Fragile, Fonte immagine: https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/12/30/news/fragile_street_art_piazza_conca_d_oro_urban_art_mimmo_rubino_alias_rubkandy-280461132/
Fragile, Fonte immagine: https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/12/30/news/fragile_street_art_piazza_conca_d_oro_urban_art_mimmo_rubino_alias_rubkandy-280461132/

Fragile come l’anima“, una scritta color verde bottiglia, infranta come vetro rotto, imbratta i muri di un quartiere della periferia di Roma. Giovani studentesse dei licei del terzo municipio della capitale scendono in campo per raccontare con delicatezza le conseguenze dell’alcolismo, in un luogo dove il problema è più diffuso che raccontato, soprattutto tra e da i giovani.

Fragile come l’anima: un murale al di là dei giudizi

In uno slargo malconcio di Piazza Conca d’Oro, vicino alla fermata della Metro B, sei studentesse, sotto la guida dell’urban artist Rub Kandy, lasciano un messaggio universale, che parla un po’ a tutti. “Fragile come l’anima”, scritto a carattere cubitali con un colore verde bottiglia”, è il segno della debolezza di una generazione, che forse poi così forte, come sembra, non lo è. È la voce di chi vive ogni giorno tra dipendenza e autodistruzione, ma ha paura di urlarlo. Un messaggio forte ma delicato, che vuole mettere da parte “il moralismo istituzionale che colpisce chi vive delle forme di disagio”.

Mimmo Rubino, in arte Rub Kandy che è artista e coordinatore del progetto “Fragile come l’anima“, spiega il significato concettuale alla base dell’opera di street art in questi termini: “Volevamo parlare del quartiere, al quartiere, senza stigmatizzare: l’alcol è un problema molto forte anche tra i giovani, qui, e noi non volevamo parlare di tossicità come di una cosa immorale, ma creare un ponte”. Un ponte che non vuole essere né muro e né giudizio, ma semplicemente un dialogo, che non implica necessariamente un noi e un voi. Ma un insieme di persone, desiderose di comunicare e di proiettarsi dentro le parole, riconoscendosi, forse, aldilà di un involucro “fragile come l’anima”.

Le studentesse di “Fragile come l’anima“, tutte impegnate politicamente, sono andate oltre a corazze e pregiudizi. Si sono tuffate in un progetto che, secondo l’artista Rub dandy, non sarebbe stato possibile senza una conoscenza accurata del territorio e delle dinamiche intrinseche a Conca d’Oro. “Noi viviamo il quartiere e ci ritroviamo qui spesso, chi per prendere la metro, chi dopo la scuola– racconta Emma, studentessa e partecipante del progetto artistico– Penso sia per questo che abbiamo capito chi frequenta queste zone: abbiamo visto questa zona inutilizzata e malridotta e abbiamo capito la necessità di risistemare questo posto per tutti, il lavoratore, il senzatetto, chi ci va a bere”.

Il progetto di Rub Kandy

Ma a fare leva sull’iniziativa “Fragile come l’anima” non è stato solo il vivere quotidiano, l’addentrarsi nei luoghi periferici, il toccare da vicino realtà contrastanti, bensì la forza e l’entusiasmo di chi crede in ciò che fa. Come nel caso di queste giovani.

Rubino, urban artist e storico dell’arte, spiega che “dopo le lezioni frontali, ho iniziato a lavorare seriamente con le ragazze. Sono state molto decise fin dall’inizio: dopotutto fanno parte di un coordinamento municipale molto impegnato”, sottolineano come anche nella parte più tecnica e operativa “sono state loro a insistere per quel verde bottiglia, a scegliere il tone of voice, come si dice in gergo, mutuandolo dalla serie Big Mouth: volevano qualcosa di efficace, cinico, e che non criminalizza”. 

Avvicinarsi a un luogo senza giudicare, è questo il messaggio in pillole di “Fragile come l’anima”, affiancata dall’immagine dei cocci di bottiglia distrutta. “Siamo riuscite a capire che con questo progetto potevamo fare ragionamenti sulla società e sul territorio– ha sottolineato una studentessa del progetto– Noi abbiamo fatto qualcosa di politico, perché creando un’opera e facendone parlare abbiamo generato una riflessione sulla zona, su come i fondi vengono spesi per le periferie e che situazioni si generano”. 

La realizzazione dell’installazione effimera è stata possibile grazie al workshop coordinato dalla cooperativa Parsec, che da molti anni si occupa di prevenzione e lotta alle dipendenze insieme ai giovani del territorio. 

Marta Barbera

Fonte immagine di copertina: Facebook

Greenpeace

Avatar
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui