La miniera di ferro che minaccia la tribù Sami in Svezia
La miniera di ferro che minaccia la tribù Sami in Svezia

Greta Thunberg è tornata a far sentire la sua voce, questa volta a Gallok in Svezia. L’attivista dei Fridays for Future si è infatti unita alla comunità indigena dei Sami per protestare contro l’ipotesi dell’apertura di una miniera di ferro nel nord del Paese.

Noi crediamo che il clima, l’ambiente, l’aria pulita, l’allevamento delle renne, i diritti della popolazioni indigene ed il futuro dell’umanità debbano essere delle priorità rispetto al profitto a medio termine di una società

Greta Thunberg
La miniera di ferro che minaccia la tribù Sami in Svezia
Greta Thunberg protesta insieme alla comunità Sami

La popolazione Sami

I Sami sono in tutto centomila e si calcola che tra i ventimila e i quarantamila vivano soprattutto in Svezia. Altri risiedono in Finlandia e Norvegia, oltre che nella penisola russa di Kola, il più delle volte a nord del circolo polare artico. La popolazione, come tutta la regione della Lapponia, non ha uno status politico indipendente e spesso viene confusa con la comunità dei Lapponi

Negli anni Cinquanta i Sami hanno cominciato a stanziarsi, formando i primi agglomerati urbani. In questo senso sono sorti anche i primi ordini politici. Nel 1989 venne, ad esempio, istituito il Parlamento Sami, dopo le numerose proteste negli anni ’70 e ’80 contro la costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume Altaelva nella Norvegia settentrionale, note come “la controversia di Alta”.

Le loro attività sono state spesso danneggiate dallo sviluppo industriale. Negli ultimi tempi hanno deciso di far sentire la loro voce, mobilitandosi per il loro diritto allo spazio economico e vitale. In particolare, si sono organizzati per contrastare la costruzione di un campo di pale eoliche che provocherebbe una perdita vastissima di terra destinata al pascolo. L’allevamento di renne per i Sami è sempre stato uno degli elementi più importanti della loro cultura.

A novembre 2021 l’esecutivo svedese ha dato vita a una “commissione per la verità“. Questa ha il compito di esaminare le condizioni in cui la popolazione Sami è costretta a vivere, indagando sulle persecuzioni e discriminazioni che gli Stati nordici hanno perpetrato ai danni della comunità nomade, spesso sottomessa a politiche di brutale assimilazione. Già noto è il caso dell’Istituto di biologia razziale svedese, che negli anni Trenta svolse umilianti esami fisici sulla popolazione indigena, mentre i bambini venivano sottratti ai genitori per essere inviati in collegi dove gli veniva vietato di parlare la propria lingua.

La miniera di ferro in Svezia

Il mese scorso il governo svedese ha approvato il progetto della società britannica Beowulf Mining, che garantirebbe la creazione di quasi 300 posti di lavoro. A fronte di questa opportunità lavorativa ci sarebbe però un rischio non indifferente per la popolazione Sami, gruppo nomade che vive di caccia, pesca allevamento di renne. L’apertura della miniera di ferro, sostengono Greta e molte ONG, toglierebbe infatti spazio vitale alla pastorizia e quindi costituirebbe un grave pericolo per la sopravvivenza del popolo nomade, oltre che per la sua autonomia economica e le sue tradizioni.

L’appello è stato lanciato da Greta anche in un video-messaggio registrato e diffuso a tutti i media. Tutto questo è avvenuto a poche settimane dall’attesa decisione della premier Magdalena Andersson, che dovrà decidere se dare o meno l’approvazione finale per far iniziare gli scavi. L’11 febbraio è stata inoltre consegnata una raccolta firme a Karl-Petter Thorwaldsson, Ministro del Business, Industry & Innovation, per convincere il governo a non approvare questo progetto controverso.

Se il progetto venisse approvato i terreni coltivati molto probabilmente verrebbero distrutti dalle esplosioni. Per questo motivo si prevede che il paese di Björkholmen, vicino al luogo in cui si pianifica di costruire la miniera, dovrà essere evacuato. La biodiversità sarà minacciata, così come la qualità dell’aria che sarà compromessa a causa dei finissimi frammenti trasportati dal vento: questi frammenti provenienti dalla miniera andrebbero a finire nelle acque, danneggiando la fauna, e sul lichene, di cui si nutrono le renne.

La miniera di ferro che minaccia la tribù Sami in Svezia
Proteste a Gallok

Di Sara Valentina Natale

Quotidiano indipendente online di ispirazione ambientalista, femminista, non-violenta, antirazzista e antifascista.

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