
Dopo anni di silenzio seguiti all’apprezzato album “Prelude to your love” (2017), il cantautore torinese Daniele torna sulla scena con il singolo “Living In Between”, disponibile dal 14 novembre 2025 su tutte le piattaforme. Non si tratta solo di un ritorno, ma di una netta evoluzione sonora che mette a fuoco il contrasto tra le sue radici italiane e la sua formazione al Berklee College of Music di Boston.
Il brano è il crocevia di questa evoluzione: un pezzo pop/R&B che abbandona il minimalismo per abbracciare un sound denso e contemporaneo; Daniele si è ispirato alle atmosfere di Frank Ocean e alla complessità armonica di John Mayer. La produzione curata da Amira, con il contributo di Stefano Di Blasio alla chitarra elettrica, fonde elettronica e cori stratificati in un groove pulsante.
Il titolo stesso è la chiave di lettura: “Living In Between” di Daniele è un viaggio interiore che racconta la condizione universale di sospensione, a cavallo tra i dubbi del passato e la speranza nel presente.
Abbiamo incontrato Daniele per farci guidare nel suo nuovo, maturo capitolo della sua musica, che è anche un sincero manifesto d’identità.
Daniele, è un piacere averti ai microfoni di Libero Pensiero! Tecnicamente, qual è stata la sfida maggiore nell’unire il tuo background di cantautore a un sound così denso di elettronica e stratificazioni vocali, che tu stesso definisci ispirato a Frank Ocean?
«Grazie mille per questa opportunità di parlare con voi della mia canzone. La meravigliosa collaborazione con la mia produttrice Amira ha davvero rivoluzionato il mio percorso e portato grandi doni in questo processo creativo, a partire dalla sua guida nella costruzione delle prime registrazioni a casa, in cui ho sperimentato con la mia voce per cercare una sinergia con l’architettura sonora della parte strumentale. Il linguaggio ritmico di Amira è ricco di dettagli nella scelta di ogni suono e di ogni elemento dell’arrangiamento; questo ha ispirato una distribuzione degli accenti nella mia melodia diversa da quella delle canzoni precedenti. La parte elettronica ha sostenuto e favorito uno svolgimento di morbidezza liquida nel fraseggio e nell’interpretazione, permettendomi di riscoprire la dimensione tecnologica della produzione, dopo anni di lavoro sulla voce pura, in un modo più integrato e organico. Per me, la densità complessiva del sound è la vera magia del lavoro di Amira: in particolare, nella produzione vocale, mi ha insegnato a esplorare la sovrapposizione delle voci all’interno di un tessuto sonoro in cui la stratificazione non ha solo una funzione armonica, ma anche timbrica ed emotiva.»
“Living In Between” è co-prodotto con Amira e include il featuring con Stefano Di Blasio. Quanto è stato importante l’apporto esterno in questo ritorno? In che modo le visioni dei colleghi hanno plasmato le nuove direzioni sonore di Daniele?
«La scrittura di canzoni per me nasce da un’esigenza biologica della voce, a cui si unisce il bisogno di portare un racconto e condividerlo, prima di tutto, con i musicisti con cui ho avuto la fortuna di collaborare. In questo contesto, il ruolo di Amira è stato fondamentale: ha raccolto ed elaborato con straordinaria attenzione tutti gli elementi della mia esperienza precedente come cantante e autore, guidando con precisione ogni fase di costruzione del brano. La sua intuizione di integrare la ricchezza della produzione elettronica con il contributo di Stefano, il primo chitarrista con cui ho collaborato a Berklee, è stata per me molto importante. L’eleganza dei gesti musicali di Stefano si fonde in modo emozionante con la pulsazione elettronica curata da Amira: le sue scelte melodiche dialogano con il respiro delle varie sezioni del brano, regalando nel solo successivo al bridge colori preziosi che preparano all’apertura dell’ultimo ritornello. Registrare in studio in Toscana con Piero Pellicanò, presso il suo Laboratorio Musicale, è stata un’esperienza incredibile: grazie alla sua guida come musicista e fonico, abbiamo potuto sperimentare soluzioni diverse per microfoni, registrazione e stratificazione delle parti, rispettando la natura dei miei provini originali e valorizzando il sound complessivo del brano. La presenza preziosa di Dafney, cantautrice che aveva seguito la registrazione del mio primo disco, ha completato questo percorso, contribuendo a un risultato finale in cui mi riconosco completamente, grazie alla magica visione e dedicata cura di Amira.»
Il titolo racconta una “consapevolezza di una condizione sospesa, a cavallo tra dubbi e speranze”. Daniele, qual è il dualismo sentimentale e territoriale che hai sentito la necessità di dichiarare in questo singolo?
«“Living in Between” racchiude la mia storia personale degli ultimi anni. Ho avuto la grande fortuna di ricevere amore incondizionato e un sostegno costante dalla mia famiglia in Italia che, dopo aver ottenuto una borsa di studio per il Berklee College of Music di Boston, ha accompagnato ogni passo del mio sogno di studiare e vivere di musica negli Stati Uniti. Questo dualismo geografico mi appartiene da sempre, così come le esperienze sentimentali che ho vissuto a cavallo tra questi due mondi. Per me, la scrittura di canzoni rappresenta il punto in cui tutto si unisce e trova un senso. In “Living in Between” rifletto sul mio percorso, sospeso per natura tra luoghi e persone che ho amato. Nel canto cerco una chiave interiore capace di avvicinare tutte le parti del mio percorso, trasformando questa “terra di mezzo” in un luogo autentico di identità e connessione.»
“Living In Between” è un crescendo progressivo che parte dalla rarefazione e arriva alla stratificazione. Come si traduce, nella concezione di Daniele, tutto ciò nel viaggio interiore che il testo vuole esprimere?
«Questa domanda mi emoziona perché mi riporta al momento preciso in cui il testo della canzone ha iniziato a prendere forma. Nelle strofe racconto il mio tentativo di attraversare il dolore legato al cambiamento, un processo complesso in cui ho cercato allo stesso tempo di affidarmi alla possibilità di una speranza nuova, ancora incerta ma percepibile. Il ritornello esprime invece un senso di sospensione: uno spazio in cui gli interrogativi rimangono aperti e diventano parte integrante dell’esperienza emotiva che sto descrivendo. Nel bridge rivolgo l’attenzione a ciò che, per paura, mi ha bloccato per molto tempo, riconoscendo i meccanismi interiori che hanno limitato il mio movimento. Questo passaggio prepara al ritornello conclusivo, in cui le stesse domande, immerse nel respiro e nell’espansione dei cori, trovano una possibile direzione di integrazione e di pacificazione, come se la musica stessa facilitasse un processo di ricomposizione più profonda.»
Il videoclip della canzone è stato realizzato in Toscana con il regista Francesco Quadrelli e il fotografo William Petriccioli. L’ambientazione, così iconica, in che modo si lega al tuo “viaggio di definizione dell’identità”?
«La realizzazione del video di “Living in Between” è stata un’esperienza potentissima, nata inizialmente dal mio amore per l’elemento acqua, in cui ho riscoperto la mia dimensione fisica in modo totalizzante e la relazione con le sensazioni di permeabilità e libertà che mi regala il canto. Questo elemento ha permesso, nel lavoro di poetica ricerca fotografica di William Petriccioli, la scoperta di una prospettiva nuova, e nello sguardo evocativo e visionario del regista Francesco Quadrelli, la rappresentazione di una visione di luce, in cui rispecchiare e avvicinare diverse densità attraverso il movimento. Una volta riemerso dall’acqua, ho ritrovato l’abbraccio di un luogo che fa parte fondamentale della mia infanzia, un paesaggio di natura aperta in Toscana in cui le dune sono riscaldate dalla luce che riporta al mare. Nell’interazione tra percezione fisica, sensibilità emotiva e possibilità visiva, resa possibile dal lavoro di squadra con William e Francesco, riconosco custodito il significato più intimo del mio percorso.»
Vincenzo Nicoletti
















































