Museo Civico Archeologico di Bologna: il via alla mostra
Museo Civico Archeologico di Bologna: il via alla mostra "Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna"

Dotta, generosa, includente. Bologna è una città di piaceri capaci di soddisfare i sensi e la mente. È la città dell’arte, della storia e dell‘amore per la cultura. Non a caso la città rossa è sede di una delle università più prestigiose, nonché più antiche, del mondo, l’Alma Mater del 1088. Tra le sue strade, i suoi vicoli, i suoi portici si respira un’aria giovanile in continuo fermento. Ma non è tutto: basti pensare che la città è stata Capitale europea della cultura nel 2000 e, nel 2006, è stata dichiarata dall’UNESCO “città creativa della musica”. Conta, inoltre, innumerevoli mostre private, pubbliche, universitarie ed ecclesiastiche di grande prestigio. Tra queste, il Museo Civico Archeologico, che ha sede nel quattrocentesco Palazzo Galvani sin dalla sua inaugurazione ufficiale nel 1881, ospita le ricche collezioni archeologiche provenienti dall’antico Museo Universitario. L’esposizione prevede i reperti ottenuti tramite donazione del pittore Pelagio Palagi e dagli scavi condotti a Bologna, e territorio, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Il Museo si colloca tra le più importanti raccolte archeologiche italiane ed è soprattutto rappresentativo della storia locale, dalla preistoria all’età romana. La sezione dedicata agli Etruschi è il punto di partenza per conoscere la civiltà dell’Etruria padana, che ebbe come capitale Bologna, etrusca Felsina. Le antiche collezioni conservano capolavori dell’arte greca e romana: di particolare rilievo è la raccolta di antichità egiziane, una delle più importanti d’Europa.

 “Khepra”, lo scarabeo sacro agli egizi, simbolo della rinascita
(Ra, il dio-sole che sorge ogni mattina)
Fonte: www.etruschibologna.it

Nell’ambito della ricca documentazione archeologica bolognese che illustra la storia più antica della città e del territorio circostante, dal paleolitico fino all’età romana, i materiali della civiltà etrusca costituiscono il nucleo più importante del Museo e documentano lo sviluppo di Felsina (il nome etrusco di Bologna), dal IX sec.a.C. fino agli inizi del IV sec. a.C.. Ampiamente documentata è anche la vita della città romana di Bononia, colonia latina fondata nel 189 a.C. sul sito dell’etrusca Felsina.

Quest’anno il museo Civico Archeologico di Bologna propone un ambizioso progetto espositivo dedicato alla civiltà etrusca, in cui saranno riuniti circa 1000 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali. “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” è una mostra promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’Università degli Studi di Bologna, e realizzata da Electa.

Maschera gorgonica
Fonte: www.etruschibologna.it

Viaggio nella storia degli Etruschi al Museo Archeologico

L’esposizione, aperta dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020, vuole essere un affascinante viaggio nelle terre degli Etruschi, tra archeologia e paesaggi sorprendenti. Metterà in risalto le novità di scavo e di ricerca sulla storia di uno dei più importanti popoli dell’Italia antica. La metafora del viaggio darà forma e struttura all’esposizione, divisa in due grandi sezioni, caratterizzate da un allestimento evocativo.

La prima sezione offre un momento di preparazione al viaggio, facendo conoscere al visitatore i lineamenti principali della cultura e della storia del popolo etrusco, attraverso oggetti e contesti archeologici fortemente identificativi come, ad esempio, le forme sinuose ed elementari dei vasi biconici e le tombe, le quali sono il primo sintomo di una civiltà che riconobbe, per la prima volta, i segni di differenziazione sociale. Nella seconda sezione si compie il viaggio vero e proprio nelle terre dei Rasna, come gli Etruschi chiamavano se stessi.

Un itinerario attraverso quei territori e centri di Lazio, Umbria e Toscana che già furono oggetto di attenzione, meraviglia e descrizione da parte dei viaggiatori del passato, come il diplomatico inglese George Dennis che, nel XIX secolo, con il suo The Cities and Cemeteries of Etruria (1848), diede conto di cinque anni di viaggi che toccarono i siti archeologici allora conosciuti, in paesaggi profondamente diversi da come sono oggi. Il viaggio continua nei territori etruschi della valle Padana e della Campania, forse meno noti al grande pubblico ma importanti teatri di nuove scoperte archeologiche. La sezione della mostra dedicata all’Etruria Campana, crocevia di culture multiformi, propone agli spettatori ricchissime decorazioni templari, mostrando così la propria origine preromana.

La mostra proposta al Museo Archeologico dialoga naturalmente con la ricchissima sezione etrusca, che testimonia il ruolo di primo piano di Bologna etrusca, costituendo, quindi, l’ideale appendice al percorso di visita dell’esposizione temporanea. L’obiettivo promosso da questa stimabile iniziativa è quello di innalzare il prestigio storico di una città che ha sempre caldeggiato la fusione ebbra tra presente e passato. Ciò che è antico fa agire la bellezza in un lontano, profondo sentire la vita, le cose e la natura nelle sue varie rappresentazioni, come nei suoi manufatti. E il sentire scaturisce da un percepire.

È infatti a un coacervo di sensazioni, emozioni e atti che, in origine, si fa riferimento all’estetica. In tal modo si pone anche una certa distanza nella visione, un distacco teorico. Quando parliamo di estetica, vogliamo intendere che il fascino del passato, emanato nel caso specifico da manufatti e oggetti di inestimabile valore, s’unisce al giudizio su di esse, come al piacere che suscitano all’immaginazione. La nostra mente osserva con gli strumenti dell’archeologia e della storia, ma contempla i segni del mito e della cultura per affermare una visione interiore. Il desiderio di capire un mondo passato si congiunge alla sua ricostruzione ideale.

Si tratta di una contemplazione attiva, perché implica uno sforzo nello studio dell’oggetto che vada oltre la mera osservazione statica di una statua, di una pittura, di un mosaico, un’anfora, un gioiello, un dato architettonico. Si ha, dunque, una fusione dei dati oggettivi con i dati del conoscere soggettivo: sensibilità, memoria, immaginario. Quando parliamo dei valori della conservazione relativamente alla natura e all’arte, alla cultura e alla civiltà, come beni dell’umanità, vogliamo precisare proprio questo: che esiste l’unione del sentimento e delle forme, in un incrocio dell’estetica e dell’etica, della bellezza da conservare e degli atti che la preservano. E tutto ciò è risultato di una civiltà delle istituzioni. Perché l’arte non è qualcosa di superficiale: è invece legata strettamente al fare umano e alle sue scelte, è elemento costitutivo della cultura e del riconoscimento collettivo.

Mena Trotta


Mena Trotta
Mena, classe 2001, studentessa di filosofia presso l'università di Bologna. Un po' lunatica, un po' lunare, attratta da un'armonia irraggiungibile e il fascino del caos, tendo ad oscillare tra fasi calanti e crescenti. Le contraddizioni e la curiosità mi spingono a viaggiare con il corpo e con la mente. Miro alla pienezza facendo da tela al mio quadro ideale. Fermamente convinta del fatto che l'arte in ogni sua forma, purtroppo, ci assolverà tutti.

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