Breiner David Cucuñame, morto a quattordici anni per difendere la propria Terra.
Funerale di Breiner David Cucuñame. Foto di Tejido de Comunicación Pueblo Nasa norte del Cauca.

È morto così Breiner David Cucuñame, attivista per l’ambiente e membro del Gruppo di Autodifesa del Cauca.

Era venerdì 14 gennaio quando il giovane attivista, insieme al padre e a una guardia indigena, è stato sorpreso in un’imboscata mentre stava perlustrando una zona rurale, a seguito della notizia della presenza di un gruppo armato in quell’area. Poi l’assassinio. Il corpo di David trivellato di colpi.

La violenza con la quale la Colombia è costretta a convivere da anni, a causa dei crimini efferati perpetuati nei confronti di attivisti, leader sociali e difensori per i diritti umani, non è bastata ad attenuare l’ondata d’indignazione e di commozione che ha abbracciato l’intero Paese. Perché convivere con la violenza dopotutto non abitua alla morte, soprattutto a una morte brutale e prematura come quella di David.

È difficile, e riempie di rabbia, immaginare come si possa sparare a qualcuno, men che meno a un ragazzino. Eppure è quello che succede continuamente in Colombia, uno dei posti più pericolosi al mondo: solo nel 2021 sono stati uccisi 145 attivisti indigeni. Protestare e opporsi è infatti un privilegio che non è concesso nel Paese sudamericano: lo sa bene Francisco Vera, il giovane ambientalista di undici anni che nello stesso anno, dopo aver ottenuto grande favore pubblico grazie ai suoi discorsi sulla salvaguardia ambientale della Colombia, ha ricevuto innumerevoli minacce di morte.

Intanto si presume che il responsabile dell’assassinio di David sia “El Indio”, dissidente dell’ex movimento guerrigliero FARC (Forze armate rivoluzionarie della Colombia). La sparatoria ha ucciso anche Guillermo Chicame, membro della Guardia, e Fabián Camayo, leader della comunità. Breiner David Cucuñame è ricordato dal Consiglio indigeno regionale del Cauca come «un custode della Madre Terra, custode del Territorio, guardiano indigeno studente di Kiwe Thegna della riserva di Las Delicias, bambino protettore della tribù Nasa, di azioni collettive e grandi sogni».

Alla radice della violenza in Colombia: quali sono i conflitti che rendono il Paese così pericoloso?

Ci sono Paesi in cui essere attivisti è decisamente rischioso, e la Colombia è uno di questi. In particolare, la regione del Cauca, con la sua posizione strategica e lo sbocco sull’oceano Pacifico, è un territorio conteso da numerosi gruppi di narcotrafficanti.

Le guardie indigene locali, munite di un semplice bastone simbolico, il cosiddetto bastone di comando, difendono pacificamente il territorio dal transito di sostanze illegali e sbarrano la strada ai gruppi armati che proliferano nel Paese. Fra questi, le FARC, responsabili dell’uccisione di circa 260.000 persone in 10 anni.

L’accordo stipulato nel 2016 dall’allora presidente colombiano Juan Manuel Santos e le FARC, che prevedeva la fine dei combattimenti, è infatti servito a poco e il movimento guerrigliero, seppur ufficialmente dissolto, continua a insanguinare la Colombia. Come se non bastasse, il Paese, già profondamente diviso, è vittima di un vero e proprio sfruttamento delle risorse che da anni mette a repentaglio la salvaguardia del territorio. Si espandono rapidamente le monocolture dell’olio di palma, che uccidono la vegetazione, e continua la corsa all’estrattivismo delle risorse minerarie e del petrolio. D’altra parte, anche la campagna contro la droga portata avanti dal governo colombiano, ha effetti devastanti sull’ambiente e sulla salute umana: si consolida sempre di più la pratica della fumigazione aerea con il glifosato per distruggere i raccolti di coca.

È urgente mettere fine alle politiche estrattive del colonialismo e alle rappresaglie, contro le quali gli attivisti si battono da anni, e responsabili tanto dei danni causati all’ambiente, quanto degli assassinii e della violazione dei diritti delle comunità indigene, interconnesse spiritualmente e materialmente con la natura.

Bisogna garantire protezione e sicurezza alle comunità, affinché nessuno debba morire per proteggere la propria casa.

Melissa Sellitto

5 x mille Survival
Attivista per i diritti degli animali e sostenitrice dei diritti umani, sogno da sempre di diventare una reporter. L’amore per la scrittura mi ha spinto a pubblicare nel 2019 il mio primo libro, "Gli anni difficili". Nel tempo libero leggo e scrivo molto, dormo poco e faccio polemica.

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