Quanto spendono le amministrazioni comunali per la tutela dell'ambiente?
Foto di Singkham da Pexels

«Parte un percorso di costruzione che vede il governo intero impegnato nella realizzazione di questa nuova visione». Con queste parole il neo ministro Roberto Cingolani ha commentato la nascita dell’apparato amministrativo dedicato alla svolta green del Belpaese. Con l’istituzione del Ministero per la Transizione Ecologica, l’Italia si appresta a mettere in campo tutte le azioni necessarie a quella rivoluzione verde di cui ormai da troppo si parla con eccessiva astrattezza. Il Governo è quindi chiamato a fare grandi passi avanti nella lotta alla crisi ambientale che, secondo l’ultimo studio dell’UNFCCC “NDC Synthesis Report“, è ancora lontana dall’essere anche solo minimamente risolta. “Pensare globale, agire locale”: affinché gli obiettivi nazionali per il clima vengano raggiunti, diventa necessario trasformare il suddetto motto in una strategia fattiva a partire proprio dalle piccole realtà come le amministrazioni comunali. Con l’aggravarsi della crisi climatica, “partire dal basso” non può essere più uno slogan populista atto a raccattare voti di chi, disilluso da anni di politica fallimentari, non riesce più a credere nel potere delle istituzioni. Nell’ambito inerente la tutela dell’ambiente partire dal basso diventa un dovere, unica strategia efficace per una proficua transizione ecologica.

La tutela dell’ambiente parte dal basso

«Il 2021 è un anno decisivo per affrontare l’emergenza climatica globale. La scienza è chiara, per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 ° C, dobbiamo ridurre le emissioni globali del 45% entro il 2030 dai livelli del 2010. Il rapporto provvisorio di oggi dell’UNFCCC è un allarme rosso per il nostro pianeta». Il monito di António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, non può lasciare indifferenti. Secondo il report dell’UNFCCC infatti, a oggi il termine “tutela dell’ambiente” non è altro che una definizione teorica di quello che dovrebbe essere l’obiettivo principale di tutti i Governi mondiali, a cui seguono pochi fatti e tanto greenwashing.

Istituire un ministero dedicato alla transizione ecologica è senza dubbio cosa buona e giusta, ascoltare rappresentanti dello Stato riempirsi la bocca di termini quali “rivoluzione verde” o “svolta green”, seppur con evidenti lacune in materia, può rivelarsi utile nella strategia utile alla divulgazione del problema stesso. I fatti dimostrano però che tutto ciò non basta. L’NDC Synthesis Report è chiaro: «i governi non sono neanche lontanamente vicini al livello di ambizione necessario per limitare il cambiamento climatico a 1,5 gradi e raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi».

Altrettanto chiaro è stato finora Cingolani secondo cui «Considerato che più della metà della popolazione mondiale vive oggi in città, gli agglomerati urbani diventano motori chiave per un futuro climatico sostenibile resiliente e prospero. Il nostro programma si focalizza sul ruolo delle città come laboratori strategici di crescita sostenibile, combinando la transizione energetica alle azioni per il clima verso uno scenario con zero emissioni nette». Ripartire dalle città ovvero ripartire dal basso, agendo localmente, riavviando e ravvivando la macchina istituzionale delle amministrazioni comunali.

Proprio queste ultime sono al centro di un’indagine di Openpolis, la fondazione senza scopo di lucro che raccoglie, analizza e distribuisce dati mettendoli a disposizione delle comunità, delle istituzioni, del settore dell’informazione e dell’attivismo politico. Openpolis ha analizzato le spese dei comuni italiani in materia di tutela dell’ambiente, evidenziando che a spese maggiori o minori non corrispondono obbligatoriamente gestioni positive o negative. Una buona amministrazione della natura infatti è conseguenza di una proficua applicazione delle soluzioni ambientali quali, ad esempio, le buone pratiche, più che dalla quantità di fondi spesi. Le tante amministrazioni comunali a cui corrispondono spese nulle nell’ambito della tutela dell’ambiente di certo non partono col piede giusto.

La spesa delle amministrazioni comunali per l’ambiente

Tra i più importanti documenti delle amministrazioni locali, i bilanci comunali hanno senza dubbio il valore maggiore nella progettualità dei piani di sviluppo dei territori. “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente” è una delle missioni presenti nella sezione dedicata alle spese che un determinato Comune affronta nel corso di un anno. Manutenzione del verde urbano, finanziamenti a sostegno di associazioni ambientaliste, creazione di progetti utili all’educazione ambientale, valutazioni per gli impatti ambientali, oneri per la polizia provinciale e coordinamento con altri programmi comunitari, regionali o statali: sono molte le attività previste dalla voce “Tutela, valorizzazione e recupero ambientale” contenuta nella missione sopracitata. Buone pratiche, idee per un futuro maggiormente ecosostenibile, piccoli progetti che raccolgono tutto il significato dell’ “agire locale”.

«Bari è la città che spende di più per verde urbano e tutela dell’ambiente, tra i comuni più popolosi del paese: 55,12 euro pro capite. Seguono tutte città del centro e del nord: Padova (45,85), Firenze (45,34), Venezia (41,36) e Milano (37,65)». L’indagine di Openpolis sulla spesa delle amministrazioni comunali evidenzia il distacco tra Nord e Sud per quel che concerne le misure in favore della tutela dell’ambiente. Tra le città italiane con più di 200.000 abitanti, solo quattro centri urbani situati nella parte centro meridionale del Belpaese sono presenti nella classifica riguardante la spesa pro capite per la salvaguardia della natura. Con una spesa tutt’altro che sufficiente, Napoli (18,31 euro pro capite), Messina (8,47) e Verona (6,29) si posizionano alla fine della graduatoria.

Quanto spendono le amministrazioni comunali per la tutela dell'ambiente?
Fonte immagine: openpolis.it

Note positive soprattutto per Bari, Firenze e Padova che per ben quattro anni hanno incrementato gli investimenti per la tutela dell’ambiente rispettivamente del 16,1%, 20,6% e addirittura del 90% nel caso del Comune veneto. Al contrario diminuzioni negli investimenti (2016/17) si sono registrate nei Comuni di Milano (-1,5%) e Venezia (-19,9%). Grazie alla classifica stilata da Openpolis, è possibile conoscere gli investimenti che tutte le amministrazioni comunali italiane hanno dedicato alla tutela ambientale. Basta cliccare sul seguente link e inserire il nome del Comune oggetto d’interesse nella casella “Cerca“.

«Mentre riconosciamo il recente cambiamento politico di slancio verso un’azione più forte per il clima in tutto il mondo, le decisioni per accelerare e ampliare l’azione per il clima ovunque devono essere prese ora». Le parole di Patricia Espinosa, Segretario esecutivo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, sottolineano la necessità di iniziative ecologiche che possono e devono essere intraprese anche dalle singole amministrazioni comunali. Non c’è più tempo da perdere, bisogna urgentemente adoperarsi per una società ecosostenibile, mettendo in pratica tutte le soluzioni che la scienza ha finora fornito, pensando globalmente e agendo localmente.

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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