Marche violenza sulle donne centri antiviolenza
Riccardo Ten Colombo per Vedo a Colori 2017. Civitanova Marche Fonte: http://stradadicasa.altervista.org/vedo-a-colori-civitanova-marche/

« La violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione » recita la Convenzione d’Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza domestica e nei confronti delle donne.
Si tratta di un fenomeno culturale e multidimensionale, come descritto dal rapporto 2019 dell’Osservatorio Regionale Politiche Sociali delle Marche, che non conosce periodi di tregua – con un aumento del numero di richieste di supporto ai centri antiviolenza (CAV) della rete D.i.Re., distribuiti sul territorio nazionale durante i giorni della quarantena, momenti in cui moltissime donne sono state costrette a condividere lo spazio domestico con la persona maltrattante.

I numeri parlano chiaro: nelle Marche, le richieste d’aiuto all’unico centro antiviolenza D.i.Re. presente in regione sono state 66 in totale (19 delle quali hanno chiesto aiuto per la prima volta) dal 2 marzo al 3 maggio.
In questo stesso periodo, si è notato un aumento a livello nazionale delle donne che si sono rivolte a un CAV D.i.Re. per la prima volta e un leggero calo del numero di donne già seguite. La pandemia, oltre ad aver scatenato una crisi sanitaria ed economica, ha portato a galla in maniera ancor più decisa le contraddizioni della nostra società, in particolare modo quelle legate al genere femminile.
Ci si chiede, dunque, cosa sia stato fatto finora in materia di violenza di genere e quale sia l’incidenza dei centri antiviolenza sui nostri territori durante e dopo la pandemia.

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Fonte: D.i.Re.

Violenza sulle donne: la situazione marchigiana

Durante la legislatura 2015-2020, la Regione Marche ha visto un aumento decisivo dei fondi stanziati per il contrasto alla violenza sulle donne, sia a livello regionale sia a livello statale, con quasi 3 milioni e mezzo di euro totali rispetto alla precedente legislatura nel periodo 2010-2014.
In particolare, negli ultimi cinque anni, le Marche hanno stanziato più di un milione di euro rispetto al quinquennio precedente. Un impegno sicuramente maggiore da parte della Regione in anni più recenti, che ha permesso l’istituzione di una governance regionale per contrastare la violenza, offrendo una gamma di servizi coerenti su tutto il territorio regionale, e la creazione di una rete antiviolenza a cui aderiscono 67 soggetti, fra istituzioni, privato sociale e forze dell’ordine. 

Sempre secondo il report 2019, i casi di donne che si sono rivolte ai CAV nelle Marche sono stati 534 nel 2018, rappresentando un aumento del 30,6% dei casi rispetto al 2017. Le ragioni di questa crescita sono state attribuite agli stessi centri, che hanno segnalato come il lavoro di rete e le varie iniziative organizzate in questi ultimi anni abbiano consentito di far emergere il lato sommerso e taciuto del fenomeno. Appaiono, dunque, essenziali i servizi forniti dai centri antiviolenza, anche a livello formativo e informativo. 

Attualmente la rete regionale antiviolenza consta di 5 CAV, uno per ogni provincia, 10 case rifugio (2 case per l’emergenza e 2 case di secondo livello per l’accompagnamento all’autonomia). Inoltre, è stato attivato per le donne sopravvissute alla violenza un percorso sanitario personalizzato e anonimo, esente da ticket con una codifica d’urgenza uniforme in tutti i Pronto Soccorso della regione. Un altro importante provvedimento ha invece garantito alcuni strumenti atti ad agevolare la conciliazione fra famiglia e lavoro, come l’erogazione di “work-life balance” voucher per gli asili nido e gli incentivi per il ritorno al lavoro dopo la maternità. 

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Fonte: Istat

Centri antiviolenza durante e dopo la pandemia

Nel periodo della quarantena, i centri antiviolenza nella regione Marche hanno continuato a operare, come ci ha confermato l’Assessora regionale per le Pari Opportunità, Manuela Bora:

«Per fronteggiare l’attuale situazione di emergenza sanitaria, tutti i centri hanno continuato a lavorare da remoto assicurando il lavoro di accoglienza mediante i contatti telefonici, sospendendo temporaneamente e fino a nuova disposizione le attività di accoglienza in sede. È altresì assicurato tutto il lavoro di Rete in collaborazione con i soggetti istituzionali e del privato sociale ad essa collegati come le Forze dell’Ordine, i Servizi Sociali, i Consultori, gli Ospedali e le Case rifugi». 

Inoltre, sono previste soluzioni abitative alternative per le donne entrate nel circuito del “codice rosa” risultate positive al tampone per la COVID-19 (dal 3 aprile anche per coloro che non passano dal Pronto Soccorso) ed è stata avviata una campagna informativa per comunicare le attività dei centri antiviolenza e invitare all’utilizzo del numero verde nazionale 1522 o dell’app “Youpol della Polizia di Stato, attraverso il quale è possibile segnalare casi di violenza domestica. Non a caso, nel 2018, nella Regione Marche l’86% delle segnalazioni ai centri è avvenuto telefonicamente, costituendo spesso l’unico “grido di allarme” di molte donne. Oggi la quarantena e la convivenza forzata con il partner violento hanno reso ancor più difficile per molte donne segnalare la violenza. 

A tal proposito, risulta falsa la notizia di un protocollo d’intesa fra farmacisti e centri antiviolenza per attuare la campagna “Mascherina 1552” – la frase in codice che consentirebbe di chiedere aiuto in farmacia, uno dei pochi luoghi in cui è consentito recarsi durante le fasi della quarantena. Un Protocollo d’intesa è stato firmato il 2 aprile fra il Dipartimento per le Pari Opportunità e la Federazione Ordini Farmacisti italiani, Federfarma e Assofarm, avverte un comunicato di D.i.Re, senza includere i centri antiviolenza e creare un collegamento diretto per le donne in condizioni di criticità. 

La presidente della Commissione Regionale per le Pari Opportunità delle Marche Meri Marziali, fra le firmatarie della lettera aperta al Presidente Conte, ha evidenziato: « La necessità di far sapere alle donne che le istituzioni sono vicine anche in tempo di isolamento […] Una sorta di messaggio per riattivare la fiducia nei confronti delle istituzioni». Difatti, la questione della violenza sulle donne non è stata contemplata nei DPCM emanati dall’inizio dell’emergenza e solo successivamente è stata sollevata la problematica attraverso il lavoro delle associazione e delle donne impegnate su questo fronte, come Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio. 

Per ora, la richiesta avanzata dalla rete D.i.Re – per lo stanziamento di un fondo straordinario che consenta ai centri antiviolenza di fronteggiare l’emergenza COVID-19 – ha trovato riscontro nel Decreto Cura Italia, che include al suo interno risorse aggiuntive pari a 5,5 milioni di euro destinate al bando attivato dal Dipartimento per le Pari Opportunità. Questi si aggiungono ai finanziamenti del Piano antiviolenza del 2019 sbloccati il 2 aprile, che sono però risorse ordinarie originalmente destinate alle “attività collaterali” quali formazione e inserimento lavorativo delle donne sopravvissute alla violenza, ora dirottati sull’emergenza Covid. Per questo è “indispensabile e non più rinviabile” la revisione dei criteri minimi per qualificarsi come CAV e case rifugio previsti dall’Intesa Stato-Regioni del 2014.

Per quanto riguarda la Regione Marche, l’assessora Bora assicura la distribuzione dei fondi per dare continuità all’operato dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Si contempla, inoltre, l’utilizzo di tale fondo per azioni specifiche volte ad affrontare l’emergenza sanitaria, come l’adozione di misure igienico-sanitarie nelle case rifugio e l’individuazione di nuove soluzione abitative, anche per i maltrattanti sottoposti a misure cautelari di allentamento d’urgenza dalla casa familiare.  

Senza un fondo ad hoc sarà difficile per l’Italia seguire le raccomandazioni contenute nel Rapporto del GREVIO, Gruppo di esperte sulla violenza del Consiglio d’Europa, che sollecita finanziamenti continui, stabili e prevedibili per i centri antiviolenza in linea con i criteri della Convenzione di Istanbul. In piena emergenza, l’utilizzo di risorse ordinarie significa depotenziare l’attività di accoglienza e supporto realizzata dai centri, segnala la presidente di D.i.Re Antonella Veltri.  

Anche l’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità, si dice profondamente turbata dalle segnalazioni di molti paesi che denunciano un aumento fino al 60% delle chiamate d’emergenza per violenza domestica, invitando le autorità locali e i governi a fornire le risorse necessarie.
Oggi più che mai si chiede a gran voce il riconoscimento di un fenomeno trasversale troppo spesso taciuto che mina profondamente la salute psicofisica e la possibilità di emanciparsi delle donne.

Rebecca Graziosi 

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