Mimmo Lucano nuovo Messia?

Siamo miliardi di persone su questo pianeta e gran parte di noi ha sempre atteso il Messia della liberazione. Talvolta abbiamo anche fatto fatica a riconoscerlo, questo Messia, confondendolo col peggiore personaggio storico. Questa è un po’ la storia che vede da una parte Mimmo Lucano e dall’altra Matteo Salvini.

Ecco, guardando la giornata di lunedì a Roma, un plebiscito di giovani universitari – e non solo – ha accolto l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano. Qualcuno ha subito accennato ai comunisti, come se scendere in piazza e difendere il diritto di parola di un democratico fosse caratteristica esclusiva dei comunisti; insomma, ogni circostanza politica è buona per anteporre il comunista al fascista e viceversa. Nasce così il più banale posizionamento, privo di riflessione critica, di consapevolezza. Lunedì, a difendere il diritto di parola minato dalle dichiarazioni di Casapound c’erano dei cittadini, in particolare si è sicuramente evidenziata la partecipazione di giovani studenti dell’Università “La Sapienza”, dove si è tenuto il dibattito a cui ha partecipato e in cui si è reso protagonista Lucano. Le minacce di Casapound hanno sortito l’effetto contrario: un’onda rossa, così si sono definiti, schierata davanti all’università a garanzia di Mimmo Lucano. Non sono invece giorni favorevoli per l’onda nera – basti citare l’esclusione dal Salone del Libro di Torino della casa editrice vicina a Casapound.

Mimmo Lucano non è certamente da considerare il Messia. Né lo è Salvini: la storiografia ci insegna che solo una persona lo è stata. Quelle che noi giornali raccontiamo sono storie, storie di resistenza, di cittadini semplici che lottano per degli ideali più o meno giusti, e la precarietà del giusto nasce senz’altro dal relativismo degli ideali stessi e dalla soggettività di ciascuno. Ma l’esito, l’esito delle scelte orientate da certi valori ci permette di comprendere quali siano i più adeguati e conformi ad una società che realizza la felicità e il benessere collettivo. Credo sia difficile pensare che il diritto all’abitazione debba essere configurato come un diritto esclusivo di qualcuno e non di altri, come il diritto alle risorse essenziali per una minima sopravvivenza: come si può ingaggiare una lotta contro chi è più povero di te? Penso all’elemosiniere del Papa, il quale ha allacciato l’energia elettrica a più di 400 famiglie che erano senza corrente, ed anche in questo caso la politica nazionale ha avuto da ridire in negativo; penso alle minacce di stupro da parte di militanti di Casapound nei confronti di persone che sono state ospitate all’interno di una casa famiglia, per il motivo di essere di etnia rom.

La paura che incombe in questi giorni, ma forse già da qualche anno, è che la politica nazionale stia legittimando partiti politici di ovvia suscettibilità nazionalista: ne derivano forme e atti di odio. Trovo molto “simpatica” l’espressione del ministro Salvini: “No alla censura, Mimmo Lucano deve poter intervenire alla Sapienza, vale anche per il Salone del Libro”. Come si può paragonare la libertà di un democratico come Lucano alla libertà di una casa editrice le cui ideologie hanno rappresentato una delle più grandi piaghe del paese? Il ministro è furbo e compie del falso buonismo, egli ha certamente utilizzato il caso Lucano nello specifico per rafforzare una libertà ed una esistenza che per Costituzione non esiste e non deve esistere. Altro discorso, invece, sono le minacce che ricevono i cittadini contrari alle passerelle di un ministro dell’Interno in continua campagna elettorale. A talune persone non è concesso esternare alcun dissenso.

Ma abbiamo realmente bisogno di un Messia che ci mostri e ci orienti verso la giustizia sociale? Oppure possiamo realmente fare affidamento su una democrazia partecipativa del buonsenso, rappresentata da soggetti preparati spiritualmente e culturalmente, che abbiano delle competenze e sappiano cosa dire, come e quando pronunciarsi, senza cadere in banali sfottò o ripicche adolescenziali? Abbandoniamo il falso buonismo, i corrotti ed i corruttori, l’Italia non ha bisogno di questi esempi, non ha bisogno di attori, di venali e presuntuosi. Lasciamo la politica ai politici, che non è una brutta parola.

Bruna Di Dio

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