
Dopo nove giorni di instancabili ricerche da parte di amici e familiari, il corpo di Mu’ath Abu Rokba, veterinario trentenne che operava nella Striscia di Gaza, è stato ritrovato senza vita. A darne notizia, sulla loro pagina Instagram, sono stati i volontari di Sulala Animal Rescue, rifugio per animali fondato nel 2006 nel nord di Gaza, che prima del 7 ottobre 2023 ospitava più di 400 cani e 40 gatti.
Negli ultimi due anni di genocidio, mentre la maggior parte delle grandi associazioni animaliste nel mondo restava in silenzio, Sulala Animal Rescue è stata l’unica speranza per cani randagi, gatti, asini, cavalli e qualsiasi altro animale bisognoso. Il dottor Mu’ath Abu Rokba era fondamentale per la cura di quegli animali: praticava amputazioni, operazioni complesse e riusciva a mantenere alto il morale di famiglie stremate dalla fame e dalla violenza, che si rivolgevano a lui per curare i propri animali d’affezione e non abbandonarli. Senza di lui, il rifugio si trova ora in estrema difficoltà.
Tutto è iniziato il 9 ottobre. Come migliaia di gazawi, i volontari di Sulala avevano festeggiato anche sui social il cessate il fuoco, mentre l’ONG Animals Australia annunciava:
“C’è speranza all’orizzonte per le persone e gli animali di Gaza. Il nostro team internazionale si è attivato lo scorso fine settimana, lavorando per far muovere il nostro secondo camion di forniture di aiuti per gli animali oltre il confine, con tonnellate di cibo urgente per gli animali inviate con amore da donatori premurosi in tutto il mondo per i nostri amici al @sulalaanimalrescue”
Durante la notte tra il 9 e il 10 ottobre la popolazione di Gaza inizia a prepararsi per tornare al nord a vedere cosa fosse rimasto, ma la realtà che li ha accolti è stata ben diversa dai loro ricordi. I quartieri distrutti, come quelli di Gaza City, Jabalia e Sheikh Radwan, erano irriconoscibili. In molti si sono trovati di fronte non solo alla distruzione fisica delle loro case, ma anche a una costante minaccia di morte a causa della presenza di ordigni inesplosi e della violenza persistente.
I volontari di Sulala intanto scrivono:
“Resteremo qui per un po’ per vedere se il cessate il fuoco dura. E ci muoveremo solo quando troveremo un posto per gli animali.”
Il giorno successivo, alcuni volontari hanno raccontato di essere tornati a visitare il rifugio originario, abbandonato una settimana dopo il 7 ottobre 2023. Rendendosi conto dell’escalation dei bombardamenti, in quei giorni avevano aperto i cancelli per permettere agli animali di fuggire e portando con sé solo l’essenziale erano corsi a sud con le loro famiglie. Alcuni cani erano riusciti a raggiungerli, altri erano morti sotto le bombe o erano stati portati fuori da Gaza e adottati da famiglie israeliane. Due anni dopo, i volontari sono tornati e hanno trovato esattamente ciò che si aspettavano: nessuna vita, solo polvere e desolazione, un deserto irriconoscibile al posto di quella che era la loro casa e la casa di centinaia di animali.
Il 12 ottobre, Mu’ath Abu Rokba è stato dichiarato scomparso mentre cercava di tornare a casa sua, a Jabalia, attraversando una zona molto pericolosa, al ridosso della cosiddetta “linea gialla”: una linea di demarcazione interna stabilita da Israele a Gaza per segnare l’area di ritiro e di controllo militare nell’ambito del cessate il fuoco. Non è un confine ufficiale, ma è diventata una zona letale per i civili. Uno dei fratelli di Abu Rokba aveva provato a cercarlo, ma tutta la zona era sotto attacco di cecchini che sparavano alla cieca sulla folla. Uno dei suoi zii era stato ucciso 500 metri prima di raggiungere casa.
Per nove giorni sono proseguite instancabili le ricerche: veterinari di tutto il mondo hanno diffuso la notizia e una petizione online, ma nulla ha potuto salvarlo.
La morte di Abu Rokba è l’ennesima conferma di come quello che si autodefinisce “l’esercito più vegano al mondo” non risparmi nemmeno gli animali. Il 97% del “patrimonio animale” della Striscia di Gaza è stato distrutto a causa dei bombardamenti israeliani, della fame e dei saccheggi. Secondo un rapporto di Euro-Med Monitor, l’uccisione degli animali a Gaza non è solo una conseguenza collaterale del conflitto, ma parte di una strategia mirata che comprende la demolizione delle fattorie e l’uso delle forze israeliane per attaccare animali, e ha l’obiettivo di distruggere le risorse alimentari, rendere più difficili gli spostamenti e infliggere sofferenze fisiche e psicologiche alla popolazione, anche sottraendole gli affetti non umani. Gli esperti hanno definito questa azione una delle componenti fondamentali del crimine di genocidio contro i palestinesi, una politica che ha trasformato ogni aspetto della vita quotidiana in una lotta per la sopravvivenza.
In questi giorni Sulala Animal Rescue continua a operare instancabilmente, trasformando la perdita di Abu Rokba in un atto di resistenza, capace di convertire l’indifferenza in mobilitazione e il senso di impotenza in organizzazione.
In tutto il mondo professionisti della cura degli animali si stanno unendo per agire concretamente e immaginare una cura di ispirazione decoloniale: per gli animali di Gaza, del Congo, delle zone di conflitto del Sud globale e in onore di Mu’ath.
È possibile contribuire alla resistenza di Sulala Animal Rescue donando tramite la raccolta fondi disponibile nel linktree della loro pagina Instagram @sulalaanimalrescue.
Fonti:
- https://www.instagram.com/sulalaanimalrescue/
- https://euromedmonitor.org/en/article/6811/97-per-cent-of-Gaza%E2%80%99s-animal-wealth-destroyed-by-Israeli-bombing,-starvation,-and-looting
- https://www.aljazeera.com/features/2025/10/16/israels-exploding-robots-still-terrorise-gaza-neighbourhoods
- https://www.aljazeera.com/news/2025/10/20/has-the-gaza-ceasefire-been-broken
di Marina Chiarizia

















































