finora, non sembra questo il caso.

Se l’esperienza Zelenski sarà pioniera di un nuovo modo di intendere la politica, lo scopriremo solo nei prossimi mesi.

Matteo Allievi

1 commento

  1. Bravo …vedo che ti interessi anche di politica estera…Zelenski assomiglia un po’ a Salvini!!!!!ne parleremo domani quando vieni a mangiare le lasagne dalla nonna Ciao Nonno tino

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here