Ondate di calore: entro il 2100 il 75% della popolazione mondiale sarà a rischio
Immagine: novaratoday.it

Il 2019 è stato l’anno che ha riscritto la storia del clima. A confermarlo il Wmo, l’Organizzazione meteorologica mondiale, secondo cui «…il periodo tra il 2015 e il 2019 verrà ricordato come il quinquennio più caldo di sempre». Le ondate di calore, che in questi giorni stanno colpendo senza sosta l’Australia, diventano sempre più diffuse, sempre più estreme e durano più a lungo. L’accentuazione di tale fenomeno meteo estremo è direttamente collegabile ai cambiamenti climatici. Analizzando lo studio “Historic and future increase in the global land area affected by monthly heat extremes” si apprende infatti che il riscaldamento del clima di circa 0,5 ° C nella media globale ha fortemente aumentato la probabilità di insorgenza di temperature estreme su scale mensili o stagionali.

Ondate di calore sempre più letali

La Terra brucia e con essa l’uomo. Se già oggi numerose ricerche dimostrano che il tasso di mortalità associato alle ondate di calore è in aumento, una nuova ricerca ci avvisa del pericolo a cui andremo certamente incontro. Lo studio, pubblicato su Nature Climate Change, afferma che attualmente circa il 30% della popolazione mondiale è esposta a ondate di calore potenzialmente mortali per almeno venti giorni all’anno. Analizzando articoli pubblicati tra il 1980 e il 2014, i ricercatori hanno scoperto più di settecentocinquanta casi di mortalità dovuta all’eccessivo caldo. Sulla base di questi risultati si è calcolata una soglia globale oltre la quale la temperatura media dell’aria superficiale giornaliera e l’umidità relativa diventano mortali. Considerando tali, dati gli scienziati hanno previsto che entro il 2100, qualora si verificasse un drastico taglio delle emissioni dei gas serra, la percentuale sopracitata aumenterebbe fino ad arrivare al 48% della popolazione mondiale.  Au contraire, se il tasso di emissioni di gas inquinanti dovesse aumentare, il 74% degli esseri umani potrebbe essere esposto a ondate di calore letali.

Per Camilo Mora, professore associato di geografia presso il College of Social Sciences dell’Università delle Hawaii a Mānoa e autore principale dello studio, «Stiamo esaurendo le scelte per il futuro. Per le ondate di caldo, le nostre opzioni sono ora tra cattive o terribili. Molte persone in tutto il mondo stanno già affrontando le gravi conseguenze dovute alle temperature troppo elevate».

Ondate di calore: entro il 2100 il 74% della popolazione mondiale sarà a rischio
Illustrazione delle vie attraverso le quali il calore può danneggiare gli organi vitali e provocare la morte
Immagine: hawaii.edu

Molti i casi in cui si sono registrati numerosi decessi dovuti alle eccessive ondate di calore. Gli esempi più sconcertati riguardano l’Europa in cui l’ondata di caldo del 2003 ha provocato la morte di 70.000 persone, la Russia che nel 2010 ha visto 10.000 persone perire per l’eccessivo calore, e l’ondata di calore di Chicago del 1995 che ha ucciso 700 persone. Più recentemente dozzine di persone sono decedute a causa delle alte temperature registratesi in India e Pakistan, con picchi che hanno toccato i 53,5 °C.

Lo studio dimostra anche che il rischio più grande per la vita umana derivante dal caldo mortale è previsto nelle aree tropicali poiché proprio i tropici sono caldi e umidi durante tutto l’anno. Per Iain Caldwell , ricercatore post-dottorato presso UH Mānoa, «Con le alte temperature e l’umidità, ci vuole pochissimo riscaldamento affinchè le condizioni diventino mortali ai tropici». Farrah Powell, coautore dello studio, sottolinea che, seppur spaventoso, è scientificamente importante trovare una soglia oltre la quale le condizioni climatiche diventano letali e che «Questa soglia consente di identificare condizioni dannose per le persone. E poiché si basa su casi documentati di persone reali in tutto il mondo, lo rende più credibile e pertinente. La cosa spaventosa è quanto siano comuni quelle condizioni mortali».

La rana bollita di Chomsky

«Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone».

Il principio filosofico di Noam Chomsky risulta essere la metafora perfetta della gravosa situazione in cui si ritrova l’essere umano. Le venticinque più grandi aziende globali, responsabili del 51% di tutte le emissioni di gas serra, continuano impunite a inquinare, il conseguente riscaldamento globale aumenta e i cambiamenti climatici sconvolgono sempre di più la vita sul nostro pianeta. I dati parlano chiaro: gli eventi estremi aumentano esponenzialmente e mettono a dura prova anche l’economia. Secondo un recente studio infatti nel solo 2019 alluvioni, temporali, uragani, siccità e incendi, alimentati dalle ondate di calore, hanno provocato danni per più di sessanta miliardi di dollari.

Ondate di calore: entro il 2100 il 75% della popolazione mondiale sarà a rischio
Le cinquanta aziende responsabili del 50% delle emissioni industriali globali di gas serra
Immagine: reteclima.it

Gli studi sempre più allarmanti che la scienza fornisce all’uomo da decine di anni mettono in guardia lo stesso uomo dai pericoli a cui molto presto andrà incontro e di cui già sta pagando, a caro prezzo, le conseguenze. La ricerca sulle ondate di calore appena analizzata è solo uno degli innumerevoli sconcertanti segnali che dovrebbero rendere gli esseri umani sempre più consapevoli della disastrosa situazione ambientale in cui riversa il nostro pianeta. «I cambiamenti climatici hanno messo l’umanità su un percorso che diventerà sempre più pericoloso e difficile da invertire se le emissioni di gas serra non vengono prese molto più seriamente» dichiara Camilo Mora che poi conclude «Azioni come il recesso dall’accordo di Parigi sono un passo nella direzione sbagliata che ritarderà inevitabilmente a risolvere un problema per il quale semplicemente non c’è tempo da perdere».

Non saranno mai troppi gli appelli a una rapida azione utile alla salvaguardia ambientale. Non saranno mai troppe le proteste contro chi, in nome di una crescita economica infinita, è disposto a sacrificare la biodiversità, gli oceani, le foreste, i ghiacciai e l’ambiente tutto. Occorre continuare a far pressione sui governi affinché riconoscano il loro immobilismo politico ambientale, affinché mettano fine all’arroganza capitalista delle grandi aziende inquinatrici responsabili dell’emergenza climatica. Notizie come quella arrivata dalla Cop25, secondo cui quarantasette carbon major rischiano di essere condannate per aver violato i diritti umani, oltre a rappresentare un punto di svolta nella battaglia ambientalista, devono spronarci ulteriormente all’impegno a favore della tutela ambientale. L’azione pro ambiente, in qualunque forma essa venga esercitata, è la sola soluzione contro un futuro catastrofico, contro un destino da “rana bollita”.

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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