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Il coronavirus raccontato sui muri: così la street art ha narrato la pandemia

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Street art e pandemia
Fonte immagine: artezetastudio.it

Dai muri delle downtown nelle New York, Los Angeles e San Francisco degli anni Sessanta e Settanta ai terminal dei bus nei paesi di provincia. La street art, nata in forma di graffiti cromaticamente aggressivi e rivisitazioni di celebri opere d’arte e oggi sempre più utilizzata per veicolare fondamentali messaggi, si è evoluta nel corso dei decenni, ma il suo scopo è rimasto lo stesso: richiamare l’attenzione della folla sui problemi della società contemporanea. E anche quando, nell’anno appena trascorso, la folla urbana frenetica e frettolosa è stata improvvisamente costretta a fermarsi a causa della pandemia, la street art ha continuato a svolgere una delle sue principali funzioni: testimoniare, sensibilizzare e denunciare.

Street art e pandemia, Blu
Fonte immagine: blublu.org

Così, attraverso l’immediatezza di immagini e colori, la street art ha raccontato la pandemia, riuscendo a cogliere e a dare solidità grafica a quel nesso tra ambiente e diffusione del virus che tanti hanno ostinatamente negato. A farlo, tra gli altri, ci ha pensato il monumentale murale di Blu, che, “esposto” al terminal bus e sulle facciate della palazzina di via Liguria a Campobasso, raffigura l’assedio di panda titanici a palazzi ormai in bilico. Nella forma di panda giganti, la natura si riappropria degli spazi a cui è stata brutalmente sottratta e lo fa demolendo i palazzi, e più in generale le architetture – materiali e simboliche – erette dall’uomo. La scelta dei panda non vuole essere solo un gioco di parole che richiama la pandemia, ma anche suscitare una consapevolezza fondamentale: il mondo nuovo, quello post coronavirus, potrà essere costruito solo rispettando il pianeta e tutte le sue creature. Un messaggio che, con encomiabile impegno, anche la giovane Greta Thunberg sta contribuendo a diffondere. Ecco perché l’ecologia illustrata della street art non poteva non rendere omaggio alla celebre attivista svedese, divenuta protagonista di una gigantografia di 15 metri che si erge su un edificio di Bristol. Più che ergersi, tuttavia, la figura rappresentata da Jody Thomas (già nel 2019) risulta sommersa dall’acqua. A causa dello scioglimento dei ghiacciai, infatti, le restano asciutti solo il naso e gli occhi con cui continuare a rivolgere uno sguardo severo ai tanti, troppi, leader mondiali che ancora continuano a negare o sottostimare l’emergenza climatica.

Fonte immagine: medlind.wordpress.com

Sui muri di Bristol, oltre a Greta, simbolo dell’attivismo giovanile contro il cambiamento climatico, la street art rappresenta un altro personaggio, emblema però di un atteggiamento diametralmente opposto, assai meno nobile e soprattutto più pericoloso: l’uscente presidente statunitense Donald Trump. Negazionista per eccellenza – tanto dell’emergenza climatica quanto della pericolosità di quello che ha definito China virusTrump viene raffigurato da John D’oh con in mano un disinfettante: immediato il richiamo al suggerimento dato dal presidente di ricorrere a iniezioni di candeggina per combattere il coronavirus.

Fonte immagine: inspiringcity.com

Osannata come unico strumento di salvezza e diventata inconsapevole protagonista di polemiche, traffici sospetti e incidenti diplomatici, la mascherina – assente tanto sul volto del Trump ritratto che su quello del presidente in carne e ossa – è stata e continua a essere l’indiscusso simbolo della pandemia da Covid-19 e, in quanto tale, la street art non poteva mancare di rappresentarla.

Nell’opera Coexistência, realizzata a San Paolo dall’artista brasiliano Kobra, sono raffigurati cinque bambini di fedi diverse, ognuno di loro con indosso una mascherina bianca con sovraimpresso il simbolo della propria religione. “In questi tempi in cui il distanziamento sociale è necessario, dobbiamo avere fede”, ha scritto l’artista su Instagram. “Non importa da dove veniamo, la nostra etnia o la nostra religione, siamo uniti nella stessa preghiera: possa Dio ispirare gli scienziati affinché trovino una soluzione alla pandemia”.

Fonte immagine: eduardokobra.com

Spray e pennelli, dunque, hanno raccontato, descritto, reso omaggio e denunciato quanto accaduto durante questi mesi di pandemia. Ma hanno anche saputo inneggiare alla speranza, diventata ogni giorno più concreta grazie al coraggioso e instancabile impegno del personale sanitario, che Banksy ha voluto rendere protagonista di una sua creazione. Considerato uno dei maggiori esponenti della street art, con Game changer Banksy ha celebrato i lavoratori del servizio sanitario inglese, l’NHS. L’opera – apparsa in un ospedale di Southampton il 6 maggio scorso – mostra un bambino intento a giocare con la bambolina di un’infermiera, preferita a supereroi più convenzionali come Batman e Spiderman, lasciati invece nel cestino dei giochi.

Street art e pandemia, Banksy
Fonte immagine: news.artnet.com

Medici, infermieri e operatori sanitari si sono però già trasformati in antieroi. Adesso che la campagna vaccinale ha finalmente preso il via, insulti e critiche sono stati rivolti nei confronti di quelle stesse persone da parte di coloro che il vaccino non lo faranno per non ricevere iniezioni di 5G nelle vene. Un mutamento di prospettiva che forse troverà spazio nelle future opere di street art, in graffiti graffianti e significativi che sapranno mettere in evidenza l’assurdità di chi critica senza sapere, di chi si erge a immunologo senza avere titoli. O forse no: neanche sui muri diroccati di periferie dimesse, per quanto ampi, possono trovare spazio simili sciocchezze.

Virgilia De Cicco

Virgilia De Cicco
Ecofemminista. Autocritica, tanto. Autoironica, di più. Mi piace leggere, ma non ho un genere preferito. Spazio dall'etichetta dello Svelto a Murakami, passando per S.J. Gould. Mi sto appassionando all'ecologia politica e, a quanto pare, alla scrittura. Non ho un buon senso dell'orientamento, ma mi piace pensare che "se impari la strada a memoria di certo non trovi granché. Se invece smarrisci la rotta il mondo è lì tutto per te".

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