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Come un lupo, la sinistra perde il pelo ma non il vizio. Se pensavamo che solo in Italia la sinistra fosse incapace di rimanere compatta, ci sbagliavamo di grosso. Anche in Spagna, infatti, dove da qualche anno Podemos rappresentava il progetto politico più interessante a sinistra, qualcosa si è rotto.

Íñigo Errejón, uno dei fondatori di Podemos, ha deciso di abbandonare lo scranno creando una nuova piattaforma (Más Madrid) con la quale si presenterà alle prossime elezioni a Madrid (congiuntamente alla lista dell’attuale sindaca Manuela Carmena).

Anche in Spagna la sinistra è in crisi

Lo ha fatto senza consultare la leadership statale del partito né quella autonoma, e ciò è stato visto come un tradimento da parte dell’ala “errejónista” del partito. Tra i militanti c’è una piccola parte che sostiene questo movimento. La maggioranza, però, ritiene la decisione presa da Errejón un errore poiché per combattere l’avanzare dell’estrema destra in Spagna sarebbe stato sicuramente più favorevole avere un partito di sinistra unito e compatto.

Sulla scelta di Errejón ha influito sicuramente il suo carattere eccessivamente personalista, così come la sconfitta al secondo congresso di Vistalegre che vide trionfare nuovamente Pablo Iglesias. L’ex numero due di Podemos alla fine ha ceduto: non è riuscito a sopportare l’idea di vivere all’ombra di Iglesias e ha deciso di “tradire”, rischiando di infliggere il colpo fatale a Podemos.

«In politica bisogna essere abituati a questo tipo di manovra, anche se viene dai colleghi, ma riconosco che sono stato toccato e triste. Non immaginavo che oggi, quando avremmo dovuto festeggiare il quinto compleanno di Podemos, le cose sarebbero andate così», secondo queste dichiarazioni, riportate da El Pais, sostanzialmente Iglesias fa una mossa politica astuta, perché attaccare troppo duramente Errejón avrebbe potuto danneggiare ulteriormente un partito che, cinque anni dopo la sua nascita, sta vivendo la sua prima vera crisi.

La sinistra e il suo “amore” per il frazionismo

Secondo gli esperti, e secondo i giovani militanti del partito, questa mossa è un suicidio politico per la sinistra, in particolare perché arriva a ridosso delle elezioni europee. E se la partita in Spagna rimane ancora aperta, considerando anche che l’estrema destra non sembrerebbe rappresentare ancora un pericolo come in Italia, in Europa il discorso è diverso: i partiti populisti, xenofobi e tendenti all’estrema destra si aggirano come uno spettro per il continente e guadagnano voti giorno dopo giorno.

Un trend che trova le sue ragioni in due punti essenziali. Il primo: le forze progressiste, in tutta Europa, sembrano oramai incapaci di connettersi con la società, di avere il giusto appeal quando si parla di tematiche sociali, di immigrazione, di cogliere le esigenze essenziali delle classi più povere; il secondo: l’eterno “amore” della sinistra per il frazionismo.

Di questo passo il futuro della sinistra (che sembra non avere un programma per il futuro) sembra incerto più che mai, ma qualcos’altro è chiaro invece: la mancanza di un programma politico che rappresenti un modello, almeno nella forma, realmente vicino al popolo porterà la sinistra in un vicolo cieco, e se non sta già del tutto scomparendo, poco ci manca.

E la recessione economica, che alcuni economisti hanno previsto, provocherà un’accelerazione di quanto detto sopra. La finestra delle opportunità sta per chiudersi in maniera rigida. E allora è il caso di dirlo: la sinistra è unita solo quando si trova in prigione.

Paolo Vacca