Pasolini: il nuovo membro della Human Tribe di Jorit

Ieri 6 gennaio 2019 è apparso un abbozzo del nuovo murale dello street artist Jorit Agoch. L’artista napoletano di origini olandesi ha colpito ancora.

Da tempo ormai si parla dei suoi murales, visibili nelle periferie di Napoli, che rappresentano volti umani. Per Jorit realizzare opere su palazzi, muri abbandonati e qualsiasi altro spazio pubblico significa offrire nuovi stimoli a realtà chiuse e soprattutto raccontare l’umanità. Infatti a volti di personaggi famosi alterna ritratti di gente comune, così da proporre attraverso le sue opere un mondo privo di gerarchie sociali.

Uscendo dalla stazione Piscinola-Scampia, linea 1 della metro di Scampia, è possibile ammirare un nuovo volto. È Pier Paolo Pasolini il noto poeta e scrittore italiano considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali del XX secolo.

Anche lui, come tutti gli altri personaggi rappresentati da Jorit, ha due strisce rosse sulle guance che rimandano a rituali africani dell’entrata del bambino nella società adulta e nella tribù, un marchio dell’artista per indicarne l’ingresso nella Human Tribe.

Ma perché Jorit ha deciso di inserirlo nella sua Human Tribe?

Non perché fosse un omosessuale, un emarginato come dichiarato ieri da un articolo apparso su Repubblica e tempestivamente modificato, ma per il suo noto “dialogo con Gennariello”. Infatti Pasolini scrisse un dialogo immaginario tra lui e un fittizio scugnizzo (Gennariello), al quale confidò di preferire Napoli alla Repubblica italiana poiché con i napoletani si sentiva affine nel vivere naturalmente la propria diversità e spontaneità.

Jorit, che solitamente lascia una frase sul muro bianco prima di iniziare l’opera, stavolta scrisse: “Ti insegneranno a non splendere. E tu splendi invece”, frase tratta dal “dialogo con Gennariello”. Il giorno dopo apparì anche una seconda frase sullo stesso muro: “Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa tra padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace”, ripresa invece dal film di Pasolini “La rabbia”. E ancora “Io so questo: che i napoletani sono una grande tribù che vive nel ventre della città di mare. Questa tribù ha deciso di rifiutare il nuovo potere.” È quindi chiaro l’omaggio di Jorit ad un autore italiano che come lui tanto ama la città di Napoli.

Infatti il contributo che Jorit sta dando alla città partenopea è grande. Girovagando per Napoli possiamo ammirare i ritratti di Che Guevara, Maradona, San Gennaro ma anche personaggi molto influenti negli ultimi anni come Ilaria Cucchi.

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha dimostrato più volte solidarietà verso lo street artist, dandogli l’opportunità (assieme al contributo della Regione Campania e alla ditta privata Ascosa 3) di sfogare la sua arte sui muri dei palazzi di Napoli e offrendogli sentito interesse durante il suo arresto a Betlemme (per aver rappresentato l’attivista Ahed Tamimi sul muro che separa Cisgiordania e Israele).

Attualmente è in programma un nuovo murale. Jorit rappresenterà il volto di Angela Davis, attivista politica afroamericana che si batte per i diritti dei neri. La Davis dopo l’assassinio di Martin Luther King aderì al partito comunista e partecipò al movimento delle Black Panthers. È inoltre una figura fondamentale per il movimento femminista nero degli anni ’70: le sue vicende influenzarono l’idea di “donna nera” radicata nei preconcetti americani di quel tempo. È indubbio che anche con questo murale l’artista voglia lanciare un forte messaggio sociale rivolto, ancora una volta, agli esclusi e agli emarginati delle periferie di Napoli.

Jorit e i suoi murales ci insegnano quindi qualcosa di molto importante: l’arte, in ogni sua forma, è rappresentazione dell’essere umano nella sua totalità. Dunque, gli uomini tutti, anche gli esclusi e gli emarginati, possono e devono partecipare alla grande tribù dell’umanità e sentirsi parte integrante di essa. 

Federica Colaruotolo

3 Commenti

  1. Artico interessante e accattivante. Mi ha fatto venire voglia di andare a visitare questi murales.

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