Sanremo, non perdiamo il diritto di scandalizzare
Fonte immagine: pagina Facebook di Achille Lauro

Sono gesti sospesi nel tempo, soppesati dallo spazio, quelli che a Sanremo generano stupore, provocano apprezzamenti e critiche, sdoganano norme accettate dalla società credute inopinabili. Si chiamano scandali e quest’anno a Sanremo non ne sono di certo mancati. Come ogni anno d’altronde.

In un Paese in cui la musica si diffonde attraverso i canali televisivi a colpi di talent e programmi dai nomi stranieri storpiati dai più, colpisce il dissidente. Additato come una vergogna, definito provocatore e irrispettoso del palco storico del Festival su cui si sono esibiti i più grandi talenti della musica italiana e internazionale.

È stato così quando Bobby Solo si truccò con il mascara, Rino Gaetano pronunciò per la prima volta la parola sesso, Loredana Bertè sfoggiò un finto pancione.

È stato il Sanremo di Achille Lauro

Lo è stato quest’anno per Achille Lauro, protagonista, diciamolo, di questo Sanremo. Il cantante fa ribrezzo per i suoi costumi teatrali e le vesti succinte. Travalica il buongusto e il suo dovere di essere esecutore vocale di un brano. Solo quello.  Alla fine i contenuti vengono confezionati per un pubblico che è abituato ad altro, e devono rispecchiare il gusto nazional popolare. La reazione per questo è immediata, perché di fronte a ciò non si può sospendere l’opinione, ed ecco il dissidio: pochi lo amano altri lo odiano. Due cose però bisogna dirle. Al di là della canzone, le sue performance musicali a Sanremo hanno sconfinato i limiti del palco sanremese con un mix di teatro, letteratura, interpretazione di libertà e introdotto la necessità di una voce gender in quella che è definita da Bauman società liquida. Questa è la prima. Achille Lauro a Sanremo fa più scandalo di Salvini al citofono. Questa la seconda.

Cosa fa scandalo e cosa no

Tante cose suscitano scandalo nella società strutturata in limiti fatta di norme, consuetudini e comune accettato, specie nelle realtà provinciali e medio borghesi.

Così fa scandalo a Sanremo il leitmotiv di Amedeusle donne sono belle”, per fortuna. Ma anche la partecipazione di Rula Jebreal. Non fa scandalo la cancellazione dalla scaletta del video messaggio di Roger Waters sulla Palestina. La denuncia della Cgil sulle paghe di alcuni membri dell’orchestra del Festival: gli archi da 30 a 60 euro al giorno a fronte dei cachet di Roberto Benigni e Georgina Rodriguez. Il mio falegname con 30 mila lire la faceva meglio. Non fa scandalo la poltrona in prima fila per Cristiano Ronaldo, condannato si ricordi per evasione fiscale.

Scandaloso è Achille Lauro. Ma anche i testi sessisti di Junior Cally. E poi ancora Achille Lauro, e i monologhi effimeri e costruiti sulla bellezza che tentano di abbattere stereotipi con altri stereotipi. E alla fine di Achille Lauro.

Lo scalpore colpisce la morale

E rende l’evento memorabile. Ecco perchè di Sanremo si ricordano alcune esibizioni più dei vincitori dello stesso anno. Entrando nelle parole pungenti e falsamente argute, si penetra in qualcosa di più profondo che è l’assimilazione di un messaggio esterno e la sua rielaborazione che ognuno di noi fa, nel confronto con la propria cultura, i propri istinti, le percezioni sociali e morali.  Alla fine esce l’applauso o il fischio.

Ma le regole del buon costume, del contegno e del decoro, non valgono allo stesso modo per i diversi campi del nostro mondo. Alla fine il moralismo è ancora imperante nella nostra società, ma solo quando gli conviene.

Alba Dalù

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