Pantanal e zone umide: l'insostenibilità della produzione di carne e soia
Foto di Jose Sabino da Pixabay

La più grande tra le zone umide del mondo è entrata a far parte della lunga lista degli ecosistemi naturali fondamentali per la vita terrestre minacciati dall’avidità umana. Situato tra Brasile, Bolivia e Paraguay, il Pantanal occupa un’area di dimensioni smisurate: 210.000 chilometri quadrati di natura mozzafiato che fanno di questo luogo uno dei più grandi contenitori di biodiversità al mondo. Un paradiso terrestre minacciato anch’esso dalle attività umane, più precisamente dall’ormai insostenibile produzione di carne.

L’importanza del Pantanal e delle zone umide

«Le zone umide forniscono una vasta gamma di benefici sociali e climatici. Sono necessarie strategie di conservazione equilibrate per garantire la loro protezione nel ventunesimo secolo e oltre». Un recente articolo pubblicato su Nature evidenzia la fondamentale importanza della tutela e valorizzazione delle wetlands, ambienti naturali ricchi di biodiversità, crocevia essenziali per la migrazione di migliaia di specie di uccelli, aree delicate che più di tutte risentono delle conseguenze dei cambiamenti climatici e delle attività di origine antropogenica.

Con oltre 220 milioni di ettari ricoperti a livello globale, le zone umide forniscono moltiplici servizi ecosistemici, essenziali per la vita di tutte le specie viventi del nostro pianeta. Natura che dona vita e che in cambio riceve distruzione. Se il valore ambientale e culturale di tali aree è inestimabile, uno studio pubblicato sul Marine and Freshwater Research ha quantificato il valore monetario dei servizi ecosistemici forniti dalle wetlands tra cui il Pantanal: 47 trilioni di dollari l’anno.

Il “Global Wetland Outlook: State of the World Wetlands and their services to people 2018” fornisce un’idea ben precisa sull’importanza della tutela di questi ambienti. Secondo il rapporto infatti, le zone umide contribuiscono a ben 75 indicatori per gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Molto più di settantacinque sono i motivi per proteggere i servizi ecosistemici offerti da tali aree naturali, sempre più minacciate dalle attività antropogeniche quali la massiccia produzione di carne. Le wetlands infatti:

  • agiscono come sistemi di protezione dalle inondazioni multistrato, regolando il drenaggio dei fiumi e il flusso delle acque sotterranee;
  • aiutano nella stabilizzazione delle coste;
  • fungono da filtro per l’acqua su vasta scala rimuovendo, ad esempio, i nitrati dal deflusso agricolo che contribuiscono alla proliferazione delle alghe e al degrado dell’acqua potabile;
  • immagazzinano grandi quantità di carbonio nei loro sedimenti ricchi di materia organica.

Questi e molti altri benefici che le zone umide come il Pantanal forniscono al genere umano sono minacciati dallo stesso uomo. Nonostante la Convenzione di Ramsar, il trattato intergovernativo emanato per la conservazione di questi incredibili ecosistemi, il 35% delle wetlands è andato perduto a causa di pratiche quali il drenaggio utile alla conversione del suolo per usi agricoli, residenziali e industriali.

L’insostenibilità della produzione di carne

Il Parco Nazionale Matogrossense in Brasile, il delta dell’Okavango in Namibia e altre zone umide sparse per il mondo corrono il rischio di essere distrutte definitivamente dall’opera dell’uomo. Un nuovo rapporto di Greenpeace indaga sugli impatti legati alla produzione di carne negli ecosistemi naturali situati nel Sudamerica. «Arriva anche in Italia carne brasiliana proveniente da aziende legate, direttamente e indirettamente, all’accaparramento delle terre e agli incendi in Pantanal, che l’anno scorso si è ridotta di circa il 30 per cento proprio a causa degli incendi». L’inchiesta “Foreste al macello III” fa luce sulla grave perdita di biodiversità nella zona umida più grande al mondo e gli affari delle più importanti aziende brasiliane di lavorazione della carne: JBS, Marfin e Mireva.

A queste ultime fanno capo quindici aziende agricole sospettate di aver deliberatamente appiccato la maggior parte degli incendi che nel 2020 hanno distrutto circa il 30% del Pantanal. «Tra il 1 luglio e il 27 ottobre 2020, gli incendi all’interno delle proprietà delle suddette aziende hanno consumato più di 73.000 ettari e potrebbero aver contribuito anche a incendi che si sono estesi ben oltre i confini delle proprietà», denuncia Greenpeace. Secondo l’indagine, gli stabilimenti di lavorazione della carne appartenenti a JBS, Marfin e Mireva commerciano carne a livello globale soprattutto con grandi multinazionali quali Nestlé, Burger King, McDonald’s, Pão de Açúcar e Walmart Cile. Non solo: tra il 2019 e il 2020 i quattordici impianti delle lobby della carne brasiliane hanno esportato oltre mezzo milioni di prodotti, per un valore di circa tre miliardi di dollari.Tra le principali destinazioni delle sopracitate esportazioni c’è anche l’Italia che, secondo Greenpeace, rappresenta il principale importatore di carne brasiliana dell’Unione europea con 17.338 tonnellate di carne e prodotti a base di carne importati, per un valore che si attesta attorno ai 96 milioni di dollari.

Mentre il Pantanal e altri ecosistemi fondamentali per la vita del pianeta Terra stanno per essere letteralmente divorati dalla cupidigia dell’uomo, la Commissione europea lavora a una norma utile ad affrontare l’enorme impatto che i consumi dei Paesi europei hanno sulla natura. A oggi però tale normativa parrebbe non includere le zone umide, le torbiere e le praterie nella lista degli ecosistemi da proteggere. Per questo motivo Greenpeace chiede con forza all’Ue di «fare in modo che le filiere dei prodotti venduti in Europa siano libere non solo dalla distruzione delle foreste, ma anche dalle violazioni dei diritti umani e dalla distruzione di altri ecosistemi come il Pantanal».

Marco Pisano

Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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