Mondiali di calcio femminile, la svolta
Fonte: www.105.net

I mondiali di calcio femminile giungono alla fine: dal 7 giugno al 7 luglio abbiamo visto in campo uno spettacolo diverso da quello a cui è abituato il pubblico italiano. La coppa è stata meritatamente alzata dalle giocatrici statunitensi, che hanno sempre espresso un bel gioco tra velocità, tecnica e grinta. La finale, disputata ieri, è terminata con il punteggio di 2-0 per gli USA contro l’Olanda (che ai quarti di finale aveva battuto l’Italia).

La nostra nazionale esce dunque a testa alta dal mondiale, essendo stata battuta da una delle finaliste. Ottima la prestazione delle nostre giocatrici, che hanno messo in campo la voglia di mostrare al mondo che esistono anche loro, che giocano a calcio con passione, e spesso più dei calciatori che svogliatamente scendono in campo solo perché strapagati.

Questi mondiali di calcio femminile hanno avuto un significato particolare per l’Italia: dopo la mancata qualificazione della nazionale maschile, il tifo era tutto per queste giovani donne ai più sconosciute. Guidate dall’allenatrice Milena Bertolini, le azzurre si sono qualificate ai mondiali dopo ben 20 anni di assenza. Abbiamo potuto vedere in campo una bella squadra, un gruppo affiatato che gioca con tattica ed armonia, andando oltre l’obiettivo prefissato, il raggiungimento degli ottavi di finale.

La competizione ha inoltre riscosso un enorme interesse mediatico: basti pensare che le partite Italia–Brasile ed Italia–Cina hanno ottenuto addirittura il 30% di share. Ma non è solo questo il dato interessante: per la prima volta in Italia, una partita di calcio femminile è stata trasmessa in chiaro sulla rete nazionale, contribuendo ad accendere i riflettori su una serie di tematiche di cui si parla da anni e che non sono mai state affrontate a dovere, una su tutte rendere professionistico anche il calcio femminile.

In Italia gli unici sport che ad oggi il CONI considera professionistici sono il calcio maschile fino alla Lega Pro, il golf, il basket ed il ciclismo. Questo significa che mentre in altri sport, come tennis, nuoto, pallavolo, gli sportivi di entrambi i sessi non sono considerati professionisti, nel calcio invece notiamo una disparità di trattamento per cui sono professionisti soltanto i calciatori uomini.

Questo disequilibrio nel trattamento giuridico, oltre a non permettere alle nostre atlete di allenarsi come vorrebbero senza dovere al contempo lavorare, alimenta la mentalità maschilista e retrograda che caratterizza gran parte della subcultura italiana. Dalle interviste in tv alle chiacchiere da bar, sono tante le affermazioni da troglodita che abbiamo dovuto ascoltare: il calcio è uno sport maschile, le donne non possono parlarne perché non ne capiscono nulla, pensassero a cucinare, e così via.

Se le critiche possono essere costruttive, gli insulti invece servono solo a rendere manifesta l’arretratezza e la pochezza d’animo di cui il nostro ambiente culturale è intriso.

Per fortuna ci sono anche i risvolti positivi: anzitutto un incremento del 40% delle iscrizioni alle scuole calcio femminili. Questo dato è importante e mostra come, al di là di tutte le difficoltà che si incontrano nella società italiana, le donne che vogliono giocare a calcio continuano a farlo mentre altre iniziano incoraggiate dalle prime.

Un secondo possibile risultato è la tanto attesa svolta: la FIGC infatti, in accordo con le società di calcio femminili, ha intrapreso un percorso per conferire lo status giuridico di professionismo anche al calcio femminile, in particolare alla Serie A ed alla serie B.

Questi passi avanti dovranno essere intrapresi anche nelle realtà più piccole come le scuole, dove spesso, su indicazione dei professori, i maschi giocano a calcio e le femmine a pallavolo, senza dar modo di seguire le personali inclinazioni di ognuno.

Inoltre, è bene ricordare che le scuole calcio femminili sono ancora pochissime, soprattutto nel sud Italia: ciò accade anche per sport come la boxe o le arti marziali, considerati appunto “sport maschili”. Questa arretratezza culturale dovrebbe definitivamente lasciare il posto alla libertà personale di poter praticare lo sport che più appassiona, senza sovrastrutture sociali: non esistono sport maschili e sport femminili, esiste solo lo sport.

Dei mondiali di calcio femminile ricorderemo senza dubbio gli splendidi gol di Barbara Bonansea, Cristiana Girelli, Aurora Galli, Valentina Giaginti; le sicure difese del capitano Sara Gama, le eleganti parate di Laura Giuliani, ma soprattutto i loro sorrisi, la tenacia che hanno espresso in campo, la loro voglia di lottare per vincere.

Intanto stasera, lunedì 8 luglio, la squadra italiana di calcio femminile delle Universiadi giocherà i quarti di finale: in bocca al lupo ragazze!

Clara Vincelli

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here