Matilde G, tutte le direzioni di una giovane artista oltre i confini del pop
Fonte: l'altoparlante

Definire Matilde G e la sua maniera di intendere la musica non è affatto cosa scontata: c’è di tutto e di più nelle sue linee geometriche di suono e melodia. Da sempre curiosa, per questo camaleontica, meticolosa osservatrice e ascoltatrice, la cantante, compositrice, autrice e musicista ha cambiato pelle e aspetto in più e più occasioni, incarnando con grande aplomb il prototipo della popstar a tutto tondo quale vuol essere.

La maturità dell’artista, romana di nascita e singaporeana d’adozione, si manifesta in uno stile musicale con una marcata impronta individuale decisamente ricco di evoluzione, sia nella fase iniziale di produzione che nel decantare, poi, ogni dettaglio. La voce di Matilde si accomoda con naturale leggerezza in suoni che edulcorano l’accezione classica di pop, restituendoci prodotti musicali talmente freschi, curati, tecnici e fluidi da risultare quasi alieni.

Dacché da bambina si è avvicinata al mondo della musica, Matilde G è spinta da un incessante e instancabile desiderio di esprimersi sotto forma di canzone: si dedica a brani suoi, ama scrivere di storie di vita comune in cui ogni singolo individuo si può rispecchiare e riconoscere nella quotidianità.

Nella società di oggi ci troviamo davanti ad una continua ricerca di se stessi, di dire ciò che si pensa ed il bisogno più che mai di veicolare le sensazioni in modo trasparente e senza filtri: non è un caso se la sua canzone più recente “Lasciami qui”, aggiudicatasi di diritto un posto tra le quarantasei in lizza per le audizioni live di Sanremo Giovani, affronta, portando alla luce esempi del proprio vissuto personale volti a dar vita a processi di immedesimazione, proprio la tematica adolescenziale della ricerca del senso di sé.

Per portarvi una ventata di aria calda in queste fresche sere autunnali, abbiamo intervistato Matilde G, artista che, nonostante i suoi soli sedici anni, dimostra grinta da vendere e una verve unica nel suo genere.

Le tue composizioni presentano una sezione ritmica vivace e coinvolgente; al tempo stesso, si può dire che la componente elettronica, conferisca atmosfere rarefatte. La sensazione all’ascolto è che tu voglia perennemente declinare la tua vena artistica in direzioni mai sperimentate. Quali sono le emozioni che ricerchi e che ti danno ispirazione?

«Le canzoni di Matilde G altro non sono che il frutto della varietà degli stati d’animo del mio trascorso, fonte di ispirazione in fase di scrittura e composizione: è per questo motivo che tra loro sono diverse a livello compositivo. Facendo un esempio pratico, “In my mind” è una ballad con base “calda”, strumenti suonati, una canzone romantica che racconta una relazione tormentata; mentre “Milk N’ Honey” è un brano estivo, volutamente dal tono scanzonato con strumentale totalmente elettronica. Quest’ultimo parla del fatto che, vista la mia età, abbia intenzione di divertirmi e godermi la vita. Ho sedici anni e una gran voglia di sperimentare, nel pieno delle mie facoltà, le emozioni che si presentano nel quotidiano, nonché vari stili musicali, condendoli con il mio tratto artistico personale.»

La costruzione identitaria è il frutto dell’interazione tra dimensioni personali, spesso di tipo neurobiologico, e sociali. Matilde, nella tua hit estiva “Milk N’ Honey”, come sei riuscita ad affrontare in maniera così netta e, simultaneamente, leggera una tematica impegnativa, aperta a svariate possibilità?

«A mio parere, le canzoni non andrebbero mai spiegate: ognuno dovrebbe poterci leggere dentro, a proprio piacimento, il messaggio che vuole e farle proprie. “Milk N’ Honey” è un brano pensato e nato con la finalità di esprimere il mio desiderio di vivere liberamente, viaggiare, divertirmi ed osare, quindi essere me stessa. Esso vuol essere un mantra contro tutte le restrizioni sociali, familiari e scolastiche che possono limitare la vita di un adolescente.»

Lasciami qui” è il singolo che Matilde G ha portato alle audizioni di Sanremo Giovani. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinta a puntare forte su questo brano?

«“Lasciami qui” è la mia prima canzone in lingua italiana; forse è proprio per questo motivo che fin da subito l’ho sentita mia e mi rappresenta molto. Porta alla luce la tematica del rispetto di sé stessi e della propria identità, argomenti che ritengo essere molto importanti per noi adolescenti, ma che spesso vengono presi sottogamba. È stata scritta e cantata con fervente passione; spero vivamente che quanto era mia intenzione suscitare arrivi all’orecchio e al cuore della commissione del Festival.»

Nell’arco del periodo adolescenziale la musica fa da collante a tappe fondamentali della vita dei ragazzi, svolgendo un duplice ruolo: individuale e sociale. Matilde, come giustificheresti questa ricorrenza?

«È proprio vero la musica svolge sia un ruolo individuale che sociale nelle nostre vite: di solito quella che ascoltiamo quando siamo da soli è diversa da quella che ascoltiamo quando siamo in compagnia. Quali sono nella mia cameretta prediligo motivi introspettivi che mi facciano riflettere, mentre tra amici si ascolta, solitamente, pezzi più allegri, tutti da ballare e riderci su. A livello personale, devo dire che i brani che mi rappresentano di più sono quelli che ascolto in pigiama struccata con le cuffiette auricolari.»

Vincenzo Nicoletti

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