Salone del Libro
Fonte immagine: Giornalistitalia

“Altre forme di vita” sarebbe stato il titolo della XXXIII edizione del Salone del Libro di Torino.

Il Salone del Libro “Extra”

Un titolo che, a sentirlo dopo i mesi di lockdown, sembra davvero profetico.

Rimandata all’autunno l’organizzazione del SalTo “classico”, dal 14 al 17 maggio scorso il Salone, dal Lingotto, si è spostato online in un’edizione definita “extra”.

“Extra” – scrivono gli organizzatori – perché “straordinaria”, non prevista, e perché da considerarsi aggiuntiva all’edizione canonica, rimandata (come già detto) a una data ancora non definita del prossimo autunno: una data che non sia in conflitto con gli altri appuntamenti del mondo editoriale e che, tra lanci e promozioni, sia in grado di armonizzarsi con le attività delle case editrici.

Centoquaranta ospiti da tutto il mondo, sessanta incontri tematici e cinque milioni di spettatori tra Facebook e YouTube. Numeri impressionanti per un settore, quello dei libri e della letteratura, ancora poco avvezzo alle dinamiche social.

Il Salone del Libro, dunque, trasformandosi, ha ampliato (e non di poco) la sua audience, raggiungendo un pubblico ben più ampio e variegato rispetto al passato. Un successo che ha acuito però le preoccupazioni di chi vede, nell’affermazione del digitale, la morte della socialità e, in particolar modo, del mondo editoriale così com’è stato fino a oggi.

Senza dubbio, la rivoluzione digitale, anche grazie al SalTo Extra, ha conquistato quelle roccheforti che ancora non le appartenevano o che stentavano a lasciarsi sedurre. In realtà, la narrazione tanto cara ai “reazionari analogici” di una siderale distanza del mondo editoriale da quello digitale è da tempo smentita dai fatti: il Salone del Libro è un evento già ampiamente digitalizzato – ad opera soprattutto dei bookinfluencer – e non vi è alcuna azione da parte delle case editrici che non passi per i social.

Nonostante ciò, l’edizione Extra del 2020 sembra aver davvero lanciato il cuore oltre l’ostacolo, dando prova, peraltro, di una incredibile capacità di reazione.

Ma le caratteristiche di quest’edizione, così diversa, possono sopravvivere e convivere con le peculiarità del Salone del Libro canonico?  

Fonte immagine: BookBlog

L’eterna lotta tra l’online e l’offline

In quello che sembra essere un conflitto irrisolvibile tra presente, passato e futuro, in un tempo storico decisamente incerto, si fa strada l’ipotesi di una mediazione tra l’offline e l’online.

 L’edizione in streaming del Salone del Libro potrebbe dunque essere replicata, affermando (più o meno) consapevolmente la concreta possibilità che eventi in presenza o seguiti da remoto non debbano necessariamente escludersi a vicenda, ma anzi possano essere efficacemente integrati.

 Sebbene in Italia siano ancora pochi a viaggiare su questo doppio binario – e stiano, più che altro, risalendo la china dopo l’emergenza coronavirus – realizzare degli eventi “bimodulari” potrebbe essere la scommessa vincente. Anche terminata l’ondata emergenziale.   

Immaginare una diversa, rinnovata experience che tenga conto delle necessità sanitarie e degli obblighi imposti per legge e che possa soddisfare anche nuovi segmenti di spettatori è dopotutto la prassi comune adottata non solo per il Salone del Libro ma anche per gli altri eventi culturali in programmazione. Dunque, se prima del Covid il live streaming dell’evento in presenza era da considerarsi quale frontiera del progresso, a oggi è necessario spostare ulteriormente l’asticella, lavorando su una rimodulazione dello stesso contenuto in favore di un doppio canale di trasmissione.

Videoconferenze, laboratori, incontri tematici: il tutto potrebbe essere fruito in diretta o in differita, in presenza o da casa, raggiungendo un numero decisamente più elevato di appassionati.

Insomma, se il Covid ha lanciato il guanto di sfida, la risposta non può farsi attendere. Tanto più che il risultato – nel lungo periodo – potrebbe essere proprio quello di vedere invertito il rapporto di “subalternità” del comparto culturale nei confronti di quello digitale, dissolvendo i timori dei “reazionari analogici”. Lo strumento tecnologico potrebbe tornare a essere piattaforma per la diffusione dell’esperienza culturale e non, come sembra essere ora, luogo identitario dal valore assoluto.

Inoltre, la coesistenza dei due canali – con conseguente differenziazione delle modalità di fruizione dell’offerta – consentirebbe, paradossalmente, di concentrarsi ancora di più sulla qualità dei contenuti piuttosto che sulla quantità dei fruitori degli stessi. Tanto per il Salone del Libro che per gli eventi analoghi.

Il SalTo Notte

Fonte immagine: Salone Internazionale del Libro

Detto, fatto: a distanza di circa una mese dall’edizione Extra, il Salone del Libro ha infatti rilanciato la sua “offerta digitale” con il SalTo Notte. Anche questa volta, un’idea semplice e rivoluzionaria insieme, fondata su una contaminazione – quella tra digitale ed analogico – reciproca e fruttuosa.

Cos’è il SalTo Notte? Un ciclo di presentazioni che, dal 23 giugno al 23 luglio, andrà in onda ogni martedì a partire dalle 22.30 sulla pagina Facebook e sul sito del Salone del Libro. Incontri tematici online, dunque, con alcune tra le più gradite firme del panorama editoriale italiano, sindacalisti, personaggi pubblici e politici. Incontri trasmessi, ogni volta, da un diverso Luogo della Cultura italiana, tra Torino, Milano, Napoli e Roma.

Il Salone del Libro, quindi, sembra non solo aver dato prova di una straordinaria capacità di reazione ma anche di saper bene utilizzare il tanto temuto mondo dell’etere.

Luddismo, nostalgia o buonsenso: ai posteri l’ardua sentenza

Posto che la condivisione tra i due mondi (solo apparentemente) antitetici possa effettivamente accrescere la qualità dell’offerta di qualsivoglia evento, l’errore da evitare è però quello di scadere in un’entusiastica esaltazione dell’esperienza opposta e, di conseguenza, lasciare che si compia, nei fatti, la radicale sostituzione dell’offline con l’online.

Di certo, non esiste schermo che tenga di fronte al contatto umano e alle possibili energie sinergiche che si creano in un Festival, che sia di Letteratura o di altro. Le contaminazioni di idee, di punti di vista e la ricchezza degli incontri è senza dubbio il quid in più degli eventi in presenza, impossibile da equiparare attraverso altre vie e altri percorsi di diffusione del sapere.

Del resto, l’uomo è un animale sociale e non ci sarebbe nulla di più folle che immaginare incontri, eventi, live, concerti, mostre – ultimi baluardi di mediazione nella spaccatura tra iper-digitalizzazione e ritorno alla natura – trasferiti nel solo etere.

Il Salone del Libro, nella sua veste canonica ed originale, è dunque solo rimandato.

Ciò su cui, ora, bisogna lavorare è la costruzione di un equilibrio tra tradizione e innovazione, senza lasciarci trascinare da un nuovo – differente nei modi e per oggetto – luddismo. La tecnologia, dopotutto, non è nata per soverchiare o tacciare l’istinto di socializzazione dell’uomo, bensì per potenziarla.

La strada, dunque, è già tracciata. Conta solo seguirla.

Edda Guerra

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