europeista
Matteo Salvini. Fonte immagine: blastingnews.com

Più che di svolta, si parla di una vera e propria giravolta europeista da parte del partito di Salvini. Al termine delle consultazioni con il futuro Premier Mario Draghi, il leader del centro destra mostra aperture nei confronti dell’UE, ma solo per fini personali.

Con l’imminente arrivo di Mario Draghi a capo dell’esecutivo, lo scenario politico nazionale è stato investito da un’ondata di caos ed euforia. La nomina del banchiere romano ha causato dissidi interni in alcuni partiti, mentre altri, presi dalla foga, hanno subito cercato di cavalcare l’onda nelle maniere più disperate possibili. Il primato per assurdità lo possiede ovviamente la Lega di Matteo Salvini. Infatti, dopo anni di assidue campagne sovraniste e anti-europeiste, negli ultimi giorni il leader del Carroccio Matteo Salvini è riuscito a fare quello che meglio gli riesce: virare nella direzione in cui si muove il vento.

Dopo i primi due giri di consultazioni del presidente del Consiglio incaricato, avvenute nella prima settimana di febbraio, la Lega ha subito lasciato intendere che sarebbe disposta a tutto pur di prendere parte al prossimo governo e quindi avere un’influenza sui 209 miliardi del Recovery Fund, il pacchetto di fondi europei per fronteggiare la crisi economica causata dalla pandemia. Per “tutto” si intende anche cambiare opinione sull’UE, che da nemico giurato diventa un socio con cui collaborare. Questo cambio di passo è dovuto al fatto che il prossimo governo, seppur tecnico sarà comunque di stampo europeista, per seguire le indicazioni dettate dal Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Fonte Immagine: Repubblica

Come quasi tutte le altre forze politiche, anche i leghisti vogliono partecipare al banchetto organizzato dal Presidente della Repubblica e dall’ex Presidente della BCE, e per entrare nelle grazie di quest’ultimo, che rappresenta la pedina più vicina all’Unione, di certo non potevano presentarsi con le idee che hanno portato avanti fino a qualche settimana fa: idee monotone e bizzarre di una sovranità nazionale e di un odio perenne per i cosiddetti “Banchieri di Bruxelles”. Con l’arrivo dei fondi comunitari e di Mario Draghi al capo dell’esecutivo, l’ideatore del tormentone “prima gli Italiani” ha dovuto fare l’ennesima capriola pur di ritagliarsi uno spazio nella scena politica nazionale, affermando di essere «mani, cuore, piedi e cervello in Europa», ignaro forse del fatto che lui stesso è stato uno dei principali oppositori dell’UE in Italia.

Colui che oggi si dice fermamente “europeista” non molto tempo fa insieme alla leader di FdI Giorgia Meloni, non solo non condannava, anzi si congratulava con Victor Orbàn delle svolte sovraniste e dittatoriali dell’Ungheria sotto il suo governo. Inoltre, in tempi non molto lontani, è stato la mascotte del No-Euro Tour all’epoca della Lega Nord. Un’altra apertura avviene sul tema immigrazione, sul quale la Lega è stata autrice di campagne a sfondo razzista, che vedevano come causa principale dei problemi della popolazione l’immigrazione clandestina e la gestione inefficiente a livello europeo. Il senatore Salvini, quando era ministro dell’Interno nel governo Conte 1, ha sempre puntato il dito contro le politiche comunitarie sulle immigrazioni, arrivando a far bloccare per settimane le navi ONG che cercavano di portare in salvo i migranti reduci dai naufragi. Ora invece si allinea alla narrazione europeista, affermando che le politiche sull’immigrazione sono giuste e vanno rispettate prendendo come esempio i modelli di Spagna e Germania.

Insomma, la punta di diamante del Papeete e il suo staff dimostrano per l’ennesima volta che la fame di potere è più forte di qualsiasi slogan populista da loro sbandierato finora, in quanto gli unici interessi da perseguire sono quelli del partito. È bastato un nome, e proprio come dei cani a cui si mostra un po’ di cibo scadente, i cuccioli leghisti hanno smesso di abbaiare, cercando di riuscire a mangiare un po’ dalle mani di Draghi e dell’Europa.

Gennaro Palumbo

Greenpeace

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