Shinzō Abe
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La morte dell’ex Primo Ministro Shinzō Abe non ha colpito duramente solo il Giappone, ma l’intera comunità internazionale. Si tratta della prima uccisione di un membro del G7 e di un leader che, sebbene avesse lasciato la sua carica due anni fa, continuava a essere attivo nello scenario politico nazionale. Proprio durante un comizio a Nora, nel Giappone centrale, mentre stava offrendo supporto al candidato del Partito Liberal Democratico in vista delle elezioni, è stato raggiunto da due colpi di pistola alla schiena che non gli hanno lasciato scampo. È deceduto nonostante i tentativi di rianimarlo. Ciò che lascia sbigottiti in tale atto di estrema violenza è considerare che in Giappone il tasso di omicidi con armi da fuoco è fra i più bassi al mondo: paragonato all’Italia, dove questo tasso è di 0,4 vittime ogni 100.000 persone, in Giappone questa cifra è di 0,03.

Chi era l’ex Primo Ministro Shinzō Abe

Membro di una famiglia nota nel mondo della politica, Shinzō Abe era stato due volte premier in Giappone: la prima dal 2006 al 2007 e la seconda dal 2012 al 2020. Politico di spicco, fiero dell’eredità ultranazionalista tramandata dal nonno e dal padre, è stato il primo ministro più longevo nella storia giapponese. La sua vicinanza con gli Stati Uniti in un’ottica di contenimento della vicina e potente Cina lo hanno fatto soprannominare “l’amico degli Usa”, mentre in politica interna si è reso noto per la sua “Abenomics”: una serie di riforme economiche che prevedevano, tra l’altro, un aumento del tasso di inflazione con lo scopo di risollevare le sorti del Paese.

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Dimessosi nel 2020 a causa di problemi di salute, Abe ha continuato a essere una delle figure più influenti nello scenario politico del Giappone.

La visione politica di Shinzō Abe lo ha reso molto noto nel corso degli anni, ma allo stesso tempo anche una figura controversa fra gli elettori: questo perché alcune delle sue posizioni sono state fonte di animati dibattiti politici, come quella di ospitare armi nucleari americane sul suolo giapponese. È noto per la sua proposta di revisione della costituzione pacifista giapponese (che non è mai riuscito a far passare) e per la sua intenzione di aumentare le spese militari, atteggiamenti interpretati da molti come un avvicinamento a posizioni conservatrici e legate a un antico scenario imperialista giapponese. In particolare Abe voleva votare per la modifica dell’articolo 9 della costituzione, col quale il Giappone ancora oggi rinuncia alla guerra come mezzo di risoluzione delle controversie e soprattutto ad avere forze armate, articolo che rende la costituzione Giapponese unica nel diritto internazionale. 

Cosa succederà adesso

Nel corso degli anni e dopo il suo ritiro, l’immagine politica di Shinzō Abe è rimasta molto popolare. L’attuale Premier Fumio Kishida dovrà affrontare un enorme vuoto all’interno del suo partito e non è chiaro se vorrà portare avanti le politiche del suo predecessore. Se da un lato si è sempre mostrato piuttosto scettico all’idea di revisionare la Costituzione come era intenzionato a fare Abe, dall’altro si trova a dover fronteggiare un enorme vuoto di potere in un partito vicino alle idee del suo predecessore.

Sebbene ieri, domenica 10 luglio, si siano tenute le elezioni della Camera Alta che hanno consacrato, com’era prevedibile, la vittoria del Partito Liberal Democratico, il Giappone si vedrà costretto ad affrontare un futuro incerto, nel quale il ruolo della violenza politica potrebbe tornare protagonista come in un passato ben noto ai giapponesi.

Giulia Esposito

5 x mille Survival
Affamata di conoscenza, sempre con un libro in mano e voglia di sapere sempre di più. Laureata in Relazioni Internazionali. Attualmente frequenta il Master SIOI in Comunicazione e Lobbying per le Relazioni Internazionali.

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