Vasco Brondi, l'erosione delle proprie fondamenta nella ricostruzione di sé
Fonte: Vasco Brondi

Ormai spentesi Le luci della centrale elettrica, è giunta l’ora di cambiare passo per Vasco Brondi: registrato tra Milano, Ferrara e New York e pubblicato in data 7 maggio, “Paesaggio dopo la battaglia”, è la prima raccolta di inediti firmata con nome e cognome dal cantautore trentasettenne, desideroso di trasporre in musica il visibile smantellamento delle certezze in questo dato momento storico e la conseguente scoperta di un’inedita dimensione dello spirito umano.

La copertina di ”Paesaggio dopo la battaglia”, prima raccolta di inediti firmata Vasco Brondi

Mantenere salde tra le proprie mani le redini dell’esistenza che si sta conducendo rappresenta per l’uomo una necessità mentale ed affettiva di primaria rilevanza: le convinzioni radicate riparano e proteggono dalla vulnerabilità, interrompendo l’ostico rapporto con l’indeterminato, causa di un insostenibile senso di destabilizzazione generale, nocivo per il benessere psicofisico.

Senza la percezione di possedere la piena padronanza di ciò che si vive, viene a crearsi un’abissale scissione tra passato e presente, fra l’esperienza ormai consolidata, considerata immutabile, ed un’ignota realtà, drammatica e sconvolgente, che irrompe nel quotidiano con una violenza tale da stravolgere qualsivoglia punto di riferimento, scaraventandoci all’interno di uno scenario surreale. Pronti a lasciarvi trasportare da nuove suggestioni volte all’esplorazione di incogniti orizzonti?

Ospite ai nostri microfoni, Vasco Brondi racconta il suo nuovo album “Paesaggio dopo la battaglia”:

La musica adesso è un’altra cosa / tutti cercano di sponsorizzarti, musica e alta moda”: nel singolo apriprista del più recente lavoro discografico di Vasco Brondi, vale a dire “Chitarra nera”, sporgi una chiara denuncia nei confronti di un’industria musicale che non concepisci come tua. È il sentirti un pesce fuor d’acqua che ti ha portato ad abbandonare, seppur per un breve periodo, la tua principale ragione di vita?

«Hai colto nel segno: “Chitarra nera” è la prima canzone scritta a seguito dello stop, nonché quella che meglio descrive le giustificazioni che mi hanno spinto per qualche anno ad accantonare la mia carriera musicale. Resomi conto che rispetto al 2008, anno nel quale ho mosso i primi passi nel mondo della musica, con la pubblicazione di “Canzoni da spiaggia deturpata”, un qualcosa stava cambiando, ho maturato la decisione di prendermi una pausa di riflessione, con l’intento di rivedere le mie priorità. Personalmente, sono per quelle forme d’arte che danno peso al sentimento, che non lo sbrodolano in parole povere alla ricerca del tanto agognato successo come, spesso e volentieri, oggigiorno avviene. Le emozioni sono già di per sé piuttosto complesse, se si evitasse di pasticciarle a scopo di lucro sarebbe ottimale.»

Vasco, nei brani contenuti in “Paesaggio dopo la battaglia” hai posto l’attenzione sul senso di smarrimento sentimentale nei confronti di una realtà che non sentiamo più appartenerci. In quale misura la transitorietà del presente rende le mete future non identificabili?

«L’epidemia dei casi di Covid-19 – con il suo carico di vite spezzate e di visioni terrificanti che suscita nelle persone – simboleggia, dal punto di vista psicologico, il crollo delle certezze più elementari che circondano i cittadini di una società moderna. Lo sgomento è generato dalla crescente sfiducia nella possibilità di essere partecipi del proprio destino: procediamo adattando il nostro sé all’incertezza, non siamo in grado di progettare il domani poiché il futuro ha assunto i connotati di un paesaggio nebuloso, avvolto dal mistero. In un simile contesto, non è del tutto immediato ricucire e dare nuovi significati evolutivi al proprio stare al mondo.»

L’indeterminazione sembra essere la cifra del nostro tempo, la condizione che, sempre più, ci riguarda come singoli e come esseri umani. Vasco, a tuo parere, come si può venire fuori dall’epoca dell’incertezza che rende precarie le nostre vite?

«Con o senza pandemia, le cui conseguenze hanno distrutto ed annullato ogni misero appiglio, il dubbio è una costante fissa che ci attornia stabilmente: nella vita c’è sempre spazio per l’aleatorio. A tal proposito mi affiora alla mente una riflessione di Eraclito, il quale sosteneva che non si può fare il bagno due volte nello stesso fiume perché sia il nostro corpo che le acque fluviali non saranno più gli stessi. La frenetica realtà a noi attigua è in continuo mutamento e, con essa, anche noi ci trasformiamo in preda a variabili infinite, aumentando l’eventualità di creare incertezza. Bisognerebbe imparare a gestire quest’ultima per consentire a noi stessi di partecipare al cambiamento che sta avvenendo fuori e dentro di noi.»

All’edizione in CD di “Paesaggio dopo la battaglia” hai allegato il libro “Note a margine e macerie”. Puoi spiegarci le motivazioni legate a tale scelta e raccontarci in breve il contenuto del volume che accompagna il disco?

«Il libro in oggetto altro non è che una sorta di diario on the road delle mie fantasie nel corso del processo produttivo dell’opera musicale, dei tragitti compiuti tra i vari studi di registrazione in un’Italia senza un’anima viva tra le strade e, dulcis in fundo, dei miei viaggi a Lampedusa e in India che, ponendomi a stretto contatto con le realtà locali, hanno contribuito ad accrescere la mia persona. Ho premuto per la pubblicazione assieme al CD perché ritengo possa essere una valida testimonianza di quanto da me provato in quest’avventura che mi ha portato alla pubblicazione di “Paesaggio dopo la battaglia”, prima fatica discografica targata Vasco Brondi.»

Vincenzo Nicoletti

Greenpeace

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